Arte

Il ritorno della primavera a Torino

staff
9 giugno 2012

“Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera.” (Pablo Neruda)

 

La stagione primaverile è ormai prossima alla conclusione, ma è altresì in procinto di fare sorprendentemente ritorno a Torino, grazie alla splendida esposizione di Gianna Tuninetti. Presso la Galleria d’arte “L’Ariete” ha infatti trovato ospitalità l’ultima mostra della “Signora degli acquerelli”, a cui va l’indubbio merito di aver suscitato nuovo interesse per un settore artistico dalla durevole e prestigiosa tradizione: la pittura botanica. Aperta al pubblico sino al 16 Giugno, l’esposizione “L’anima della rosa” intende proporre agli spiriti più fini uno sguardo alternativo sulla realtà a noi circostante: avvalendosi di 70 acquerelli ispirati alla varietà floreale della rosa ed alle poesie di Ilaria Gallinaro e Chicca Morone il progetto si configura come un’operazione culturale volta a conciliare pittura e poesia, Natura e Spirito, mimesi realistica e azione spirituale formatrice.
In una sensibilità metamorfica di impronta goethiana Gianna Tuninetti impiega le proprie innegabili doti tecniche per fornire rappresentazione figurativa al quotidiano miracolo dello sviluppo organico dei fiori.
La primavera diviene così simbolo della carica vitale in virtù di cui il divenire del reale procede senza sosta attraverso l’eterno ritorno dell’identico. La rosa non è dunque semplice simulacro di un afflato romantico ipersoggettivista, ma si manifesta come tramite metaforico della bellezza, intesa come potenza incisiva fondatrice di senso. Il celebre fiore si colloca infatti come espressione simbolica di un eterno presente percepito sempre meno adeguatamente in una modernità rea di aver abdicato all’istante imperituro per affondare nella venerazione storicista di un passato annichilente o per perdersi nelle speranze di un utopismo irrealistico ed insoddisfacente. La rosa, nel suo emergere titanico fra le pieghe delle più disparate tradizioni culturali, si pone come sintesi dell’erotismo afroditico della paganità classica e insieme  del rosarium spirituale della devozione mariana. Un impeto simbolico che suggerisce un possibile ritorno vittorioso della primavera, intesa metaforicamente come età aurea di accordo fra microcosmo e macrocosmo.
La stessa forza che le parole della critica d’arte Jenny Dogliani colgono magistralmente: “Nel silenzioso sgorgare dei suoi petali variopinti si manifesta la geometrica armonia della natura, che ha voluto inoltre imprigionarne la forma nei cristalli della rosa del deserto, rendendola immortale. Una misteriosa alchimia custodita anche nei boccioli di Gianna Tuninetti, disposti sul foglio come piccoli scrigni o come forzieri aperti dalla mano dell’artista, che attraverso maestose fioriture ne rivela l’effimera e impalpabile bellezza, conservandone il mistero nelle ombre fugaci, nelle impercettibili sfumature, nelle foglie e nei petali, che morbidamente si piegano.”

 

Luca Siniscalco


Potrebbe interessarti anche