Cinema

Il Paese delle Meraviglie secondo Alice

Sarah Elisabetta Scarduzio
8 agosto 2014

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Seconda opera da regista di Alice Rohrwacher dopo il lungometraggio “Corpo Celeste”, “Le Meraviglie” racconta la storia di una famiglia di agricoltori che abita, solitaria, nella campagna umbra, lontana dalla città, dal capitalismo e dalle regole imposte dalla società. Gelsomina è la figlia maggiore e ha tre sorelline più piccole, Marinella, Luna e Caterina. É lei che aiuta tutti i giorni al lavoro il burbero e aggressivo padre, Wolfgang, apicoltore di origine tedesche, mentre la madre Angelica e Cocò, un’amica che vive insieme a loro, si dividono altri compiti: preparano miele, sugo di pomodoro e altri prodotti caserecci. Vivono in modo semplice, in una realtà isolata, senza avere contatti con l’esterno.

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Un giorno, mentre Gelsomina con le sue sorelle e il padre sono in spiaggia a giocare, incontrano la stella della televisione Milly Catena, bella e vestita da fata, intenta a registrare la pubblicità per un concorso. “Il Paese delle Meraviglie” è il titolo del programma e propone allettanti premi alla famiglia vincitrice. Milly Catena affascina Gelsomina non appena la incontra, con la sua voce dolce e i lunghi capelli bianchi. Lei rappresenta il sogno, la possibilità di donare forse i mezzi per avere un futuro diverso da quello cui Wolfgang, con fatica e chiusura mentale, sta destinando le figlie.

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A interrompere il trascorrere ripetitivo delle loro giornate e il forzato instabile equilibrio tra i genitori sarà anche l’arrivo di Martin, un bambino tedesco che per seguire un programma di rieducazione verrà ospitato a casa di Wolfgang e Angelica. Martin non vuole essere toccato, non parla, fischia solamente imitando il canto degli uccelli, però il suo sguardo fa comprendere molto di lui anche se del suo passato non si saprà nulla.

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“Le Meraviglie”, è stato molto amato a Cannes, ha ottenuto il Gran Premio della Giuria, ma non è riuscito a conquistare la critica internazionale che lo ha trovato interessante, ma troppo fragile. Risulta infatti poco strutturato, privo di una trama solida. Scorre lento come se quasi volesse avvicinarsi alla realtà e non volesse essere un film, ma piuttosto un documentario teso a osservare la vita quotidiana di una famiglia di contadini nella campagna del centro Italia negli anni ‘90. Ma le interpretazioni degli attori sono perfette. Alba Rohrwacher che, per la prima volta, lavora accanto alla sorella, è una madre convincente, affettuosa, che cerca di mitigare i lati più duri del marito e la giovane Maria Alexandra Lungu interpreta Gelsomina con grande naturalezza e credibilità.

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Alice Rohrwacher è una bella scoperta. Il suo cinema è autentico, delicato, e va compreso. Aspettiamo di poter ammirare i suoi prossimi lavori.

Sarah Elisabetta Scarduzio


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