Arte

Il Simbolismo a Palazzo Reale, tra sogno e realtà

Elisa Monetti
30 gennaio 2016

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“Credo solo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento”. Già in queste parole di Moreau riusciamo a vedere le atmosfere oniriche di mito e magia che hanno fatto del simbolismo una delle pagine più d’incanto della storia dell’arte.

Il Simbolismo. Dalla Belle Epoque alla Grande Guerra titola la grande mostra di Palazzo Reale a Milano che inaugurerà il 3 febbraio 2016 e resterà visitabile fino al 5 giugno.

Il progetto meneghino di portare in rassegna le correnti artistiche di XIX e XX secolo iniziato lo scorso dicembre con Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau, apre un nuovo capitolo con questa mostra che ci racconta il simbolismo da una prospettiva tutta europea.

Un movimento che nasce sul tramonto del 1800 per farsi voce, in pittura prima che altrove, dell’irrequietezza degli animi in un’Europa di cambiamenti politici e sociali. La scelta è quella di parlare attraverso simboli, gli unici mezzi in grado di rivestire un’idea di forma sensibile, secondo le parole di Huysmans.

Da questi presupposti le opere che ne scaturiscono vivono tutte a metà tra sogno e realtà, tra vero e verosimile: è compito di chi osserva intuire la verità celata dietro a immagini dall’estetica esuberante e spesso invadente.

Ritratto di Adele Blochbauer, 1907, Gustav Klimt

Ritratto di Adele Blochbauer, 1907, Gustav Klimt

La mostra, come quella di Mucha, sarà organizzata in 18 sezioni tematiche che daranno spazio agli artisti di tutta Europa dalle atmosfere più cupe e sognanti del nord a quelle più legate a mito e natura del sud. Grandi nomi internazionali come Klimt, Moreau, Odillon Redon e Von Stuck si accompagneranno agli italiani Segantini, Previati e Sartorio.

I 150 capolavori in mostra sono stati frutto di un’accuratissima selezione tra le opere di musei e collezioni in tutta Europa realizzata da Michel Draguet e Fernando Mazzocca, finanziati e promossi da comune di Milano, 24 Ore Cultura –Gruppo 24 Ore in collaborazione con Arthemisia Group.

L’obiettivo della mostra è quello di mostrare come questa corrente non sia rimasta silente nel mondo dell’arte italiana ma l’abbia influenzato a 360 gradi arti figurative, architettura, letteratura e musica.

Dice Mazzocca: “Il Movimento ha contribuito a rinnovare profondamente la cultura nazionale, facendola entrare nella modernità e anticipando il futurismo”.

The Sacred Elephant (Péri), 1882, Gustave Moreau

The Sacred Elephant (Péri), 1882, Gustave Moreau

Svelare i simboli e la realtà che sta loro dietro ha sempre rappresentato la più grossa difficoltà di una corrente che per questo è spesso stata detta elitaria; considerazione legittima che però deve tener presente il fatto che nessuno, pur non riuscendo a comprendere appieno i messaggi racchiusi nei quadri simbolisti, potrà ignorare la presenza di una realtà, seppure ineffabile, che va oltre il visivo, né potrà restare immune al fascino di un’estetica tanto evocativa.

Disponiamoci ad un tipo di ascolto nuovo: l’ascolto con gli occhi.

 

Il Simbolismo. Dalla Belle Epoque alla Grande Guerra
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano
3 febbraio 2016 / 5 giugno 2016
Orari: lunedì 14:30 – 19:30; martedì / mercoledì / venerdì/ domenica 9:30 – 19:30; giovedì / sabato 9:30 – 22:30


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