Cinema

Il successo di 2 Soliti Idioti

Giorgio Raulli
28 dicembre 2012

Quest’anno il tradizionale cinepanettone a cui siamo abituati (o di cui siamo stufi) è venuto a mancare: nella crisi omnicitata, Boldi ha preferito un “telepanettone” e De Sica ha costruito una commedia degli equivoci all’italiana senza il classico cast corale; a raccogliere la sfida tentano Mandelli e Biggio con il sequel del loro film di successo “I soliti idioti”.
Il triviale ed estroverso Ruggero De Ceglie (Francesco Mandelli), che si è sempre vantato di non aver mai pagato le tasse, ora è costretto dalla crisi a provarle tutte, persino a chiedere aiuto al figlio Gianluca (Fabrizio Biggio), ma anche al padre dell’odiata nuora Fabiana, un uomo rigoroso e austero (Teo Teocoli). Tra mille peripezie e scappatoie “father & son” saranno affiancati da collaudati personaggi nati su MTV, come i ragazzi truzzi milanesi Patrick e Alexio o i bambini di “Mamma esco”, come anche i due preti del marketing ecclesiastico; ce ne sono tuttavia anche diversi, tra cui gli spietati malviventi russi Serghey e Ivanov e i pirati della strada, che sono nati appositamente per il grande schermo.

Nel periodo di riprese sono stati tanti i momenti di condivisione con i fan tramite i social network, a dimostrazione che il pubblico privilegiato per un prodotto simile è quello più giovane. In questo film restano le gag caustiche e irriverenti, e anche un po’ volgari, ma in una trama più strutturata rispetto al grande successo cinematografico dell’anno scorso. O li ami o li odi, non ci sono vie di mezzo. I personaggi creati da Mandelli e da Biggio per la Music Television hanno avuto il merito di voler esorcizzare in maniera ironica tutti i difetti di un’Italia negativa e certamente migliorabile, cercando così di suggerire una riflessione su ciò che andrebbe cambiato nel nostro tessuto sociale.

Le parolacce e gli atteggiamenti pessimi di Ruggero rispecchiano una certa modalità di stare al mondo in cui ci si può (si spera soltanto in minima parte) riconoscere e pertanto vi è la possibilità che inducano a una possibile catarsi. A taluni giovanissimi che tuttavia potrebbero emulare questi stereotipi negativi va chiaramente il classico cartello che invita il pubblico a non imitarli assolutamente, della serie “Don’t try this at home”.

Giorgio Raulli


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