Cinema

Il Thriller brianzolo di Paolo Virzì

Giorgio Raulli
10 gennaio 2014

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Ispirato a un romanzo di Stephen Amidon, Il capitale umano di Paolo Virzì trasporta un thriller ambientato nella provincia americana all’interno della nostra Lombardia, i cui luoghi affascinanti hanno colpito il regista per la loro atmosfera.

Una notte, in un paesetto brianzolo, un cameriere che pedala verso casa viene investito da un pirata della strada. Alcuni indizi indicano come colpevoli il giovane Massimiliano (Guglielmo Pinelli) e a Serena (Matilde Gioli), figli rispettivamente del ricco finanziere Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni) e di Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), ambizioso titolare di un’agenzia immobiliare prossima al fallimento. Due famiglie unite da legami ben più profondi di quel tragico incidente.

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Dopo i successi degli ultimi anni, come Tutta la vita davanti, La prima cosa bella e Tutti i santi giorni, Virzì sposta i riflettori del suo cinema su delle tematiche più cupe e ciniche, costruendo un film dai toni piuttosto americani e che racconta un’Italia edificata sul capitalismo da uomini aridi. Anche questa volta il regista si concentra su temi come la quotidianità, l’amore, il lavoro, la famiglia, ma senza la consueta vena umoristica – che pure spesso si accompagnava alla drammaticità di certi racconti. Manca questa volta la speranza del lieto fine, e al pubblico è lasciato il compito di giudicare una rosa di personaggi negativi, cinici ed egoisti. Due padri, l’uno magnate senza scrupoli, l’altro disposto a usare la figlia per farsi strada nel mondo dei ricchi; due donne, le rispettive mogli, una vanesia e accecata dai luccichii di una vita dorata (Valeria Bruni Tedeschi), l’altra (Valeria Golino) totalmente assorbita dalla maternità e dal lavoro. Restano i giovani, che, soffocati dalla loro realtà, sono anch’essi su una strada pericolosa.
Figure rese alla perfezione dagli attori: se Il capitale umano è un buon film, infatti, lo si deve anche a loro, capaci di conferire la giusta complessità e credibilità a dei protagonisti che facilmente avrebbero potuto essere banalizzati in cliché da telenovela.

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Non sono mancate le polemiche ad accompagnare la pellicola, in special modo fra chi ha percepito il proprio mondo stereotipato ed ingiustamente mal dipinto. Quello che però deve essere chiaro è che la Brianza, con le sue campagne e i suoi paesetti, offriva il perfetto esempio dello scenario provinciale in cui avvengono certe dinamiche sociali, dove ipocrisie e ambizioni avallano le logiche spietate del denaro, e dove spesso si rifugiano quei ricchi che non sono tali per merito ed onestà, ma unicamente in quanto membri di una parte malata e criminosa del sistema economico.

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In effetti ne Il capitale umano l’hinterland milanese è fotografato un po’ quasi fosse sinonimo di una realtà disprezzabile, fatta solo di sfarzosi centri commerciali, villette di calciatori e imprenditori ignoranti e pieni di sé (i cosiddetti “cummenda”); ma bisogna tenere presente che la pellicola denuncia, tutt’altro che velatamente, un malcostume che chiama in causa l’Italia intera. Il triste quadro costruito nel film non resta circoscritto in una sola area, ma è estendibile all’Italia contemporanea; un Paese che fortunatamente, dalla Sicilia al Veneto, è ancora costellato di onestà, nonostante sembri sempre il contrario.

Il capitale umano, un interessante cambio di rotta nel modo di fare “film all’italiana”, è nelle sale dal 9 gennaio.

Giorgio Raulli

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