Arte

“Il trash sublime”: la pop filosofia di Žižek

Luca Siniscalco
19 luglio 2013

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É realmente possibile accostare senza contraddizione due termini, “trash” e “sublime”, apparentemente antitetici ? Secondo Žižek la risposta è positiva e rappresenta il filo conduttore dell’agile e brillante volumetto qui presentato. Il testo include tre saggi del filosofo contemporaneo al fine di offrire per la prima volta al lettore italiano le riflessioni dell’intellettuale sull’arte.
Riprendendo le riflessioni di Hegel, Marx e Lacan, trimurti decisiva nel pensiero dell’autore, Žižek svolge una serrata critica della società moderna, mettendone in rilievo le insolubili aporie. Oggetto della decostruzione žižekiana è il capitalismo feticista, alienante e reificante, la cui natura liquida e ambigua necessita una comprensione travalicante le categorie classiche del marxismo.
Capace di coniugare una profondità teoretica radicale ad un linguaggio accattivante e scanzonato,  Žižek delinea itinerari filosofici intimamente “pop”, ove la speculazione ontologica viene condotta attraverso esemplificazioni concrete tratte dalla cultura di massa.
Nota acutamente Marco Senaldi che l’opera di Žižek configura “una a-sistematicità talmente pervasiva da costituire, proprio nella sua incompletezza e nella sua contraddittorietà una sistematica messa in opera della verità”. Il sistema viene denunciato attraverso le sue stesse categorie: l’analisi dei casi reali conduce all’edificazione di una teoria diretta a offrirne spiegazione.
Le analisi di Žižek si concentrano in questa sede sull’estetica moderna. Il filosofo individua una incalzante de-estetizzazione dell’arte accompagnata da una sempre più esasperata estetizzazione del mondo delle merci. L’arte contemporanea acquisice allora una natura bifronte: da un lato si inserisce perfettamente nel sistema ricoprendo un ruolo ideologico e feticizzato, d’altra parte il suo stesso palesarsi come processo traumatico, che rende attonito lo spettatore, permette di intravedere per contrasto quel Luogo/Vuoto che funge da scarto rispetto alla Cosa/opera d’arte e che per Žižek è elemento imprescindibile di ogni autentica estetica. L’arte moderna è allora in questo senso rivelatrice della potenza del Negativo: la reazione negativa dello spettatore di fronte all’opera d’arte contemporanea pone sotto questione l’opera d’arte stessa e determina lo spazio del simbolico.
Infatti “oggi il vero trash sono gli stessi oggetti “belli” dai quali siamo continuamente bombardati da tutte le parti; di conseguenza, l’unico modo per sfuggire al trash è mettere il trash stesso nello spazio sacro del Vuoto”. É tale convinzione teorica ad accompagnare le acute riflessioni di Žižek, aliene tuttavia da ogni confronto con il problema del nichilismo. Sganciare la questione estetica moderna da tale tematica, probabilmente in virtù di una formazione filosofica distante da questa questione, implica una comprensione sempre incompleta della problematica stessa. A Žižek va tuttavia riconosciuto il merito filosofico di indurre il lettore alla riflessione ed alla messa in discussione di una quotidianità troppo spesso data per scontata.

Luca Siniscalco

“Il trash sublime”, di Slavoj Žižek, a cura di Marco Senaldi, Mimesis, 2013, 93 pp.


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