Arte

Il ritorno di Picasso a Milano

staff
22 settembre 2012

“Concentro i miei sforzi in un’unica direzione, la pittura, e le sacrifico il resto, sacrifico te e tutti, me compreso.” (Pablo Picasso a Francoise Gilot)

Tale scelta radicale, indice di un posizionamento deciso ed organico all’interno del panorama esistenziale, fa supporre per l’artista oriundo di Malaga una profonda consapevolezza del proprio ruolo nella storia della cultura, una vera e propria fede in un richiamo dai tratti cristici, ove la richiesta trascendente “Lasciate tutto e seguitemi” viene traslata dal piano divino a quello estetico. Un’arte, dunque, quella di Pablo Picasso, capace di coinvolgere integralmente l’autore e, di conseguenza, come attraverso un flusso energetico, il pubblico.

La potenza creativa del genio spagnolo trova un’efficace forma espressiva all’interno della mostra milanese “Picasso. Capolavori del Museo Nazionale di Picasso di Parigi”, aperta al pubblico sino al 6 gennaio 2013 presso Palazzo Reale.
La conferenza stampa gremitissima, svoltasi nella splendida Sala delle Otto Colonne durante la giornata di mercoledì 19, conferma il carisma ed il fascino mediatico di uno degli artisti più celebri della modernità.

Picasso è un ospite non nuovo a Milano; la sua arte è infatti approdata nel capoluogo lombardo già due volte, segnando con prepotenza la vita ed il dibattito culturale del Paese. L’assessore Stefano Boeri ha avuto modo di sottolineare la connessione vigente fra le tre esposizioni, tese a creare un cammino finalizzato all’approfondimento dell’opera di Picasso, centrale come forza propulsiva nel 1953, durante la fase di ricostruzione successiva al Secondo Conflitto Mondiale, e nel 2001, dopo lo sgomento internazionale provocato dal crollo delle Torri Gemelle, così capace oggi, in piena crisi economica, di lanciare un messaggio di “fiducia, coraggio e creatività”. Tre valori, questi, chiaramente disvelantisi nelle opere esposte: 250 capolavori tra dipinti, disegni, sculture e fotografie, provenienti dalla collezione unica ed eccezionale del Museo Nazionale di Picasso di Parigi. Il museo d’oltralpe, ricco di ben 5000 creazioni dell’intellettuale spagnolo, è in questo periodo in fase di ristrutturazione ed ha così permesso di organizzare l’evento milanese, al fine di rafforzare la rete di cooperazione culturale fra i diversi enti coinvolti, nonché per diffondere la conoscenza delle realizzazioni dell’autore di Guernica.

Curatrice della mostra e del catalogo edito da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE è il presidente del Musée National Picasso, Anne Baldassari, studiosa appassionata che afferma : “La collezione del Musée Picasso rappresenta il lavoro picassiano in progress, i suoi imprevisti, i suoi balzi in avanti o le sue resipiscenze, i suoi meandri e i suoi ripiegamenti.” Il sobrio allestimento dell’esposizione risulta estremamente fuzionale alla segnalazione di questo legame sottile che congiunge l’opera di Picasso rendendola un tutt’uno intrinsecamente circolare, distante da ogni forma di progressione lineare o di univocità espressiva e stilistica.

Anche chi ama il pittore cubista e conosce la successione dei diversi periodi artistici del genio può uscire arricchito da una esposizione capace di mostrare la fragilità di ogni ricostruzione dogmatica e manualistica degli sviluppi creativi di un vero visionario. Con Paulo Cohelo si può asserire in relazione a Picasso che “Un guerriero non cerca di essere coerente: apprende, piuttosto, a vivere con le sue contraddizioni.”
è questa l’ottica adeguata alla lettura dell’opera un guerriero leale all’Arte tanto proteiforme, intenzionato ad indagare la dimensione più autentica della realtà tramite linguaggi nuovi, tesi a corrispondere agli scenari del presente, ma persino ad anticiparne gli esiti, disintegrando ciò che appare all’analisi empirica per suscitarne l’essenza.
“Io miro alla somiglianza più profonda, più reale del reale, che raggiunge il surreale.” sentenziava Picasso, autore anche della seguente affermazione, secondo cui “Per me un dipinto è l’esito di una distruzione. Faccio un dipinto e poi lo distruggo”. Tale riflessione dai tratti nichilisti è sintomo del dispiegarsi di un’era nuova, ove la disgregazione delle figure, dei linguaggi e dei simboli diviene espressione di un disagio esistenziale e di una differente attitudine filosofica destinata ad un ripiegamento intimista annullatore della comunicazione tradizionalmente vigente fra artista e pubblico. É per questo che Stefano Zecchi, Docente di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano, ha tratteggiato Picasso, nel suo “L’artista armato”, come l’emblema della scaturigine iniziale di quel processo di dissoluzione formale caratteristico dell’arte moderna e dei suoi controversi e deprecabili esiti contemporanei. Un Picasso geniale e dissolutore dunque, ma anche un artista assetato di eternità e di miti, di quei simboli ormai in tramonto da lui ricercati mediante l’elaborazione di nuovi archetipi. Un personaggio comunque indimenticabile, capace di dichiarare: “A 12 anni sapevo già dipingere come Raffaello, ma mi è servita una vita per imparare a dipingere come un bambino.”

Luca Siniscalco


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