Cinema

Il viaggio particolare di Joaquin Phoenix

Giorgio Raulli
27 febbraio 2015

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In una Los Angeles anni ’70, l’investigatore privato Larry Sportello (Joaquin Phoenix), detto “Doc”, tossicodipendente, viene ingaggiato dalla sua ex Shasta (Katherine Waterston); la donna gli chiede di aiutarla a impedire che Mickey Wolfmann (Eric Roberts), miliardario con cui Shasta ha una tresca, venga internato dalla moglie. Doc accetta il caso, e verrà coinvolto in una serie di incontri assurdi con surfisti, musicisti, drogati, assassini, poliziotti, una misteriosa organizzazione, e chi più ne ha più ne metta.

Il regista Paul Thomas Anderson (“reduce” da The Master) stavolta entra nel mondo di Thomas Pynchon e del suo romanzo Vizio di forma: la difficoltà era mettere in scena con credibilità e profondità una dimensione surreale, seppur contaminata da elementi reali come le generalità del noir/thriller o le ambientazioni storiche dei primissimi anni ’70. La forza della storia non è tanto l’indagine investigativa, ma i personaggi che il protagonista si trova di fronte; un po’ come Alice in un Paese delle Meraviglie fatto di hippie, delinquenti, folli, femme fatale, e vari altri… Dai dialoghi ai percorsi veri e propri che Doc segue, sono senza dubbio merito del romanzo più che della creatività del regista.

Ad Anderson però va invece riconosciuta la grande capacità di comunicare alla perfezione tutta la storia e l’essenza letteraria: sia attraverso lo stile registico sia le operazioni di adattamento nella sceneggiatura; senza contare la scelta del cast di assurdi personaggi. Da Josh Brolin a Owen Wilson, da Reese Witherspoon a Benicio Del Toro, passando per Martin Short, Joanna Newsom (musicista statunitense) e Michael K. Williams. Anche grazie alle loro interpretazioni, gli allucinati protagonisti di questo trip (è il caso di dirlo) sono sempre interessanti e mai sciocchi, anche quando la loro parte è poco più che un cameo; credibilità, nonostante le circostanze, è la parola chiave di Vizio di forma.

Al cinema dal 26 febbraio, questa pellicola viaggia tra l’intrattenimento puro, anche un po’ folle e surreale, e un’istantanea di un periodo storico importante e iconico per gli Stati Uniti, fatto di idealismo e confusione, cosa che nel film si traduce con registri diversi ma mai dissonanti tra loro.


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