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Il piccolo John Travolta delle sale da ballo milanesi

Marisa Gorza
3 novembre 2012

Senza scomodare Freud si sa da sempre che il ballo è una metafora… amorosa, uno strumento per avviare una qualche forma di relazione con l’altro sesso, un corteggiamento mimato, una forma di seduzione più codificata che esplicita. Anche se l’assecondare la musica a “palla” delle discoteche, con scatenamenti  in “assolo”,  può risultare in qualche modo  liberatorio, si sta riscoprendo il ballo di coppia. Più completo, più totalizzante dal momento che implica un contatto corporeo, che ritrova la gratificazione di un abbraccio e la complicità di un sensuale “pas de deux”. Se un uomo e una donna  ballano in team risulta un modo fantastico per scaricare lo stress, allenare la mente e mantenersi in forma ad ogni età. La danza stimola la materia grigia in modo pressoché globale, infatti mette in funzione i centri di coordinamento motorio e il lobo da cui dipendono gli stimoli musicali. Fondamentale è anche la condivisione con altre coppie dello spazio, nonché di vitalità, entusiasmo e adrenalina… il tutto mescolato ad un pizzico di stimolante competitività ed esibizionismo, perché no? Ne’ va dimenticato che è pure un potente antidoto contro il virus della timidezza.
“Chi ama veramente il ballo si impegna ad imparare passi e stile, ben sapendo che una bella performance è piacevole… anche per chi guarda.” – sottolinea Franco Galli, maestro di ballo, conosciuto nelle sale milanesi come Franchino o il Piccolo John Travolta. Di fatto Franchino non si può certo definire alto e prestante, ma ha talento da vendere, doti umane e simpatia contagiosa come la sua passione, più una certa capacità mimica. Sono popolari anche alcuni suoi video di personali coreografie dove rivela qualità espressive a iosa.

Perché la associano all’attore-ballerino americano?
“Ai tempi di ‘La Febbre del Sabato Sera’, quando non avevo ancora vent’anni, ero davvero un suo fan, tanto da imitarlo ed applicarmi nelle gare di Disco-Dance. Tenga presente che la American Disco non è selvaggia e scomposta come la si pratica qui, ne è priva di passi e regole”.

Mi risulta comunque che la sua specializzazione di insegnamento sia il boogie-woogie, di cui è stato pure campione…
“Tale disciplina è la mia passione da sempre. Appena quindicenne ho imparato  i quattro passi di base, solo osservando per circa due orette quelli già bravi. Poi mi sono buttato con l’intento di conquistare una bella ragazzina. La grazia femminile è l’altra mia passione… da sempre…”. Mi strizza l’occhio  sornione.

Quattro passi? In realtà quanti devono essere?
“Il boogie woogie va ballato  su una base di otto passi, alla quale applicare le figure, abbastanza semplici una volta assimilata bene la sequenza di supporto”.

Il boogie rientra nel ballo di coppia?
“Decisamente sì, ci vuole affiatamento, empatia, complicità, fiducia, energia e comune fervore per ballarlo armoniosamente e con divertimento. Anche se non necessariamente a livello di competizione”.

Dove si balla a Milano?
“Si balla nei famosi templi del “liscio”. I  dancing più frequentati in città,  con tanto di orchestra, sono il Madison, l’Arizona, Sala Venezia e Milano In. Altri si trovano in provincia, vedi  il Mediterranée e l’Albert, tanto per citarne un paio.

Cosa si intende per ballo liscio e  perché mai il boogie  viene accomunato ad essi?
“E’ il famoso ballo da sala che comprende più o meno: walzer viennese, walzer lento, mazurca, tango, fox trot…  ho insegnato ognuno di questi con soddisfazione per diversi anni.
Sono tutti balli di coppia, come appunto il nostro boogie woogie. Oltre alle persone negli ‘anta’ stanno appassionando e coinvolgendo molti giovani e giovanissimi. Diciamo che è il trend del momento”.

Ma i giovani non preferiscono le danze latino-americane?
“Sono leggermente in calo rispetto a qualche anno fa. Piace sempre molto la bachata domenicana, lanciata nel mondo nel 2004, mentre sta riavendo successo la beguine, interpretazione nostrana della rumba afro-cubana”.

Per la cronaca ci troviamo proprio al Madison e non mi perdo l’occasione di vedere il nostro in azione. L’ orchestra Tarantino attacca “In the Mood”…
And one, and two, and three… Franchino si anima su gambe molleggiate e sincronizzate, lanciandosi in guizzi e passi improvvisati (ma senza uscire dalla base!). Una narrazione coreografica che trasporta anche la partner, sua ex allieva… “Franchino, fai provare anche a me?” “…a me?” “…e a me no?”  Signore e fanciulle si mettono in coda per provare il brivido di una piroetta con il nostro “Travoltino”. Ma se l’originale John è ormai un old retired  d’oltreoceano, il surrogato sembra sempre un fresco ragazzino.

Marisa Gorza


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