Cinema

Il Re Leone torna al cinema in 3D

staff
11 novembre 2011


Ebbene sì. Benché non ci sia più molto altro da dire su “Il Re Leone” che non sia già stato detto più volte dal suo rilascio originale nel 1994, ancora una volta fa parlare di sé, con la release nei cinema in una versione “da occhialini”. Non sarebbe il primo film riconvetito dalla Disney: già nel 2006 aveva fatto capolino nel mondo 3D “The Nightmare Before Christmas”, ma l’importanza del re-editing del film di Simba sta nel fatto che è il primo “classico” in due dimensioni a scorrere nei computer per la conversione; “Il Re Leone” aveva segnato già un punto di svolta nell’animazione, tanto da essere considerato il film chiave di quello che è stato definito come “Rinascimento” per la casa di Topolino; una sorta di erede dell’intramontabile “Biancaneve e i sette nani”. Su quattro nomination agli Oscar (di cui ben 3 nella categoria “Miglior Canzone Originale”) si è aggiudicato 2 statuette.
Per tutti coloro che non avessero familiarità con la storia, si tratta delle vicende del leoncino Simba. Suo padre Mufasa (Vittorio Gassman in italiano), re della savana, è oggetto delle gelosie del fratello Scar (Jeremy Irons, doppiato da Tullio Solenghi): inganna il nipote Simba, convincendolo di aver ucciso il padre durante una fuga precipitosa; lasciando così il trono a Scar, Simba scappa via e cresce con la guida e l’amicizia del suricato Timon e del facocero Pumbaa. Quando Simba, ormai adulto, incontra la sua vecchia compagna di giochi Nala, viene a sapere del rovinoso governo di Scar: decide così di tornare a casa per riconquistare il trono. Si tratta di un’avventura drammatica, divertente, e, perché no, anche shakespeariana (“Il Re Leone” non è altro che la disneyana interpretazione dell’Amleto).
Quello che interessa però è come, a distanza di quasi vent’anni, venga riproposto uno dei classici più amati da grandi e piccini, un film che ha segnato la storia dell’animazione digitale. La riconversione in 3D è stata una delle tante ardue scommesse vinte dalla Disney: la profondità di campo aggiunto dalla lavorazione tridimensionale lo rende ancora più bello. Soprattutto nella scena d’apertura la cura dei dettagli e la gestione degli spazi è impeccabile. In qualche modo il 3D è stato in grado di aumentare il prestigio del cartone animato, nonché di rinnovare le emozioni che già avevamo provato. Forse più che dall’apporto tecnologico, la magia è ricreata già semplicemente dall’opportunità di poter rivedere un capolavoro tanto amato sul grande schermo al buio della sala, ed è probabilmente per questo che ci si aspetta un grande incasso, come già è accaduto in America.
Se vi è piaciuto la prima volta, sarete senz’altro felici di tornate in sala di nuovo.

 

Giorgio Raulli


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