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Psicologia

Il rispetto in 5 passi

Barbara Micheletto Spadini
17 aprile 2014

Lucia Giovannini credits foto Stefano Martinelli

Per riceverlo, occorre darlo. Se vuoi che gli altri ti rispettino, devi prima di tutto rispettare te stessa/o e poi donare quel rispetto anche agli altri.
Vi è mai capitato di trovare una persona che vi è passata davanti in fila al supermercato? O qualcuno che vi ha risposto male? Come vi siete sentiti? Lo avete fatto presente o avete subito passivamente la situazione?
Si parla molto spesso di rispetto, ma a volte non ci accorgiamo che siamo noi per primi a non mostrarlo.
Ecco allora come rispettare e farsi rispettare in 5 passi.

1. Lavora sulla tua autostima
L’autostima è la stima che deriva da noi stessi, solo per il fatto che esistiamo.
Non dipende affatto dai nostri comportamenti o dalle nostre azioni (che invece è la nostra auotefficacia, la fiducia in ciò che sappiamo fare). Solo nel momento in cui ci è chiara questa distinzione e iniziamo ad amare noi stessi in quanto figli creature dell’Universo meritevoli di amore, impariamo a rispettarci e a farci rispettare dagli altri. Non siamo nè passivi, nè aggressivi, ma assertivi. Riusciamo a esprimere in modo chiaro ed efficace i nostri bisogni e le nostre emozioni senza prevaricare il nostro interlocutore.

2. Presta attenzione alla comunicazione
Rispettare e farsi rispettare vuol dire anche comunicare in modo efficace. Molte volte, infatti, non ci accorgiamo delle parole che usiamo con gli altri e del dialogo interiore che costruiamo con noi stessi. Quanto spesso usiamo parole di bene-dizione e quante invece di male-dizione? Come scrivo in Tutta un’Altra Vita, il linguaggio ha la magica capacità di alterare la nostra percezione: pensiamo attraverso le parole e queste stesse parole hanno il potere di imprigionarci o renderci liberi, di farci vivere nell’ansia e nella paura costante o di evocare il coraggio e la vitalità. Per questo, cambiando il linguaggio, cambia la nostra vita.
Quando proviamo autostima – e ci rispettiamo – non abbiamo paura di esprimere quello che pensiamo, ci sentiamo liberi. Tracciamo i nostri confini e li comunichiamo agli altri affinchè li rispettino. Qualora l’altra persona oltrepassasse il limite, sta a noi farlo presente con fermezza, senza essere aggressivi. Abbiamo una zona di potere ed è proprio lì che occorre intervenire. Allo stesso modo, però, occorre dare più peso alle parole che diciamo. Quante volte affermiamo una cosa e poco dopo la smentiamo, senza preoccuparci se con le nostre parole abbiamo ferito una persona?
Pensiamoci bene prima di parlare!

3. Lascia andare il giudizio
Autostima e comunicazione sono legate a loro volta al giudizio. Per creare relazioni sane e poter imparare dagli altri è importante lasciare andare il giudizio, verso noi stessi e le altre persone. Che clima vorreste nelle vostre relazioni, a casa e al lavoro? Un clima di critica e giudizio o uno di fiducia e rispetto? In quanto
esseri sociali, abbiamo bisogno di poterci fidare degli altri e di ricevere a nostra volta rispetto e fiducia. Ma in che modo critica e giudizio fanno germogliare il rispetto e la fiducia? A chi piace essere criticato e giudicato? Come spiego in Mi Merito il Meglio, i giudizi sono dei fili invisibili. Possono essere così automatici
che non riusciamo nemmeno a renderci conto di averli e di quanto stiano limitando la nostra visione del mondo e rovinando le nostre relazioni. In quanto esseri umani abbiamo il potere di bene-dire o di male-dire noi stessi e gli altri. Quali parole escono dalla nostra bocca? Sono parole (e pensieri) di stima, di approvazione, di incoraggiamento o di giudizio e di critica (intesi in modo distruttivo e non costruttivo)? Ci avvicinano o ci allontanano dagli altri? Anche in questo caso, è meglio contare fino a 10 prima di parlare.

4. Cambia il collegamento, cambia il significato
A volte capita di prendere sul personale un commento che ci viene rivolto. Quando questo accade, fermatevi e chiedetevi: che significato ho collegato a tutto ciò? E in che modo ho fatto questo collegamento? E, se potete, cambiate il collegamento, il significato che state dando a quelle parole o quel comportamento. Come cambierebbero le cose se il significato non fosse più di pericolo o di offesa o di minaccia? Anche nel caso vi sia stata effettivamente rivolta una critica, come sarebbe pensare semplicemente che quella persona ha dei pensieri negativi su qualcosa che avete fatto o detto?

5. Non fare l’indovino
Come scrivo in Libera la Tua Vita, una delle trappole in cui cadiamo più spesso è quella dell’indovino. Per quanto pensiamo di conoscere l’altro, anche se magari viviamo o lavoriamo insieme da anni, ricordiamoci sempre che pretendere di leggere la sua mente senza prenderci il tempo di verificare con lui/lei se quello che crediamo sia accurato, se sia veramente ciò che sente, pensa e desidera è come arrogarci il diritto di entrare nella sua zona di potere. E, anche se lo facciamo con le migliori intenzioni, è una mancanza di rispetto e fiducia nei suoi confronti.
Le vere soluzioni sono quelle che emergono da dentro la persona stessa. Riduciamo allora le nostre letture della mente a semplici ipotesi e, prima di farle diventare delle certezze, verifichiamole il più possibile.

Esercizio di chiusura per i lettori di Luuk Magazine
Ti è mai successo che dopo una discussione qualcuno ti accusasse di avere usato un tono molto brusco o di avere mancato di rispetto mentre a te non sembrava proprio di avere fatto nulla di tutto ciò?
Ovviamente ognuno ha la propria percezione della realtà ma molto speso quando siamo in balia delle emozioni non ci accorgiamo dei nostri comportamenti né dell’effetto che possono avere sugli altri.
Per diventare più consapevole della tua comunicazione prova a fare questo esercizio.
Durante una telefonata  o una discussione registrati e riascoltati.
Non focalizzarti sulla voce dell’altra persona ma solo sulla tua.
Hai usato parole che potevano in qualche modo mancare di rispetto a te stessa (per esempio “non so fare niente” o “non valgo nulla” o “non ne faccio una giusta”) o agli altri?

A cura di Barbara Micheletto Spadini
Credits foto Stefano Martinelli


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