Musica

Il fremito della nostalgia. Inaugurata la Stagione della Scala con applausi e rose rosse per Diana Damrau

Alberto Corrado
9 dicembre 2013

PRIMA DELLA SCALA EDIZIONE 2013, OPERA LA TRAVIATA DI GIUSEPPE VERDI, IMMAGINI TRATTE DALLA DIRETTA DI RAI 5, SECONDO ATTO

Il momento tanto atteso dai melomani (per certo verso “ temuto”) è arrivato. La Scala ha aperto lo storico sipario del Piermarini inaugurando la stagione con “La Traviata” di Giuseppe Verdi, collaudato spettacolo di “ repertorio” (nel senso più nobile del termine, naturalmente) del teatro.
L’allestimento del regista russo Dmitri Tcherniakov, basata sull’attenzione psicologica più che su una rappresentazione della società o su reinvenzione drammaturgica, ha diviso nei commenti ed è stata abbastanza contrastata dai loggionisti a fine opera.

PRIMA DELLA SCALA EDIZIONE 2013, OPERA LA TRAVIATA DI GIUSEPPE VERDI, IMMAGINI TRATTE DALLA DIRETTA DI RAI 5, SECONDO ATTO

La cucina del secondo atto dominata da una bambola, pentoloni e paralumi, dove Alfredo entra con la spesa, prepara le fettuccine e, dopo sminuzza come un ossessivo-compulsivo le carote, i peperoni e il sedano, ha destato perplessità e facili ironie facendo passare in secondo piano l’unitarietà e l’attenzione ai movimenti dei personaggi in scena.

PRIMA DELLA SCALA EDIZIONE 2013, OPERA LA TRAVIATA DI GIUSEPPE VERDI, IMMAGINI TRATTE DALLA DIRETTA DI RAI 5, TERZO ATTO

Quello, che però passa è l’attualizzazione dell’opera da parte della regia che ha voluto costruire una messa in scena interessante, e talvolta forte e radicale, come nella scelta di realizzare la morte di Violetta su una sedia in un salone spoglio.
Sul podio dell’Orchestra scaligera, Daniele Gatti, ha confermato ancora una volta di essere straordinario interprete della partitura verdiana.

DANIELE GATTI

Forse qualche eccessivo impeto (cabaletta del secondo atto del baritono) è sembrato squilibrare lievemente il coerentissimo discorso musicale del Maestro Gatti, ma la sostanza resta.
E la sostanza è una Traviata dolente, malata, cosparsa di tinte cineree e lancinanti sospensioni. L’ineluttabile è presente fin dall’inizio. Gli slanci dell’amore al suo nascere hanno già impresso il fremito della nostalgia, come se il futuro fosse in qualche modo alle spalle.

DIANA DAMRAU E REGISTA

Gatti è inarrivabile nell’accompagnamento dei duetti tra soprano e tenore, nella ricerca dei colori, a tratti quasi lividi, raggelanti, che mettono a nudo l’anima di quest’ opera straordinaria.
C’è ben poco Salotto nella Traviata di Gatti e molto Assoluto.
Quello con cui ci troviamo prima o poi tutti a fare i conti, volenti o nolenti.
La protagonista sul palcoscenico è memorabile.

Diana Damrau Traviata 2013

Diana Damrau ha dimostrato di essere una formidabile professionista, dotata di personalità teatrale e di una voce soggiogante nello smalto timbrico, perfetta nell’omogeneità del colore, nella brillantezza del virtuosismo, tale da assicurare l’autentico successo della serata.
Grazie anche alla toccante interpretazione di “Addio al passato” che nel terzo atto ha scatenato una vera propria ovazione nei suoi confronti.

Diana Damrau prove

Bravo. Piotr Beczala come Alfredo. Il tenore polacco possiede un timbro bellissimo e uno smalto prezioso, che spende con generosità e slancio passionale che non può lasciare indifferenti. Tanta generosità corre forse il rischio di portare il cantante a talune esuberanze, ma il suo intuito e la sua musicalità lo guidano, uniti ad una tecnica di tutto rispetto.

Dmitri Tcherniakov

Se “Dei miei bollenti spiriti” e susseguente cabaletta sono in Traviata il banco di prova tenorile, brillantemente superato da Beczala, i momenti più alti della sua interpretazione sono stati però “Un dì felice eterea” e “ Parigi o cara” miniati con dolce abbandono, preziosismi vocali, abbondanza di mezzevoci e un emozionante gioco di sfumature.
Zeliko Lucic è stato un solido, autorevole Germont, dal quale si sarebbero desiderati, a volte, un fraseggio più scaltrito e vario nonché maggiori morbidezze.

Zeliko Lucic

Di rilievo la prova del Coro, istruito dal valente Maestro Bruno Casoni.
Al termine undici minuti d’applausi con relative contestazioni al regista, ma anche la felicità di aver ritrovato un luogo teatrale come la Scala imprescindibile punto di riferimento per il mondo intero.

Alberto Corrado


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