Letteratura

Il topo che non c’era

Marina Petruzio
1 novembre 2015

xx

Di Giovanna Zoboli e Lisa D’Andrea, Il topo che non c’era è l’ultimo topo nato in casa dei Topipittori.
Attenzione ad aprire questo libro perché non è proprio un libro ma… un pensiero.
Il pensiero, a volte nitido a volte ovattato, di quell’ovatta bianca che quando hai nella testa dà una strana sensazione, come quando in aereo entri nelle nubi. Il pensiero di un gatto ossessionato dai topi, perché – diciamolo – se non li pensa lui chi lo farà mai?
Questo quindi è un pensiero pieno di topi. Topi che fanno un sacco di cose, incluso quello di fare code interminabili per comperarsi, nei giorni di pioggia, quando fuori c’è già rumore di pioggia, i famosissimi stivali gialli anti pioggia del Dott. Knapp…che sinceramente vorrei un po’ anch’io!
I topi sono molti, a volte anche ottantotto e con la giacca a quadretti, ma se il gatto prende uno spavento, per esempio per un rumore improvviso quale può essere quello di una sopraelevata alla sera in una grande città, tra clacson impazziti e stridii di freni, il pensiero raddoppia i topi, e allora diventano C e n t o Q u a r a n t a Q u a t t r o…è perché l’autobus rosso non ci stava tutto neppure nella doppia pagina-pensiero, perché altrimenti contandoli avremmo scoperto che erano proprio quel numero lì, non uno di più e neppure uno di meno, come gli ottantotto del pensiero precedente con le giacchette a quadri che cantano Singing’ in The rain, senza stivaletti gialli però, sono 88…contati! E mica riprodotti a computer copia incolla! No, chi si sta toccando un occhio col palmo, chi se lo sta coprendo col dorso della zampetta anteriore. Chi si porta la mano sul muso, chi due, chi chiude gli occhi, ma anche quell’altro lo fa! E ti sembra di aver colto il fallo, invece no, capino voltato a destra e non a sinistra come il compare e poi il muso…no, non è uguale. Insomma, qui dentro, in questo pensiero, ci sono ben più topi che in tutta la Topipittori.

Topo-1
E c’è un gatto. Un bel tigratto a righe grigio chiaro e scuro. Come se fosse infilato in una tuta di morbido cashmere, aderente, perfetta, dalla quale spuntano solo le zampe bianche, la mascherina del muso e due occhi gatteschi di quando ti guardano fisso, rotondi…ma si vede però che ha quella nuvola nella testa, quell’espressione di chi c’è ma non è qui, perché la sua testa tra le nuvole ha ben altro in mente.
Topi con cappelli, i cui musetti o le cui code spuntano in un angolo della pagina, a curiosare da lassù in tutto quel bianco, facendo finta di andarsene di sottecchi già un po’ ingoiati dal limite estremo della pagina, con una sola zampa ad invadere quel bianco pensiero, la pagina, un pezzo di muso, un orecchio…
La magnifica ossessione del micione a righe è un topo che appunto, non c’è…
Mai capitato di avere in mente qualcosa che però fa fatica a concretizzarsi in un’immagine dai contorni precisi?

Si sa quel che si vuole, ma anche se lo si pensa intensamente non è mai compiuto, ne manca sempre un pezzo, non si riesce a focalizzare bene, eppure…sembra chiaro a noi ma poi…poi è che, sino a che la nuvola non si dissipa, non si riesce a vedere bene. È tutto bianco. Bianco denso, nebbioso. Un giorno però…eppure sembrava come ieri invece…

Allora il bianco si fa più chiaro, più frizzante impalpabile, non è più morbido e peloso o meglio è peloso ma in modo diverso perché…Sei tu!

Topo-3

E da tutto quel bianco appare Il topoquello che non c’era: era grigio, con quattro zampe, due orecchie, gli occhi neri, i baffi , il muso a punta e, ovviamente, la coda. E da questo momento è tutta un’altra storia e capita di non aver più parole. Per lo stupore. Per la felicità.

Hai cercato un pensiero, non lo hai trovato, eppure era lì, quasi lo potevi toccare, poi un giorno solo apparentemente uguale agli altri è lui che bussa, è lui che ti ha trovato e tu non sai proprio cosa dire. E se mentre prima le parole scorrevano scritte a mano in quel bianco pensieroso, ora non ci sono più: la magnifica ossessione è muta di stupore e la narrazione ora è silenziosa.

Non si può che immaginare, piano, in punta di piedi, anche se le immagini si affollano, che cosa si farà ora? Lo sguardo fuori è sognante ma dentro, nel bianco, una folla di cose, momenti, desideri, vita!

Ora si! Ora si può anche andare a pescare. Andare a lumache. Accompagnare quel seccatore ai mercatini di antiquariato, si sa, i gatti rossi son strani…e scrivere al famoso Dott. Knapp per avere finalmente un paio di stivali in una bella scatola con la carta a bolli colorati da aprire per il proprio compleanno!

E a me che ho un gatto rosso e son “canara” invece e che per anni ho rincorso immagini in una nebulosa nube bianca, questo libro e i suoi topi (soprattutto quello a pera) mi è piaciuto proprio un sacco. Buona lettura a voi!

 

 

Il topo che non c’era

di Giovanna Zoboli illustrato da Lisa D’Andrea

Editore: Topipittori

Euro: 20

Età di lettura: per tutti quelli che pensano tutto il giorno a qualcosa rincorrendo un sogno


Potrebbe interessarti anche