Il matrimonio resta valido se uno dei coniugi cambia sesso

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
24 aprile 2015

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È successo a Bologna. Lui, o meglio, Lei è nata uomo nel 1971, con il nome di Alessandro Bernaroli. Sposatosi nel 2005 con una donna (dunque una normale coppia eterosessuale), negli anni si era reso maggiormente consapevole della sua sessualità, decidendo così, in accordo con la moglie, di cambiare sesso.

Accertata la notizia, il Viminale aveva dichiarato di voler cessare questo matrimonio a causa del cambiamento di sesso post matrimonio. Ma la coppia non ci è stata, iniziando una dura lotta legale per contrastare, così, questo “divorzio forzato”.

Alessandra Bernaroli (è questo ora il suo nome) aveva ottenuto il cambio di sesso definitivo e legale nel 2009. Subito dopo, l’Ufficio Anagrafe aveva annullato il loro matrimonio senza dare alcun avviso. Alessandra aveva scoperto la notizia solo al momento di ricevere i nuovi documenti, leggendo sulla carta d’identità la dicitura «stato civile non documentato». In Italia l’annullamento delle nozze non può essere convalidato se non tramite la sentenza di un giudice (e non per decisione di un ufficiale dell’anagrafe) e su richiesta di almeno uno dei due coniugi. Ricorsi al giudice di primo grado, questo aveva accolto la richiesta della coppia dando loro ragione. Tuttavia, in secondo grado, i giudici di Bologna avevano reputato corretto il modus operandi dell’Ufficio Anagrafe.

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Martedì è arrivata la sentenza della Corte di Cassazione, la quale dichiara che le nozze tra Alessandra ed Alessandra (così si chiama la moglie) non potranno essere cancellate finché il Parlamento non avrà riconosciuto le unioni gay. Secondo la corte non può essere «costituzionalmente tollerato» che una coppia passi da una condizione di diritti e doveri a una di assoluta mancanza di tutela giuridica. Dunque, concludono i supremi giudici: «risulta necessario accogliere il ricorso e conservare alle parti ricorrenti il riconoscimento dei diritti e doveri conseguenti al vincolo matrimoniale legittimamente contratto fino a quando il legislatore non consenta ad esse di mantenere in vita il rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata che ne tuteli adeguatamente diritti ed obblighi».

Appresa la notizia la Sig.ra Bernaroli aveva affermato: “Questa sentenza è molto importante perché di fronte alla politica che in questo Paese spesso non decide, sceglie solo di rimandare, dimostra invece il coraggio dei giudici di affermare la dignità e i diritti di tutte le persone. Mi ha fatto piacere che la notizia sia arrivata proprio il 21 aprile, una data molto importante qua a Bologna: la ricorrenza della ‘liberazione’.”

Dunque una sentenza storica, che potrebbe cambiare le sorti delle unioni civili in Italia. Questo avvenimento potrebbe essere preso come spunto per prendere in considerazione, come ha sottolineato Martedì la Cassazione, anche da parte del Legislatore per dare un riconoscimento definitivo alle coppie di qualsiasi genere esse siano.