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Il monogram Louis Vuitton reinterpretato da 6 “designs iconoclasts”

Giovanna Lovison
7 ottobre 2014

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Simbolo indiscusso della maison francese, fondata da Monsieur Louis Vuitton nel 1884 al 4, Rue des Capucines di Paris, è certamente il suo caratteristico monogram. Creato qualche anno dopo, nel 1896 da Georges Vuitton, figlio di Louis, per rendere omaggio al padre da poco scomparso, è presto diventato un’icona senza tempo nel mondo della moda. È stato Gaston-Louis Vuitton, figlio di Georges, che nel 1965 ha raccontato come il padre avesse creato il celebre motivo Monogram Canvas: «First of all, the initials of the company – LV – are interlaced in such a way as to remain perfectly legible. Then a diamond. To give a specific character to the shape, he made the sides concave with a four-petal flower in the centre. Then the extension of this flower in a positive image. Finally, a circle containing a flower with four rounded petals ».

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Per celebrare il 160esimo anniversario della maison, Delphine Arnault, vice presidente esecutivo di Louis Vuitton e figlia di Bernard, proprietario dell’intero gruppo LVMH ed il direttore artistico della collezione donna Nicolas Ghesquière hanno dato vita al progetto.

Il concetto che sta dietro alla “Celebrating Monogram Collection 2014” è molto semplice: si tratta di far emergere diverse personalità, stili e sfaccettature del celebre monogram.

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Sei sono stati i designer, chiamati “iconoclasts” per essersi guadagnati il titolo di leggende nel mondo del design, ad aver avuto il compito reinterpretare secondo il loro punto di vista il monogram: Karl Lagerfeld, Frank Gehry, Cindy Sherman, Mark Newson, Christian Louboutin e Rei Kawakubo. Non si tratta solamente di stilisti ma anche di architetti, artisti e produttori di design, proprio con l’obiettivo di ottenere rivisitazioni del logo da ogni punto di vista.

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Karl Lagerfeld, attualmente direttore creativo di Chanel e Fendi, ha pensato ad una donna forte e combattiva ed ha creato un sacco da boxe e un apposito baule per il suo trasporto. Certamente, con un equipaggiamento così, la palestra la faremmo tutte ben più volentieri.

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L’architetto Frank Gehry, che è stato incaricato anche di progettare e costruire la Fondation Louis Vuitton che si inaugurerà ufficialmente il 27 ottobre, ha creato una borsa a scatola, rigida e costruita, ispirandosi alle linee del corpo femminile.

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La fotografa ed artista contemporanea Cindy Sherman ha creato quello che potremmo definire come il sogno di ogni fashionista. Si tratta di baule con un vanity table portatile completo di specchio, luci, sgabello e cassetti di ogni misura e dimensione per riporre gioielli, cosmetici e tutto l’occorrente per prepararsi la mattina o per gli eventi più in.

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Praticità e funzionalità sono state le linee guida che hanno ispirato Mark Newson nella realizzazione del suo zaino arancio frizzante. L’ispirazione è venuta dalla frequenza con cui lo stilista è solito fare i bagagli e dal voler creare per Louis Vuitton qualcosa che lui stesso avrebbe voluto usare nella vita di tutti i giorni.

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Anche il Dio delle scarpe, Christian Louboutin, ha pensato alla praticità ed ha creato un carrellino da città che tutte desidererebbero sfoggiare al supermercato. Lo stilista non voleva che le donne dovessero più vergognarsi di uscire di casa per andare al mercato e così ha pensato che in questo modo nessuna si sarebbe più dovuta sentire “una perdente con il sedano che esce dalla borsa”. Si prospetta un oggetto del desiderio soprattutto per le parigine, incallite utilizzatrici del carrellino per gli acquisti. Immancabili i tocchi dello stesso rosso scarlatto che caratterizza le suole delle scarpe di Christian.

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Infine, c’è Rei Kawakubo che ha reinterpretato la classica tote bruciandone alcune parti e rinominandola “Bag With Holes”. Dai fori si intravede la fodera interna della borsa su cui sbuca il nome della maison.

La collezione sarà resa disponibile a metà ottobre solo in alcuni store Louis Vuitton selezionati.


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