Arte

Incontrare l’angelo all’altezza delle nuvole: la Sacra di San Michele

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9 novembre 2013

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É indubbio che a vigere nella determinazione dello stato interiore non sia quanto proviene dall’esterno, bensì il grado di sviluppo medesimo dell’intimo scrigno di cui parlano mistici, santi e poeti. Vi sono tuttavia luoghi catalizzatori di una spiritualità talmente intensa da indurre persino l’uomo moderno ad un riconoscimento dell’evidenza del Sacro. Fra queste metafore incarnate dell’Eterno, ponte di collegamento fra mondi diversi ma compenetrantisi l’uno nelll’altro, emerge per unicità la Sacra di San Michele.

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L’abbazia è divenuta con la Legge Regionale n. 68 del 1994 simbolo del Piemonte e risponde perfettamente a questa funzione: come simbolo, che è etimologicamente connessione relazionale gettata fra piani diversi (dal greco sumbàllo), rimembra al visitatore la storia di una comunità, il percorso dell’arte occidentale e la presenza del Verbo incarnato.

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Si tratta di un complesso architettonico collocato sul monte Pirchiriano, all’imbocco della Val di Susa; è situato nel territorio del comune di Sant’Ambrogio di Torino ed appartiene alla diocesi di Susa. La Sacra racchiude in sé un tesoro artistico di notevole valore, in quanto stratificazione millenaria di costruzioni e stili successivi, emblema estetico del significato di tradizione. L’abbazia sorge infatti tra il 983 e il 987 d.C. dalle esigenze e dalla cultura del pellegrinaggio, divenendo ben presto crocevia di pii fedeli ma anche di dinamiche culturali e religiose. Il luogo sacro conquista il suo massimo splendore nel XII secolo. Segue una progressiva decadenza, culminata nella sospensione della vita monastica da parte del pontefice Gregorio XV nel 1622. La fiamma che anima il luogo pare spenta. Si rianima vigorosamente, quasi fosse una fenice capace di risorgere dalle proprie stesse ceneri, nel 1836, quando il re Carlo Alberto di Savoia incarica Antonio Rosmini di gestire attraverso la propria comunità il ripristino e la tutela delle funzioni della Sacra. Da quell’anno, i rosminiani non hanno più abbandonato l’abbazia, ritornata al centro di un vivo interesse di studi e di partecipazione religiosa, culminante, quest’ultima, il 29 settembre, data dedicata a San Michele Arcangelo secondo il calendario liturgico cattolico.

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La Sacra di San Michele è uno dei più ampi complessi architettonici religiosi di epoca romanica d’Europa. Nell’edificio si sovrappongono tuttavia stili diversi, quello gotico in particolare, secondo un eclettismo sorprendente. Si dice che il binomio dello stile romanico e di quello gotico fosse stato concepito come simbolica contaminazione della cultura italiana e di quella francese, al fine di coniugare le radici e le aspettative dei monaci e dei credenti che per lo più affluivano dalle due aree confinanti.

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L’attuale chiesa a tre navate viene costruita a partire dal XII secolo: essa poggia sulle celle primitive e sul basamento articolato attorno allo Scalone dei Morti, così chiamato in quanto attorniato da tombe di nobili. I restauri stilistici e integrativi realizzati dall’Ottocento sino ai giorni nostri valorizzano le peculiarità più pregevoli del complesso monumentale: il Portale dello Zodiaco, opera dello scultore Nicolao (inizio del XII secolo), che esprime tramite rilievi di pregevole fattura lo scorrere del tempo, quale memento mori per i visitatori; il “Grande affresco dell’Assunzione” di Secondo Delbosco di Poirino (1505); il “Trittico” di Defendente Ferrari (1520 circa); il “San Michele Arcangelo” di Antonio Maria Viani (prima metà del 1600).

Navata Centrale Orizzontale

La Sacra risulta pertanto un piccolo gioiello artistico incastonato fra i monti. Ma la componente a nostro avviso più rilevante del complesso architettonico che ricorda le vicende de “Il nome della rosa” di Umberto Eco, ispiratosi all’abbazia piemontese, e l’imponenza epica delle cittadelle tolkieniane – Minas Tirith su tutte – è riposta nel significato essenziale tuttora promanante dalle imponenti arcate e dalle austere scalinate: è nell’ascesi del monte che l’uomo può conquistare la vetta, è nell’ascesi dello spirito che egli può giungere all’essenza.

Luca Siniscalco


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