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Il segreto di Rue de Verneul: Serge Gainsbourg

staff
25 maggio 2012

Camminando nel mio quartiere questo weekend mi sono imbattuta in un muro pieno di graffiti dedicati a Serge Gainsbourg. Dopo aver fatto un po’ di ricerca, ho scoperto una storia interessante, che va assolutamente condivisa.
Serge, pittore e compositore, era pazzamente innamorato dell’icona del secolo, le cui iniziali sono B.B.
Il 1967 vede sbocciare il loro amore, anche se Brigitte Bardot è sposata col multimilionario Gunther Sachs. La coppia si incontrava a casa di lei, in Avenue Paul Doumer. Ma lui, d’altro canto, voleva un posto più discreto – aveva già trovato la sua casa dei sogni in Rue de Verneuil: un colpo di fulmine al primo sguardo; Gainsbourg la chiamava “il mio hotel particulière”, anche se dietro i muri vi erano delle vecchie scuderie. L’appartamento fu trasformato in un duplex. In questo periodo, il compositore creò canzoni per la sua musa, fino alla famose “Je T’Aime Moi Non Plus”: decadente, sensuale, carica di connotazioni sessuali, fece scandalo durante il suo unico passaggio alla radio. Gunther sgridò ferocemente la moglie e B.B. fu così costretta a lasciare Serge e a vietare l’uscita del disco.
Lui mantenne la sua parola fino al 1969, quando Jane Birkin, preso il posto di Brigitte, fece tornare in vita le meravigliose note della melodia, che però venne pubblicata molto più tardi, nel 1986.
Che fine fece la splendida casa dei sogni di Serge? Dopo la rottura, l’artista decise di non viverci più – e come dargli torto? – preferendo un hotel, una stanza riempita di foto, disegni e cartoline di B.B., per ricordare e meditare, vivendo ancora del suo antico amore.
Tuttavia, quando la relazione tra Serge e Jane cominciò a farsi seria, fu proprio lui a proporle di spostarsi di nuovo in Rue de Verneuil. La coppia vi trascorrerà dodici intensissimi anni – periodo nel quale nascerà Charlotte – fino alla separazione. Di colpo Serge si ritrova da solo nel grande appartamento: tutto è decorato perfettamente, ogni oggetto ha il proprio posto e la magica atmosfera del luogo lo ispira talmente tanto che decide di trasformarlo in un museo di se stesso, abbandonato definitivamente solo nel 1991.
Alcuni anni dopo Charlotte Gainsbourg volle aprire un museo nella casa di suo padre: cominciò col regolare i problemi burocratici sull’eredità artistica e materiale di Serge – che oltre a Charlotte e Lulu, aveva altri due figli dal primo matrimonio -, riuscendo così a riacquistare tutti i diritti delle canzoni; in seguito cercò l’appoggio dei vari ministri della cultura e nel 2001 il municipio di Parigi cominciò a considerare la proposta seriamente.
Ma purtroppo nessuno dei piani venne sviluppato. Oggi, dietro a finestre chiuse, tutto è ancora al proprio posto: mobili, creazioni, ricordi. L’idea del museo è stata completamente abbandonata. E a noi non resta altro che poter ammirare la facciata di questo palazzo così ricco di memoria e di vite ormai passate.

Ilaria Maria Sofia Gilardini


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