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In amor vince chi fugge?

Lara Bottelli
18 settembre 2013

2wnbreu

Le storie d’amore sono tutte diverse tra loro e a seconda del partner che si ha davanti si cerca di “incastrare i propri caratteri” man mano ci si conosce, limando gli spigoli e rafforzando i punti di contatto.
Ma cosa succede se in una relazione uno dei due gioca a “carte coperte”? Se non ci è data la possibilità di conoscere l’altro? Se l’incastro resta approssimativo e superficiale anche dopo anni di relazione?
I nostri tempi ci offrono innumerevoli esempi del modello di uomo affascinante quanto impenetrabile, in perfetto stile “Mr Big” di Sex and the City: distaccato nella relazione, che non lascia trapelare i propri sentimenti, che in un modo o nell’altro ci lascia sempre fuori dal suo mondo. Ma è giusto – e sano – essere oltre modo felici semplicemente perché lui dopo un anno di relazione si è spinto ad un timido “ti voglio bene”? È proprio vero che in una relazione vince chi fugge? Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta e sessuologa Barbara Florenzano.
“Cito un amico, maschio, uno di quelli che bada al sodo e che mi dice “Chi fugge non ama, tutto qui“. La voce del popolo, in questo caso, potrebbe aver registrato un fatto ribaltandone il rapporto causale: probabilmente chi fugge vince perché semplicemente meno interessato, e chi è meno interessato non fa nessuna fatica a sottrarsi. Adottare un atteggiamento ambiguo può di certo disorientare e incuriosire l’altro, mostrarsi sfuggenti, persino respingenti, può contribuire a creare e rinforzare un alone di mistero: possiamo immaginare qualsiasi cosa su qualcuno che non si lascia conoscere… di solito immaginiamo doti meravigliose.“

La “tattica del distacco” può diventare eccessiva e quindi dannosa?

“Se di tattica si tratta e non di una spontanea mancanza di interesse, allora chi la adotta deve avere ben chiaro che questa strategia funziona solo nella fase iniziale di seduzione. I rapporti, le relazioni “vere”, non possono prescindere dalla trasparenza e dalla reciprocità. Se una donna (o un uomo) si accanisce nella conquista dell’altro, traendone più sofferenza che piacere, dovrebbe porsi una domanda sul trattamento che si sta infliggendo… La tattica del distacco diventa dannosa nella misura in cui lo stratega non si mette nei panni della sua “preda” sopravvalutandone la resistenza. E bisogna stare attenti, perché a quel punto il ribaltamento dei ruoli è dietro l’angolo.”

“Chi fugge” è spesso visto dall’esterno come il più forte nella coppia. Ma è davvero così? Quali debolezze e paure può celare un atteggiamento simile?

“Se chi fugge non sta attuando una strategia allora sta mettendo distanza, spesso in modo inconsapevole. Se scappa può avere diverse ragioni per farlo: il peso di uno o più rapporti vissuti e/o finiti male, le difficoltà ad entrare in intimità con l’altro (e non mi riferisco solo al sesso), la paura del rifiuto, di non essere accettati prima e amati poi, di ferire l’altro nel caso non riuscissimo a ricambiare il suo sentimento, di essere limitati nelle libertà a cui teniamo di più… in buona sostanza non abbiamo voglia di soffrire. La nostra cultura è incentrata sul benessere, i miei pazienti arrivano spesso in terapia con l’idea che li aiuterò a non soffrire più. Certo che un percorso psicoterapeutico mira al miglioramento della qualità della vita, ma è altrettanto innegabile che la tristezza, la rabbia e la paura fanno parte della nostra vita e non c’è “rimedio” che tenga. Se accettassimo questa semplice realtà anche i rapporti d’amore sarebbero più fluidi.”

A questo punto viene spontaneo chiedersi: la propensione a “fuggire” o “inseguire” è un tratto di personalità stabile, che fa parte di schemi fissi e che tende a riproporsi in ogni relazione, anche con partner diversi? In altre parole, chi fugge in una relazione può diventare colui che insegue in un’altra?

“Come sempre la realtà è complessa. Ci sono persone che impiegano buona parte delle proprie energie e della propria esistenza per evitare i rapporti d’amore, non oltrepassano mai il recinto della superficialità di una conoscenza… ci sono persone che si trovano sempre ad inseguire, ma nella maggior parte dei casi siamo tutti interscambiabili. Il gioco della seduzione è un gioco di ruoli, entrambi gli attori sono responsabili e il loro comportamento si influenza in maniera circolare: il modo in cui ti comporti con me ha un peso sulla mia reazione e viceversa. Penso ad esempio a quelle donne, soprattutto donne, che con tono sorpreso mi dicono “Con lui non ho mai avuto l’ansia della non risposta ad un sms o a una telefonata!”, non era difficile perché lui c’era! si è reso disponibile ad una conoscenza, che è poi diventata relazione, con gli stessi tempi di lei. E’ vero che tendiamo a riproporre gli stessi schemi comportamentali ma è altrettanto vero che partner diversi lasciano emergere diversi aspetti di noi.”

Non resta allora che vivere davvero le relazioni della nostra vita, con la consapevolezza che vivere è anche soffrire. Provare a viaggiare senza “il freno a mano tirato”… ne varrà la pena!

Lara Bottelli


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