Advertisement
Letteratura

Il risveglio dal sogno americano, negli scritti inediti di Richard Yates

staff
19 febbraio 2012

Perché il lavoro di Richard Yates venisse riconosciuto con successo non solo di critica, ma anche di pubblico, è dovuto passare un intero decennio dalla sua scomparsa. E anche ora che l’autore statunitense è piuttosto noto, la sua fama è spesso dovuta semplicemente all’aver scritto “Revolutionary Road”, il romanzo da cui Sam Mendes ha tratto un celebre film che vide riuniti Kate Winslet e Leonardo DiCaprio. Del resto della sua produzione poco si parla e poco si conosce.

In Italia, la responsabilità di portare questo grande autore trascurato all’attenzione dei lettori è stata assunta quasi esclusivamente da minimum fax, che dal 2003 pubblica i suoi titoli con regolarità.

L’ultimo capitolo del corpus d’autore è da poco disponibile in libreria: si intitola “Proprietà privata” e raccoglie nove racconti finora inediti o pubblicati in rivista. Duecento pagine che bastano a sintetizzare la migliore produzione di Yates, i suoi temi ricorrenti, la sua attenzione acuta alla provincia; un’occasione per assaporare un autore già conosciuto, oppure l’opportunità di scoprire un piccolo gioiello della narrativa americana.

Basta sfogliare una qualsiasi delle storie per riconoscere l’inconfondibile sapore semplice e vago della grande scrittura statunitense, di cui Yates si dimostra un rappresentante a pieno titolo. Il linguaggio piano e dimesso sembra voler nascondere la propria presenza, lasciando che siano le immagini registrare con precisione fotografica a sorprendere il lettore e a parlargli direttamente. Lo stile di Yates si nutre di una maestria che tace il superfluo e non fa che mostrare, indicare, evocare sensazioni intense ed elementari come l’impatto viscerale di una bambina che singhiozza o la meticolosa e patetica preparazione con cui una moglie trascurata indossa l’abito buono. E a strisciare lungo tutti i racconti, sottofondo taciuto ma continuamente affiorante, è una indefinita e terribile sensazione di benessere insoddisfatto; il dubbio agghiacciante che gli Stati Uniti, vincitori della seconda guerra mondiale, siano in realtà vittima di ben altra sconfitta.

I racconti di Yates non narrano grandi tragedie: coppie in crisi, ma come ce ne sono tante; soldati come mille altri rientrati dal fronte; piccole noie quotidiane. Il dramma, vero e implacabile, dell’America d’oro degli anni ’50 è nascosto in tutte queste minuzie ingombranti, e diventa persino impronunciabile per una nazione che ha fatto dell’avanzamento sociale e delle opportunità concesse a tutti il suo credo: quello che la tormenta sono le illusioni infrante. Le belle speranze della media borghesia si scontrano con la realtà, mettendo uomini e donne di fronte alle loro incapacità e al loro fallimento.

Yates osserva da vicino quelli che ormai sono i brandelli delle grandi aspettative, e la sua narrazione si fa malinconico requiem per il sogno americano.

 

Maria Stella Gariboldi

“Proprietà privata”, di Richard Yates, traduzione di Andreina Lombardi Bom, minimum fax, pp. 191.


Potrebbe interessarti anche