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Cinema

Il segreto di Jim Sheridan: tra realtà e psiche

Michela D'Agata
20 aprile 2017

“Il Segreto” (titolo originale, “The Secret Scripture”) è l’adattamento cinematografico diretto da Jim Sheridan (6 volte candidato all’Oscar) dell’omonimo romanzo scritto da Sebastian Barry.

Vanessa Redgrave, nelle vesti di Rose McNulty, è un’anziana donna rinchiusa da 40 anni in un ospedale psichiatrico irlandese con l’accusa di aver ucciso suo figlio. Il dottor Grene, interpretato da Eric Bana, incarna lo scontato clichè dell’avvenente psicologo che, incuriosito dalla storia di Rose, le chiederà di raccontarla.

Al tempo della guerra civile irlandese la giovane Rose, di religione protestante, è dotata di un fascino magnetico che la rende desiderabile agli occhi di moltissimi uomini, ma è anche oggetto delle ossessive attenzioni di padre Gaunt (Theo James), prete cattolico locale che, non potendola avere per sè, sarà la principale causa delle sue sventure.

Rose troverà l’amore nel pilota Jack McNulty e la loro storia “segreta” sarà talmente idilliaca da non sembrare reale, ma solo il frutto di una mente sognatrice.

Il Dr. Grene troverà incongruenze tra i fatti raccontati e i documenti a lui affidati per l’analisi della paziente: ciò lo porterà ad un’indagine approfondita sul suo passato ed aprirà ad un colpo di scena finale – abbastanza prevedibile ma non necessariamente scontato – che farà scendere qualche lacrima ai più deboli di cuore e che ovviamente non possiamo rivelare.

Nel film appare inoltre, sullo sfondo, un aspetto di forte critica alla Chiesa Cattolica irlandese, bigotta ed opprimente, ben esemplificata nella figura del prete, unico vero antagonista della storia.

Insomma, un po’ psicodramma e un po’ polpettone. Ma a dispetto di quello che può apparire ai più scettici, la pellicola si dimostra tutt’altro che banale e nel complesso godibile. Allo spettatore più attento e più fantasioso rimarrà senz’altro un dubbio riguardo la soluzione del racconto: un’interpretazione alla “Shutter Island” che aleggia sul finale e che conferma la percezione che il confine tra realtà dei fatti e quello che c’è nella mente della donna sia molto labile.

Rose è veramente innocente? E se fosse tutto frutto della sua fantasia? A noi non è dato saperlo.


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