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Cinema

Il Procuratore senza nome di McCarthy e Scott

Giorgio Raulli
17 gennaio 2014

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Lo scrittore e drammaturgo americano Cormac McCarthy ha il talento di riuscire a costruire delle opere letterarie che ben si adattano ai linguaggi del cinema: basti pensare a Non è un paese per vecchi dei Coen, La strada con Viggo Mortensen, o al più recente Child of God per la regia di James Franco, presentato in concorso al Festival di Venezia 2013. L’esperimento con The Counselor – Il procuratore consiste nell’aver ideato direttamente per la sceneggiatura una storia molto complessa e sopra le righe. Un avvocato (Michael Fassbender), il cui nome di battesimo non viene mai rivelato, decide di svoltare definitivamente mettendosi in affari con un criminale eccentrico, Reiner (Javier Bardem); aiutato malamente da Westray (Brad Pitt), sarà costretto a prelevare un carico di cocaina dal valore di 20 milioni di dollari, un’operazione piena d’intoppi che metterà in pericolo lui e la sua amata fidanzata Laura (Penelope Cruz).

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Il regista Ridley Scott ha tradotto le idee di McCarthy in un film difficile che ha generato non poche critiche negative. Di fatti la storia, nel suo scheletro, non è affatto originale: il bell’eroe che coinvolto nel cartello della droga messicano ha a che fare con criminali spietati e donne fatali.

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I complessi dialoghi tra i protagonisti inoltre spezzano un certo ritmo che ci si aspetterebbe da un film del genere. Quello che però salva la pellicola, oltre alla sempre abile costruzione delle immagini ad opera del valido regista, autore di Blade Runner, è il simbolismo e l’intento morale  che permea tutta la storia: attraverso dialoghi e personaggi eccessivi sotto tutti i punti di vista, su tutti la bella Malkina (Cameron Diaz), il protagonista diventa un (ennesimo) Ulisse che a causa della sua presunzione ed arroganza resta vittima del fato, assurgendo a eroe di una tragedia dagli insegnamenti spietati; The Counselor sembra volerci banalmente insegnare l’ineluttabilità del destino e le assurdità dell’esistenza, in un climax di violenza e tensione comunque avvincente.

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Punto forte della pellicola sono le tante Star hollywoodiane che, oltre a richiamare pubblico, sono note per i loro talenti recitativi. Ognuna di loro fa del proprio personaggio un singolare veicolo per i messaggi filosofeggianti dello sceneggiatore.  The Counselor – Il procuratore è un film senza alcun dubbio controverso e provocatorio, ed è altrettanto certo che se una parte di pubblico, probabilmente la minore, si troverà stimolata e a proprio agio di fronte ad una pellicola simile, un’altra resterà infastidita dalle troppe perplessità suscitate.

Giorgio Raulli


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