Letteratura

Il quinto potere, la storia di WikiLeaks e le parole dell’ex braccio destro di Assange

Maria Stella Gariboldi
20 ottobre 2013

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La storia di WikiLeaks e di Julian Assange diventa un film, nelle sale italiane dal 24 ottobre. Si intitola Il quinto potere e porta sullo schermo l’avventura del sito di informazioni più famoso e controverso del mondo, l’organizzazione che con le sue rivelazioni ha infranto segreti di Stato e segreti bancari – documentando anche le crudeltà dell’esercito statunitense in Afghanistan e in Iraq.

E ha già provocato la rabbia di Assange stesso, che dopo aver letto la sceneggiatura l’ha dichiarata faziosa e mendace. Una reazione tutto sommato prevedibile, dal momento che la fonte principale del film è “Inside WikiLeaks”, il racconto dietro le quinte di Daniel Domscheit-Berg, ex braccio destro del leader. Il libro, edito in Italia da Marsilio, riporta la versione dell’hacktivist tedesco, numero due all’interno dell’organizzazione fino alla rottura per divergenze insostenibili con un Assange giudicato poco trasparente e ormai lontano dall’ideale originario, accusato di non proteggere adeguatamente l’anonimato delle fonti e di essersi posto alla cima di un progetto nato wiki, cioè aperto a tutti, ma reso di fatto gerarchico e personale.

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Daniel Domscheit-Berg (a sua volta accusato da Assange e dai suoi sostenitori di collaborare con l’FBI) ha aperto al momento la piattaforma OpenLeaks, e ha affidato le impressioni sull’uscita del film a una postfazione al suo “Inside WikiLeaks”, di cui vi proponiamo un assaggio in esclusiva.

«Naturalmente si tratta di un film d’intrattenimento, non di un documentario, è pur sempre una produzione di Hollywood. Quindi gli spettatori si aspettano fuoco e fiamme, inseguimenti stradali e una storia mozzafiato. Io per primo me l’aspetterei. Pur riconoscendo tutta la buona volontà di raccontare la storia in maniera equilibrata e senza certezze preconfezionate, chi rivede un periodo della propria vita in un film prova una strana sensazione quando omissioni, semplificazioni ed esagerazioni fanno sì che ci si allontani dal piano della realtà.

Trovo invece positivo che nel film si parli di una serie di casi venuti a galla grazie a WikiLeaks e che emerga appieno il significato di quel sito. Ne sono felice, perché continuo a credere nella grandezza dell’idea originaria, un’idea destinata a durare e a diffondersi sempre di più in tutto il mondo.

Il potenziale delle vecchie rivelazioni è ben lungi dall’essere stato indagato a fondo, anche se oggi se ne parla meno. Gli studiosi stanno avviando solo ora i primi progetti di ricerca. Inoltre, per quelle rivelazioni vale lo stesso discorso fatto per le rivelazioni di Edward Snowden e per quelle sui paradisi fiscali: spesso si tratta di accuse che erano già nell’aria, ma finalmente ora ci sono delle prove convincenti. E questo cambia tutto. Lo si è scritto spesso anche a proposito della Primavera Araba: che si trattasse di regimi corrotti e senza scrupoli, le popolazioni arabe lo sapevano già. All’improvviso però è stato possibile provare quelle accuse. Una cosa del genere conferisce alla rabbia latente la sostanza necessaria per diventare una resistenza attiva.

Nel frattempo, ho iniziato anche a impegnarmi politicamente. Insieme a mia moglie, mi sono iscritto al Partito Pirata, un movimento politico ancora giovane ma già diffuso a livello globale, che si occupa principalmente del futuro della società digitale e che, accanto a molte altre questioni critiche, ha sposato la causa della difesa di chi fa “soffiate” riguardo a questioni scottanti e quella della lotta contro un nuovo Stato di polizia e per un controllo più efficace dell’operato del governo. Insomma, io continuo a combattere per la mia causa, sui fronti più diversi.»

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Dalla Postfazione in occasione dell’uscita del film, “Inside WikiLeaks. La mia esperienza al fianco di Julian Assange nel sito più pericoloso del mondo”, di Daniel Domscheit-Berg, Marsilio, traduzione di Fabio Cremonesi, pp. 304.

Maria Stella Gariboldi


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