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Cinema

Il migliore amico di Frankenstein

Giorgio Raulli
11 gennaio 2013

Ancora una volta il regista Tim Burton sceglie l’animazione in stop-motion per raccontare al suo affezionato pubblico una storia affascinante, nata dalla sua grande esperienza registica e dalle sue visionarie idee fanciullesche sempre tinte di lugubre humor. In “Frankenweenie”, il protagonista è Victor: dopo che il suo inseparabile cagnolino Sparky è stato investito da una macchina, il giovane  sfrutta il potere della scienza per riportare in vita il suo amico, ma il nuovo Sparky ha fattezze mostruose ed il ragazzo sarà costretto a nasconderlo in casa per non destare sospetti. Quando tuttavia il cane riuscirà a fuggire, Victor dovrà convincere tutti gli altri che non si tratta di un mostro, ma del vecchio amico di sempre.

Tim Burton ha voluto recuperare uno dei suoi primi cortometraggi, realizzato nel 1984 come parodia dei film tratti dal romanzo di Mary Shelley e della letteratura gotica; “Frankenweenie” però gli costò il posto di lavoro alla Disney, che lo accusava di aver sprecato risorse in un prodotto inadeguato al pubblico infantile. Tuttavia dopo gli enormi successi di Tim Burton (come “Beetlejuice” e “Batman”) il cortometraggio fu rivalutato e rilanciato nel 1993 con “Nightmare Before Christmas”.

Se la scelta di riprendere un progetto già realizzato in passato può sembrare un segnale di una crisi di idee, il regista ci dimostra che il suo talento innovativo è ancora vibrante; la sua immancabile passione per il cinema dell’orrore degli anni venti e trenta e per quel genere gotico/fantascientifico che Burton stesso ha contribuito a far nascere costituiscono sempre la miscela giusta per un film godibile.
Con la strana accoppiata di bianco e nero e 3D, “Frankenweenie” vuole anche omaggiare con ironia la cultura horror hollywoodiana (si va da Vincent Price alla sposa di Frankenstein Elsa Lanchester), avvalendosi di noti nomi, come Winona Ryder e Catherine O’Hara nel doppiaggio (mancano clamorosamente Johnny Depp ed Helena Bonham Carter), e Danny Elfman che con le sue composizioni musicali sa sempre conferire le giuste punte di delicatezza e di ritmica funerea.
Il film è stato accolto nelle sale americane nell’ottobre 2012, e sarà proiettato in quelle italiane dal 17 gennaio 2013.

Giorgio Raulli


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