Sport

Inter e caso Icardi: l’arte di farsi male

Riccardo Signori
17 ottobre 2016

545694968-fc-internazionale-training-camp-day-four-850x560

L’Inter sembra il Pd, nel senso di partito democratico: con l’immancabile tutti contro tutti. Il caso Icardi ha rianimato la polveriera ultras, Javier Zanetti ha dimostrato di essere ancora un allievo – dirigente con notevoli carenze, qualche errore da dilettante e una gran voglia di salvare se stesso.
La società esiste soprattutto sulla carta e, magari, se ne sta in Cina. La gerenza Tohir è un disastro (ma non è una novità) e la squadra, sul campo, è la solita banda del buco dove tutti trovano protagonismo al negativo, compreso l’allenatore che compie errori su errori: non ultimo, quello di far tirare un rigore a Icardi, messo sotto accusa dalla curva.
Riassumiamo velocemente: l’argentino è finito nel mirino ultras per un libro autobiografico (a 23 anni! E chissà a 50 quanto avrà da raccontare?) nel quale riepiloga fatti avvenuti dopo Sassuolo-Inter del febbraio 2015, un faccia a faccia con gli uomini della curva, fatti sgradevoli che coinvolgono un bambino, frasi pesanti che volano. Gli ultras leggono e non gradiscono, anzi smentiscono. Eppoi il finimondo: prima a san Siro con mezzo stadio che applaude e una parte che fischia il giocatore, striscioni offensivi, contestatori sotto casa con un altro striscione intimidatorio, voci che si inseguono sulla difficile serata dell’argentino con famiglia.
Gli ultras dichiarano insanabile la frattura. Javier Zanetti (non dimentichiamo la carica: vicepresidente), nel pomeriggio, aveva fatto danni prima della sfida con il Cagliari, mettendosi dalla parte ultras e dimenticando di essere un dirigente che doveva mediare e salvaguardare il giocatore per quanto costa alla società e vale sul campo. Poi, a porte chiuse e partita conclusa, poteva fare e dire quel che gli pareva. Invece è stato un ex capitano in cerca di gloria.

zanetti
In tutto questo domanderete: e l’Inter? Appunto. La società è stata presa alla sprovvista dal libro di Icardi, nessuno lo ha letto preventivamente e nessuno è stato evidentemente avvisato di certe frasi pesanti che vi comparivano. Una lettura preventiva non è obbligatoria, ma almeno cercare di saperne qualcosa, visto il tipo, sarebbe stato più sano. Forse anche la casa editrice  poteva consigliare di purgare certe frasi pesanti. La società non può sapere tutto, ma deve avere occhi e orecchie sempre tesi. All’Inter non succede mai, ormai da anni. Non importa chi sia alla guida del club. E se i giornali avvisano, per tempo, che è in programma una contestazione, qualcuno dovrebbe farsi carico di trovare una mediazione o di attenuarne gli effetti. Certo, direte, e cosa dire di tifosi (tra l’altro ultras) che non si preoccupano nemmeno di salvaguardare squadra e giocatori prima di una partita? Che sorta di tifo  è mai questo? Conta solo affermare il proprio dominio e predominio.
Fantastica Inter nell’arte del farsi male, anche in questo caso non è venuta meno alla sua leadership. Il dilettantismo allo sbaraglio, nel gestire il caso fuori campo, poi si è riversato sul campo. La squadra ha perso maldestramente contro il Cagliari dopo essere andata in vantaggio. Questa volta ci ha messo le mani pure Handanovic, ma la colpa va a tutta la difesa che continua a rassomigliare alle peggiori bande del buco della storia nerazzurra. Frank De Boer, il suo allenatore, avrà finalmente capito quanto sia duro, difficile e rischioso (per la propria reputazione) guidare questa squadra. Il tecnico sta commettendo errori su errori, soprattutto nelle valutazioni dei giocatori, contro il Cagliari qualche cambio non ha convinto e quell’idea di far tirare il rigore al capitano, in piena bufera contestatoria, non è un attestato di sapienza calcistica. De Boer ora rischia la panchina, come è sempre capitato ai tecnici nerazzurri dell’ultimo ventennio. Le prossime due partite potrebbero salvare o affossare la sua avventura.
Lo dicono i numeri prima di tutto: dall’epoca Benitez in poi, quindi successivamente alla gestione Mourinho, solo il duo Gasperini-Ranieri ha fatto peggio in quanto a punti e posizione in classifica. Eppure in questo lungo periodo di tempo si è visto di più e peggio. L’Inter di oggi è qualitativamente una buona squadra, avrebbe tutte le chances per giocarsela nei primissimi posti. Invece sta sotto al Cagliari, nella parte destra della classifica, brutalmente distaccata perfino dal Milan, che possiede una rosa inferiore.
Il tecnico olandese non può più perdere punti e nemmeno rimediare figuracce in Europa. Il presidente Tohir dovrebbe pensare a dimettersi quanto prima: non solo per l’evidente disastro gestionale, ma per avere voluto, alla vigilia del campionato(!!!), un allenatore che non conosceva il nostro calcio. Il cambio con Mancini andava progettato e mandato a buon fine molto tempo prima, se poi andava fatto. In tal modo il danno è stato doppio: per il nuovo allenatore e per la squadra.
Ora non resta che attendere. L’arte del farsi male non ha confini. L’Inter ha esplorato di tutto e di più. e non può bastare sventolare il nome di Massimo Moratti per sanare ogni problema. Il rapporto con Icardi potrebbe essere definitivamente rovinato e se De Laurentiis, il presidente del Napoli, non avesse il braccino corto, sarebbe il momento di allungare una proposta da 60 milioni. Con un centravanti vero e affidabile in campo fin da gennaio, il Napoli potrebbe ancora sentirsi forte. Contro la Roma, invece, ha dimostrato che quest’anno la vita sarà dura.
A tal proposito, l’Inter potrebbe far lezione.


Potrebbe interessarti anche