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Il tradimento: una ferita per guarire

Carol Seletti
26 marzo 2014

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Partiamo da un presupposto: non è un caso che dopo centinaia di anni, gli scienziati si chiedano ancora se l’uomo sia davvero un animale monogamo. Gli etologi, basandosi infatti sugli studi condotti sugli scimpanzé, hanno dimostrato che le motivazioni del tradimento nella specie umana sono le stesse dell’animale. L’uomo tradisce per garantirsi inconsciamente il maggior numero di eredi con il proprio patrimonio genetico, la donna invece lo fa per concepire, sempre inconsciamente, un figlio con caratteristiche genetiche migliori. L’universo umano del tradimento è però più complesso di quello degli scimpanzé.

Partiamo allora con una domanda: cosa risulta più normale oggi? Chi tradisce o pensa di farlo, o chi non ne ha mai avuto desiderio? Nessuno vuole giustificare l’infedeltà. Avere una piccola tentazione è animale, l’umano sta nel vincerla. C’è chi sostiene però che il tradimento incompleto, esclusivamente mentale, sia più pericoloso di quello fisico. Questo perché l’ossessione ci tormenta fintanto che il desiderio non viene soddisfatto, mentre sappiamo che un traditore seriale agisce d’istinto, solo per confermare la propria virilità. Consapevoli che l’uomo è notoriamente più infedele rispetto alla donna, sappiamo anche che negli ultimi decenni l’universo femminile sta colmando questo gap e che l’infedeltà non è quindi più un’esclusiva maschile.

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Non è certamente un vanto, ma questo dimostra che anche la donna sta perdendo il romanticismo che da secoli la contraddistingue, a favore di un desiderio fisico che, come l’uomo, cerca di soddisfare.

Ma il tradimento porta solo distruzione? Lo psicoanalista Aldo Carotenuto sostiene: “anche se spesso il tradimento viene vissuto come la distruzione dell’amore, in realtà esso rappresenta il motore della sua trasformazione”. Il messaggio è chiaro: cambiamento e fallimento sono profondamente legati. Se non attraversiamo l’errore, la ferita, la disillusione, non saremo in grado né di guarire, né di proseguire per la nostra strada.

Carol Seletti


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