Lifestyle 2

Il packaging fa il monaco

Claudia Alongi
22 ottobre 2013

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Inglesismi a parte…potremmo chiamarlo “il pacchetto”: l’incubo ad occhi aperti dei riciclatori compulsivi, la calamità indifferenziata dei possessori di alluci verdi, la peste bubbonica del fidanzato eco-insostenibile; ma forse nasconde molto, molto altro. Anche un’anima green.
Giusto qualche giorno fa, si è chiusa a Torino la mostra How to: “Nudi o vestiti?” che ha visto esposti alcuni tra i più esemplificativi packaging di aziende storiche come Ferrero, Costadoro, Lavazza, L’Oreal, Fedrigoni. Una carrellata d’imballaggi in alluminio, plastica o carta, etichette, scatolette, tetra pack, disposti l’uno accanto all’altro con l’intento di mostrare quanto siano adatti a veicolare anche gli aspetti di sostenibilità e con la missione di svelarne le funzioni comunicative.
Sì, perché dietro un imballaggio molto spesso si nasconde metà del successo di un prodotto.
Il packaging è un vero e proprio contenitore di design carico di idee che si materializzano attraverso i colori, le immagini, i font. Insomma, la forma può comunicare e farsi guardare più della sostanza.

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Sono tantissimi i brand che devono la fama al proprio iconico packaging o a mirate strategie di marketing che ne hanno celebrato il “pacchetto”.
Un esempio su tutti, Apple che (tecnologia innovativa a parte) ha la sua marcia in più proprio nell’efficacia della sua estetica chic, minimale e ben studiata. Un packaging strettamente legato a una politica di vendita e di difesa del marchio portata avanti con estrema attenzione da Steve Jobs e che conferisce fascino e identità al prodotto, lasciando fantasticare una precisa tipologia di consumatori sull’esperienza esclusiva che si potrà vivere utilizzandolo.
O ancora Coca Cola, che qualche tempo fa ha coinvolto otto famosi stilisti italiani, per “vestire” le nuove bottiglie e conquistare una fetta di consumatori: Versace, Moschino, Missoni, Marni, Ferretti, Fendi, Etro, Bluemarine.
O pensiamo alla form(ul)a di successo di Pringles con il suo particolarissimo “inscatolamento” brevettato da Fred Bauer: un contenitore di cartone a forma tubolare in cui le patatine sono impilate ordinatamente l’una sull’altra con una pellicola in cima da strappare. Nessuno ha saputo resistergli.
E ancora… Nespresso, Pantone, Perugina, Ferrero, Mc Donald’s, Chanel, Swatch, Gautier, Ladureé, Alessi eccetera eccetera.
Insomma nudi o vestiti, la confezione spesso… contiene il messaggio.

Claudia Alongi


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