Cinema

Il metodo pericoloso di Cronenberg

staff
30 settembre 2011


In una Zurigo del 1904, Sabina Spielrein (Keira Knightley), giovane ebrea russa, è in cura dal brillante psichiatra Carl Jung (Michael Fassbender) per una grave forma di isteria causata da anni di umiliazioni e violenze familiari. La ragazza migliora sensibilmente, soprattutto grazie alle nuove teorie di Freud (Viggo Mortensen) con il quale Jung ha una corrispondenza epistolare; ma tra i due giovani il rapporto non sarà solo professionale, intrecciandosi ben presto in una pericolosa trama amorosa. Questo triangolo tra i protagonisti sfocerà in situazioni e reazioni imprevedibili ed anche distruttive.
In “A Dangerous Method” il regista David Cronenberg ritrae elegantemente una sorta di lotta tra mente e corpo, una commistione di stimoli, dipendenze e nevrosi; vuole descrivere i legami archetipici tra mentore e allievo, tra medico e paziente, tra marito e moglie, fissando in un certo senso quegli elementi che compongono un naturale funzionamento della società. Siamo chiaramente nella fase ultima del regista canadese, e cioè l’esplorazione dei labirinti e dei nascondigli della mente, attraverso il sesso, l’erotismo, il desiderio, il masochismo e l’autodistruzione, la morte. Una sceneggiatura complessa insomma, che Christopher Hampton rielabora basandosi sulla sua commedia “The Talking Cure”, che è a sua volta tratta dal romanzo “Un metodo molto pericoloso” di John Kerr; una storia su persone che hanno trascorso la loro esistenza per imprigionare i loro desideri con le mura della ragione e della scienza, e il film di Cronenberg nel trasmettere questo difficile messaggio punta moltissimo su un cast da sogno, da Mortenson alla Knightley (anche se all’inizio del film il suo personaggio sembra un po’ troppo caricato) e soprattutto Fassbender, che si dimostra “miglior giocatore in campo” nella sua performance: il giovane psichiatra comunica una profonda tristezza che deriva dalla sua lotta quasi costante di rimanere professionale e rispettabile mentre la sua voce interiore gli dice di agire e di abbandonarsi ai suoi sentimenti lussuriosi per Sabina. E’ un peccato però che gli avvenimenti intorno a questo personaggio possa risultare dal tono un po’ asettico e ingessato in uno schema compositivo che non riesce sempre a lasciare lo spazio dovuto alle complesse sfaccettature dei personaggi e alle loro vicissitudini.
In definitiva “A Dangerous Method” si presenta una pellicola sotto certi aspetti imperfetta ma comunque intrigante e provocante, in uscita nei nostri cinema italiani oggi 30 settembre, distribuita da BiM.

 

Giorgio Raulli


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