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Il mio punto di vista

Il salotto di Gabriella: New York e il Dia con Giaele

staff
7 marzo 2012

Eccoci al secondo appuntamento che vede come ospite del mio speciale “salotto” Giaele: la mia amica appassionata di arte contemporanea, dopo Londra, questa settimana vi stupirà con le meraviglie artistiche della Grande Mela. Un’occasione unica per scoprire un tesoro lontano dagli itinerari di massa,  l’opportunità di esplorare il potere più autentico della creatività di Oltreoceano. Buona lettura!

Gabriella

“Scoprire New York è come afferrare una folle immagine del mistero e della bellezza del Mondo” scriveva Francis Scott Fitzgerald negli anni ’20 del Novecento.
Il ritmo e la vitalità della Grande Mela oggi sono ancora più veloci, vorticosi, sfrenati, ma lo spirito e l’essenza della città sono rimasti immutati nel tempo. La città sembra anzi aver ritrovato vigore e rinnovate energie dopo le dolorose ferite subite. Importanti progetti sono terminati, come ad esempio il nuovo MoMA (Museum of Modern art), l’ampliamento della Morgan Library a cura di Renzo Piano e l’allestimento delle sale dedicate alla collezione d’arte antica del MET. Altri invece sono attualmente in corso ed in parte modificheranno intere aree della città. In poco tempo zone di Manhattan abbandonate ed insicure sono diventate sedi privilegiate delle gallerie d’arte e degli studi di artisti all’avanguardia, come la zona di Chelsea.
Oggi però vorrei parlarvi di alcuni luoghi poco noti ma di grande interesse, delle perle nascoste, come il museo Dia a Beacon.
Collocato sulle rive del fiume Hudson il museo è immerso in un paesaggio bucolico, deliberatamente in contrasto con la nozione convenzionale che tutti i centri culturali debbano situarsi in città. L’edificio si estende su una superficie di circa 30 000 metri quadrati, occupando così lo spazio di uno storico complesso industriale in acciaio, cemento e vetro del 1929. Esso apparteneva all’industria dolciaria Nabisco e oggi viene annoverato tra i luoghi storici del Registro Nazionale. Prende il nome da Louise e Leonard Riggio, la cui straordinaria generosità ha reso possibile la realizzazione del Dia, inaugurato nel maggio 2003 e progettato per mostrare ai visitatori la sua rinomata collezione, che in precedenza era stata aperta al pubblico solo molto raramente.
Fin dalla sua fondazione, nel 1974, il Dia è stato dedicato alla presentazione individuale degli artisti con esposizioni a lungo termine delle loro opere, raccolte a partire dagli anni ’60 dai fondatori Philippa de Menil e Heiner Friderich.
La collezione comprende le opere di alcuni dei più importanti artisti americani ed europei: dalla monumentale “Shadows” realizzata da Andy Warhol nel 1978 alle tre colossali strutture-scultura di Richard Serra dal titolo “Torqued Ellipses”, dalle fluorescenti di Dan Flavin, i “Monumenti a V. Tallin”, alle installazioni di Joseph Beuys, fino alla serie “Innocent Love” realizzata da Agnes Martin nel 1999. A ciascun opera è spesso riservata un’intera sala e gli allestimenti sono talvolta creati in collaborazione con l’autore stesso.
In particolare il Dia si avvale della collaborazione dell’artista americano Robert Irwin e dello studio di architetti OpenOffice per pianificare i cambiamenti sia interni che esterni. Anticipando la creazione del museo, la raccolta è stata significativamente incrementata con opere di artisti come Bernd e Hilla Becher, Louise Bourgeois, Sol Le Witt, Walter de Maria, Donal Judd, Imi Knoebel, Blinky Palermo, Fred Sandbacjk, Cy Twombly e Robert Whitman.
Visitando gli ampi spazi a disposizione, inondati di luce e incorniciati dallo spettacolare scenario del fiume Hudson, non ho potuto fare a meno di ricordare le parole del Presidente del Dia, Leonard Riggio: “Una definizione del Dia è tanto sfuggente quanto categorizzare gli artisti della collezione. Domande come: che cosa è il Dia? Dove è il Dia? Persino, perché il Dia? Rimangono ancora aperte per me” .
Visitatelo e gli darete ragione.
Arrivederci a…Mosca!

Giaele Bosio Compostella