Arte

Il Rosso-Trevi di Graziano Cecchini

Marcello Francolini
1 febbraio 2014

G.Cecchini, Azione Rosso-Trevi, Roma 2007

Graziano Cecchini è un irregolarista! La sua metodologia artistica è ludico-ricreativa, ma il processo di attuazione di tale opera avviene in modo ribelle nei confronti della società. Le sue opere contengono un giudizio ontologico su di essa e Cecchini è un maestro nel sintetizzare i concetti in forma visuale.
La Fontana Di Trevi è stata un attacco simbolico al languore nostalgico, più che della tradizione barocca, del romanticismo neorealista alla Fellini e ancor più di una piazza intesa come fenomeno da baraccone per turisti.
L’azione consistette nel lancio di una bomba di colore in una fontana storica per ricostruirne futuristicamente la sostanza.

G.Cecchini, The Rock, Firenze 2010

Iniziamo subito dalla Fontana Rosso-Trevi, recentemente riprodotta a tutta pagina su La Stampa. Tra vandalizzazione ed esaltazione, quel gesto resta sicuramente impresso nell’immaginario collettivo. Adesso riprodotta fotograficamente, quell’azione diventa un’icona, un simbolo di ribellione. In questo modo immagini un ruolo “oltre” per l’arte?
Uno dei compiti più importanti dell’Arte è proprio quello di andare “oltre”! Il che non significa necessariamente “ribellione” nel più stretto significato del termine.
L’Arte valica confini geografici e temporali, va oltre le differenze linguistiche, va oltre i limiti degli stessi artisti.  L’Arte alza l’asticella e stimola l’immaginario.
Si pensi a Michelangelo, alla Cappella Sistina e alle sue meravigliose “incompiute” che andarono così “oltre” da volare direttamente nella contemporaneità delle avanguardie del 1900; si pensi al Futurismo, che è andato molto oltre i canoni delle accademie e auspicava a una continua metamorfosi e trasformazione.
A modo suo il primo graffito della storia dell’uomo era arte, ed era “oltre”.
Fontana di Trevi è andata “oltre” l’idea di “pop”, di “contemporaneo”…è un’opera che sopravvive nonostante sia esistita solo poche ore: è andata oltre il senso comune del tempo rimanendo contemporanea per sempre.

G.Cecchini, dalla serie Ma-Donne, 2012-'13

Ripercorrendo tutto il tuo lavoro, dobbiamo riconoscere l’enorme fenomenologia tipologica delle tue opere: questo ti immette a pieno nella contemporaneità.
Dalla serie delle Ma-Donne
alle modelle dipinte esposte alle Giube Rosse di Firenze, dall’azione dimostrativa di Roma – quando hai tentato di entrare nella Casa del Grande Fratello -, fino all’assessorato al nulla di Salemi, con l’esperienza artecratica di Vittorio Sgarbi.
Ti vedo come un Arsenio Lupin al contrario: Lupin rubava, Cecchini regala. Lupin faceva sparire, Cecchini fa comparire. In entrambi i casi fuorilegge.
Direi che il tuo più che un messaggio è un esempio, d’altronde come dici tu stesso: “I giovani sono figli di questa massa denominata Italia. E di questo sistema. Non hanno tutte le colpe ma non ci si può sempre e solo a lamentare. Nella vita bisogna rimboccarsi le maniche. Come dicono in psicologia: alle volte un sano vaffanculo vale più di una seduta”.
La legge non sempre è giustizia e i fuorilegge a volte sanno essere dalla parte di ciò che è giusto. Spero di essere un buon esempio, se questo è quello che sono, anche se non mi piace considerarmi tale. Preferirei essere come un sasso nella scarpa, qualcosa che disturba il sonno diurno dell’uomo medio, quello sono io: qualcosa di fastidioso ma di cui non riesci a liberarti, qualcosa che finalmente ti sprona all’azione e allo spirito critico.

G.Cecchini, Palline colorate a Piazza di Spagna, Roma 2008

Non è un caso che una tendenza sempre più crescente è affidata all’appropriazione dello spazio urbano.  Il fenomeno di una rinnovata collettività è in atto in ambito sociale. L’occupazione di luoghi pubblici come le Piazze, in Spagna, Tunisia, Grecia, Stati Uniti con un tentativo di ridefinizione dello status sociale, com’è nell’arte dove la città diventa lo spazio d’azione. Vorrei rivederti per strada, di nuovo, per regalarci qualcosa di forte ma concreto. Quando torni?
Oggi si occupa, ci si indigna, si manifesta. Si lancia qualche sasso, si spacca qualche vetrina, e poi? Abbiamo memoria breve, è questo il nostro peggiore difetto: poi torniamo a casa, accendiamo il televisore, pubblichiamo qualche foto sui social network e ci convinciamo di essere protagonisti.
La nostra è ormai una società vecchia, stanca, sfibrata. Per cambiare le cose ci vuole forza e un modo nuovo per farsi sentire.
La street art è nata con uno spirito ben definito, ma quando è arrivata in Italia aveva già perso tutto la forza spontanea che necessitava per sopravvivere.
Se metti il leone in gabbia non puoi più chiamarlo “re della foresta”!
Fontana di Trevi è stata dirompente per l’effetto destabilizzante che ha avuto: come un’onda d’urto che a cerchi concentrici pian piano si allarga, Fontana di Trevi ha toccato luoghi e persone che sembravano lontani.
La verità è un’arma letale e pochi si sentono forti abbastanza per usarla, pochissimi sono in grado di comprenderla.
Cosa serve tornare “sulla strada” se nessuno ha voglia di verità?  E per me senza verità non c’è arte.

Intervista a cura di Marcello Francolini


Potrebbe interessarti anche