Design

In studio con Andrea Castrignano

Davide Chiesa
8 luglio 2014
Photo credits: Aaron Baghetti

Photo credits: Aaron Baghetti

Incontro Andrea Castrignano nel suo studio milanese in un piacevole pomeriggio estivo di luglio e vengo ricevuto in un ambiente fresco e stimolante, i colori sono tenui, riposanti e l’atmosfera è molto rilassata ma la presenza del “capo” si percepisce in tanti piccoli accenni sparsi in pochi angoli: una copertina su un tavolo, una foto a grandezza naturale su una parete, la rassegna stampa (enorme) dipanata su una lunga consolle bianca. Vengo fatto accomodare in una sala riunioni vetrata e aperta sull’open space di lavoro che rappresenta il cuore operativo dello studio e, mentre sbircio le varie attività dei suoi collaboratori, attendo Andrea, che ho già incontrato poco tempo fa ad una presentazione al Museo della Triennale e che rammento molto cordiale e disponibile. Ed infatti, nemmeno cinque minuti dopo il mio arrivo, Andrea mi viene incontro, impeccabile nel suo completo di cotone blu, con la mano tesa ed il suo immancabile sorriso, ci accomodiamo ed iniziamo quella che sarà una chiacchierata molto informale.

  • Photo credits: Sinetica

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Se dobbiamo tracciare un profilo di te come professionista, la prima definizione che mi viene in mente è quella di interior designer professionale ma confidenziale, corrisponde?
Corrisponde senz’altro, la mia esperienza professionale è quella di qualcuno che ama profondamente il proprio lavoro e lo affronta con grande passione; mi considero, e lo ripeto spesso, un privilegiato in questo perché quando ci si applica con passione e si ama quello che si fa i risultati soddisfacenti arrivano senza alcun dubbio.
Una delle cose che mi regala più soddisfazione è che con tutti i progetti che affrontiamo, muoviamo un mercato che attualmente sta soffrendo molto e facciamo lavorare imprese che ci supportano, inoltre diamo visibilità a tante aziende che forse non avrebbero potuto usare una vetrina potente come quella televisiva per farsi conoscere dal grande pubblico.
Con la comunicazione multimediale che utilizziamo sul lavoro vorrei trasmettere il messaggio che la qualità della propria vita parte dalla propria casa; negli anni d’oro della moda e del fashion, tutti volevano possedere dei begli abiti e un bel guardaroba, mentre ora ritengo che tutti vogliano il bel divano o la bella poltrona per ricevere le persone, perché il nuovo biglietto da visita è diventata la casa, su cui si concentrano attenzione e cura dei dettagli.

Photo credits: Sinetica

Photo credits: Sinetica

Mi racconti brevemente come è nata l’idea di portare la tua professione in televisione, con un successo come “Cambio casa, cambio vita” che ha appena chiuso la sua 4° edizione?
Guarda, come molte delle cose che hanno poi un seguito fortunato, anche questa volta è iniziato tutto per caso. Nel gioco delle occasioni che ti possono capitare il difficile, una volta raccolta l’opportunità, sta nel trasformarla in una realtà stabile e soddisfacente; ritengo che questo possa accadere solo quando si lavori in modo serio e professionale.
Sono diventato un personaggio televisivo nel 2009, partecipando ad un casting e venendo scelto tra 35 partecipanti probabilmente perché ero quello che sorrideva meglio (lo dice sorridendo, appunto) e quindi mi è stata offerta una grande occasione, dentro la quale intravedevo la possibilità di creare qualcosa di molto concreto, come dei posti di lavoro.
Devo essere sincero, forse la mia vita era più riposante prima di oggi, perché comunque dietro al successo della trasmissione ci sono un grande impegno e tanta tanta fatica, ma sapere di dare lavoro a 14 persone solo nella mia struttura, con i tre libri, le trasmissioni, 33 cantieri aperti, sicuramente ripaga in soddisfazione tutti gli impegni profusi.
Una cosa che mi è sempre piaciuta di “Cambio casa, cambio vita” è l’opportunità di entrare davvero nelle case delle persone e scoprire i loro mondi e i loro desideri, sapere che magari hanno sempre sognato un architetto avvicinabile e terreno, e permettermi di rifare la casa a persone che magari non lo avrebbero mai fatto.
Ricorderò sempre le lacrime di gioia di una signora che, dopo trentatré anni di vita in una casa con un bagno lungo e stretto, mi disse: “Adesso che mio marito va in pensione, non mi interessa nulla, la liquidazione la spendiamo per la casa e i prossimi anni li vogliamo vivere comodi”.

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Dopo anni passati a consolidare la propria professione, ora forse è arrivato il momento della trasmissione di questa conoscenza: è questo il motivo che ti spinge ad organizzare anche workshop formativi “In studio con Andrea”?
Se sapessi quanta gente partecipa! Ed io li intervisto tutti, perché loro vogliono sapere chi sono io, ma anche a me interessa sapere chi sono loro e cosa fanno.
Vengono persone da ogni dove, Svizzera, Belgio, Francia, tutte con un denominatore comune che ci unisce: la passione verso la casa.
Io in realtà non “insegno” niente, semplicemente trasferisco il mio know how per permettere a chi partecipa di avere i primi rudimenti, per imparare dei piccoli segreti anche per la propria casa, è un modo per creare un primo approccio per far capire se il design piace loro veramente e se possono trasformare la loro passione in una professione.
Devo rilevare che sempre più persone restano affascinate dal nostro mondo professionale e aggiungo che abbiamo la fortuna di lavorare in grande sintonia con i ragazzi dello studio, costruiamo i progetti finali del workshop insieme, io ci ho messo il volto ma faccio sempre capire che dietro di me c’è un team che si concentra sul progetto affinché ogni scelta e ogni soluzione sia costruita espressamente sul cliente.

Photo credits: Matteo Cirenei

Photo credits: Matteo Cirenei

Il tuo team di collaboratori è formato in gran parte da ragazzi giovani: hai un rapporto di scambio con le nuove generazioni o sei più il tipo di professionista che lascia che gli altri seguano autonomamente il suo esempio?
So di avere ancora tantissimo da imparare e a volte imparo anche da loro mentre lavoriamo insieme perché hanno una visione ancora più attuale della mia; io cerco di pormi sempre in maniera molto friendly, non mi è mai piaciuto salire in cattedra a dispensare lezioni.
Con questo approccio mi accorgo che loro lavorano con un altro spirito e con meno ansia, perché condividiamo le scelte, e ricordo sempre a tutti che in una barca come la nostra io tengo il timone e si rema tutti insieme, ma desidero anche che i miei collaboratori esprimano la loro personalità in quello che fanno.
Il nuovo studio in via Adige a Milano, in cui siamo attualmente, è stato rifatto in occasione del Salone del Mobile 2013 ed è un investimento fatto anche per loro, perché l’ambiente di lavoro è molto importante, come la propria casa, ci si passa molto più tempo e la qualità degli ambienti in cui ci si trova è veramente fondamentale per la buona riuscita delle attività.
Ti basti pensare che il nostro team building si svolge ogni venerdì a pranzo quando, a turno, ognuno cucina per tutti gli altri nella nostra area break.

Photo credits: Aaron Baghetti

Photo credits: Aaron Baghetti

Nella tua attività di comunicazione sei sempre molto disponibile a condividere gli spazi professionali e privati, le case in cui vivi sono sempre regolarmente pubblicate e molto apprezzate. È una scelta precisa quella di renderle pubbliche?
In effetti ho fatto nascere il nuovo studio in questa veste per non dover sempre portare i clienti nelle case già realizzate.
So per certo che se un cliente sceglie un architetto e gli affida la sua casa, vuole vedere dove e come vive, se percepisce che questa persona riesce a creare attorno a sé un ambiente piacevole e positivo si affida più facilmente.
Negli anni ho capito che ogni progetto è come una creatura nuova e non si deve mai essere gelosi delle case dei clienti, perché il prossimo progetto che si studierà sarà sempre più bello ed entusiasmante del precedente.
Come interior designer devo spesso lavorare come se fossi un sarto e uno psicologo: devo conoscerti, entrare in empatia con te, capire cosa vuoi realmente, devo costruire la tua casa ed il tuo mondo, non i miei. Ci si accorge quanto questo processo non funzioni nel momento in cui si visita qualcuno e non lo si vede a proprio agio in casa sua, perché evidentemente l’abitazione non è cucita addosso a quella persona.
Tanti sono stufi di vivere in case asettiche e anonime, per questo motivo mi chiamano e mi dicono: puoi dare alla mia casa quella personalità che riesci a dare tu?

  • Photo credits: Matteo Cirenei

  • Photo credits: Matteo Cirenei

Quali sono i tuoi riferimenti culturali quando lavori, nei tuoi progetti sono presenti mondi artistici come quello di Fornasetti ma collabori anche con aziende più legate a materiali tradizionali come Riva 1920.
Fondamentalmente io gioco, mi piace variare sempre le mie fonti perché ognuno di noi è diverso e peculiare, mi metto in discussione su ogni progetto e faccio tanta ricerca formale e di immagini, viaggio tantissimo; e mi piace mescolare, il segreto è proprio saper mescolare e creare uniformità e continuità all’interno degli ambienti…
Mi trovo spesso a casa di clienti che per realizzare le loro case hanno magari speso tanto e mi chiedono di dire loro cosa hanno sbagliato perché l’ambiente finito non risulta omogeneo.
La risposta è che spesso si sbaglia a scegliere i singoli elementi, realizzando un pot pourri di bei pezzi che non dialogano fra di loro.
Se devo fare dei nomi che mi hanno ispirato con il loro lavoro, sicuramente ho sempre apprezzato il rigore formale di Giò Ponti e la pazzia creativa di Philippe Starck, che ho avuto come insegnante nei miei anni di studio a Miami.

Che tipo di trend dobbiamo attenderci nelle nostre case nel prossimo futuro, dopo quello degli arredi etnici e l’attuale revival degli anni ’50?
Non dimentichiamo l’onnipresente ciliegio negli interni degli anni 90!
Credo che nel prossimo futuro il trend più affascinate sarà quello di continuare sulla scelta dell’utilizzo del colore, abbandonando il total white per “sporcare” la casa con una scala cromatica di nuances che diano sapore agli ambienti, senza aver paura di osare.
Mi piace sempre, e la trovo ancora contemporanea, l’idea di mantenere la struttura generale molto minimale ed integrare in maniera forte il pezzo di design eccessivo o il mobile di famiglia, perché sarà proprio quello a conferire carattere e sapore alla casa, la scalderà.

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Se potessi scegliere, in quale epoca storica ti sarebbe piaciuto maggiormente lavorare come interior designer?
Se non deve per forza essere nel passato, allora mi rivolgerei verso il prossimo futuro; la lezione del passato deve essere conservata, ci appartiene e fa parte di noi come progettisti, ma io sono un grande curioso, mi piace molto l’idea di scoprire nuove cose e quindi mi piacerebbe lavorare per unire ciò che è futuribile a ciò che ci hanno lasciato le esperienze passate.

Per conoscere Andrea Castrignano ed il suo lavoro dal vivo, l’occasione migliore è partecipare al suo prossimo workshop:
In Studio con Andrea
sabato 20 settembre 2014, dalle 10.00 alle 19.00

Studio Andrea Castrignano, Via Adige 11, Milano
Per info e iscrizioni: segreteriacorsi@komaxsrl.com

Davide Chiesa
www.davidechiesa.com


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