Fotografia

In Cambogia tra le spettacolari rovine dell’impero Khmer

Maria Stella Gariboldi
24 maggio 2014

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A una manciata di chilometri dalla città di Siem Reap si estende uno dei siti archeologici più visitati e spettacolari del Sud est asiatico.

Il Parco di Angkor copre una superficie di 400 km2 e comprende i resti di un migliaio di templi risalenti al periodo dal IX al XIV secolo. Vera e propria città di pietra immersa nella vegetazione, Angkor ospita il maestoso ricordo dell’impero Khmer, e i simboli della sua gloria vivono ancora nelle rovine che disseminano la giungla cambogiana.

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Una delle gallerie interne al complesso di Preah Khan. Costruito nel XII secolo sul luogo della vittoria del re Jayavarman VII sugli invasori Chăm, il tempio segue la regola architettonica Khmer ed è orientato da est verso ovest. Si tratta di un enorme complesso buddista, che copre un’area di circa 56 ettari, strutturato in quattro zone concentriche separate da altrettante mura. Al centro del dedalo di gallerie si trova un santuario buddista, ma la tolleranza religiosa è testimoniata dalla presenza di altari induisti.

Preah Khan è stato oggetto di un restauro parziale e cauto, attento a non sottrarre il tempio al legame con la natura che nei secoli si è intrecciata alla pietra.

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Le rovine di Ta Prohm, uno dei templi più suggestivi ad Angkor. Monastero buddista e centro di cultura, Ta Prohm (il “vecchio Brahma”, come suona il suo nome moderno) era dedicato al culto della famiglia reale di Jayavarman VII.

Vero tempio della giungla, le sue rovine si sono fuse con la vegetazione durante il periodo di abbandono, creando uno spettacolo che viene tuttora preservato.

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Una delle decorazioni che ornano il tempio di Ta Prohm.

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Veduta del Bayon, il tempio centrale dell’antica capitale Angkor Thom. Fu fatto edificare da re Jayavarman VII agli inizi del tredicesimo secolo e rappresenta l’ultimo tempio costruito ad Angkor.

L’edificio mostra una struttura complessa: diviso in gallerie, le sue pareti sono abbellite da bassorilievi che rappresentano scene storiche e mitologiche; Bayon ospitava due biblioteche e sedici cappelle, fatte demolire dallo stesso re.

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Una delle caratteristiche più evidenti di Bayon è la presenza di una moltitudine di visi sorridenti scolpiti sulle torri che sovrastano il tempio.

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Frontone di un ponte Naga alle soglie di Bayon. Nella mitologia i naga sono una stirpe di serpenti, a cui si fa risalire la nascita del popolo cambogiano.

La loro rappresentazione ha un valore simbolico e costituisce un elemento ricorrente nell’architettura cambogiana.

A cura di Maria Stella Gariboldi
Photos © Moreno Paulon ‎http://morenopaulon.wix.com/photographer

Traduttore editoriale e fotografo freelance, Moreno Paulon sta viaggiando nel Sud-Est asiatico per le ricerche di “The Human, Earth Project

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