Letteratura

Il trentenne in bilico di Federica Bosco

Maria Stella Gariboldi
17 febbraio 2013

Prima che Fausto Brizzi lo portasse sul grande schermo nella sua ultima commedia, il mammone interpretato da Francesco Mandelli era un personaggio di carta.

In realtà, “mammone” non è il termine esatto. Andrea è un trentenne che vive in casa della madre, senza un posto fisso o un qualsiasi barlume di stabilità, eppure la sua scelta di vita non è dettata dalla pigrizia, ma da una necessità che lo rende quasi martire. Il padre di Andrea ha infatti abbandonato la famiglia quando il figlio aveva cinque anni, lasciandolo con un campionario di complessi e una fatidica ultima frase: “Da adesso …sono cazzi tuoi””. Nonostante la dubbia profondità di questo monito paterno, per Andrea la vita non sarà effettivamente semplice: al peso del trauma si aggiunge il compito di  badare a una famiglia ingombrante e tutt’’altro che discreta.

Una madre caporalesca, tre sorelle  – la femminista d’’acciaio, la narcisista e la ribelle fuori controllo –, una nonna professoressa di Fisica ormai prostrata dall’’Alzheimer e la badante indolente dal fare mafioso: la vita di Andrea ruota intorno a queste sei donne. Fino a che una settima non si aggiunge alla lista.

Giulia, la ragazza dei sogni, capita ad Andrea come un miracolo, un dono immeritato e una promessa per la sua vita futura, per un’’indipendenza che dovrà essere conquistata a costo di stabilire un faticoso equilibrio nella sua famiglia disastrata.

““Pazze di me”” nasce dalla penna di Federica Bosco, che essendo sceneggiatrice oltre che scrittrice, è tra i co-autori dell’’omonima pellicola. Non è difficile capire che il successo di questa storia spassosa sia dovuto al suo umorismo.

Il romanzo è un concentrato di gag, scene al limite del probabile e battute azzeccate, tanto che una visione cinematografica della storia risulta naturale anche a chi la legga per la prima volta nel colorato volume Mondadori. Peccato però che la vena filmica si riconosca anche nello stile, asciutto ed essenziale come una sceneggiatura, preciso, secco ed evidente nelle descrizioni così come nelle introspezioni. I personaggi si riconoscono e si ricordano immediatamente, grazie alla loro icasticità di tratti, marcati e ben rappresentati. Ma l’’altro lato della medaglia è la caduta in una visione talvolta stereotipata e che non sorprende.

Piuttosto che analizzare in profondità i rapporti tra sessi, quelli d’’amore e familiari, il romanzo li mette in scena in campo lungo, senza entrare nei dettagli o nelle sfumature.

Tutto questo nulla toglie al reale divertimento e alle risate che le pagine di “”Pazze di me”” raccolgono: non rivelerà i meccanismi segreti delle relazioni umane, ma dona della piacevole leggerezza e un pizzico di ottimismo per provare a viverle meglio.

Maria Stella Gariboldi

“Pazze di me” di Federica Bosco, Mondadori, pp. 201


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