Letteratura

“In una caverna sotto terra viveva uno hobbit”

Virginia Francesca Grassi
13 dicembre 2012

Leggenda vuole che in una torrida giornata estiva sul finire degli anni ’20 un professore di Oxford, annoiato dalla lunga correzione dei compiti dei suoi alunni, abbia annotato la suddetta frase su un foglio lasciato bianco da uno studente. E’ questo l’inizio di un’avventura che ha fatto la Storia della letteratura.

Il nostro professore, al secolo John Roland Reuel Tolkien, ormai universalmente conosciuto come “il papà del fantasy”, aveva infatti la singolare passione di inventare lingue artificiali e universi mitologici che vi facessero da sfondo. Da qui prenderà vita un lungo racconto, la cui genesi tra bozze e riscritture durerà diversi anni, ideato inizialmente come fiaba per ragazzi, ma divenuto sin dalla sua prima pubblicazione nel settembre 1937 un vero best seller capace di incantare bambini di tutte le età.
The Hobbit, or There and Back Again”, racconto ironico, divertente, emozionante, è diventato ormai un grande classico in accoppiata con il mastodontico sequel de “Il signore degli anelli” – da cui però, bisogna puntualizzare, si discosta in maniera sostanziale per intenti e stile.

Incredibile romanzo di formazione, capace di far volare la fantasia e di rapire il lettore facendogli vivere la magia di una realtà parallela, sorprendente quanto concreta. Verremo così trasportati tra le dolci colline di Hobbitville, nelle selve tenebrose del bosco Atro, negli scenari feroci delle Terre Selvagge, dentro barili in balia dei flutti, nelle profondità di una montagna, nelle tane di terribili ragni, alla ricerca di un tesoro, in fuga da un drago…E saremo in ottima compagnia, assieme ad un mago misterioso, dodici buffi nani, bizzarri quanto scorbutici, amici leali finché non vedono lo scintillio dell’oro, e di tutti quei personaggi – inquietanti, divertenti, imprevedibili, umanissimi e ferini – che solo la mente di un grande genio poteva partorire.

E se anche voi, come il caro Bilbo, avete almeno un pizzico di “tuccaggine” nei vostri geni, allora una volta iniziato sarà proprio impossibile resistere al richiamo di una bella avventura.

Virginia Grassi

Anche se la vecchia edizione Adelphi con la copertina rossa è quella a cui rimarremo sempre più affezionati, segnaliamo la nuova traduzione per i tipi di Bompiani, curata in maniera eccellente dalla Società Tolkieniana Italiana e corredata dalle suggestive illustrazioni di Alan Lee.

Lo Hobbit o la riconquista del tesoro” di J.R.R. Tolkien, Adelphi, traduzione di Elena Jeronimidis Conte, pp. 348.
 “Lo Hobbit con illustrazioni di Alan Lee” di J.R.R. Tolkien, Bompiani, nuova traduzione di Caterina Ciuferri e Paolo Paron, pp. 410.


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