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Inter e Mancini in crisi: colpe e colpevoli

Riccardo Signori
15 febbraio 2016
jovetic-10

Jovetic

Tutte le grandi, o presunte tali, nell’ultimo mese di campionato hanno fatto vedere il lato A. L’Inter continua a far vedere il lato B, la faccia peggiore di se stessa: sempre che non sia quello il suo lato A. Nove punti in 9 partite, due soli successi, tre sconfitte e 11 gol subiti nel 2016: quanti quelli incassati nelle altre 17 partite. Il segno di una crisi: tutti sotto accusa, Mancini per tutti. Buon senso e logica del pallone dicono che l’allenatore ha sempre una percentuale di colpe inferiori a chi gioca. Poi ci sono i recenti casi Bologna e Roma a smentire la teoria. Ma oramai, tra tecnico e squadra, è un bel spartirsi di peccati e mea culpa.

C’è tanto nervosismo nell’Inter, la miccia si è accesa dopo il match a San Siro con la Lazio del 20 dicembre: gli umori non più “britannici” dell’allenatore si sono riflessi sui giocatori. La partita con la Fiorentina ha registrato altre due espulsioni (Telles e Kondogbia): al di là di giustizia, o ingiustizia arbitrale, sono già 8 gli espulsi in 25 partite. L’Inter ha perso calma e solidità difensiva, il tecnico ha perduto lucidità, forse un riflesso di problemi personali. Le accuse a Mancini sono presto scritte: 1) non trova più soluzione per restituire forza e compattezza alla difesa, troppi svarioni dovuti a mediocrità tecnica ma pure a cattiva concentrazione. 2) Il centrocampo continua a soffrire per la pochezza tecnico-tattica dei giocatori, e non si affida al gioco. 3) La manovra nerazzurra ha smorzato la forza e creatività degli attaccanti. Icardi continua a esser dimenticato dai compagni che dovrebbero servirlo.  4) I nuovi acquisti stanno entrando nella galleria dei flop. Per alcuni il caso è grave, Jovetic e Ljajic, per qualcuno cronico, Kondogbia, per altri sintomi di scarsa concentrazione, Miranda e Murillo. Nella partita con la Fiorentina, Miranda ha commesso errori che non si era permessa nemmeno la devastante coppia Juan Jesus-Ranocchia. Ed anche Eder, ultimo arrivato, sembra un altro rispetto a quello della Sampdoria: senza personalità e  capacità di incidere. In questi casi i giocatori dovrebbero far valere le qualità, ma per riuscirci bisogna avere carattere e determinazione. Invece i nervi tesi, pur alimentati da qualche scarabocchio arbitrale, dicono che la squadra si sente disarmata e si lascia trasportare da alibi e vittimismo.

Eder

Eder

Mancini ha avuto il merito di calibrare subito l’assetto nerazzurro, probabilmente le vittorie iniziali hanno esaltato giocatori e “non gioco” oltre i limiti, con il passare del tempo ci sono stati tradimenti: Ljaljic e Jovetic per tutti.

 All’Inter manca un vero leader del centrocampo: Felipe Melo e Medel non lo sono. Leggerli nella formazione iniziale, fa lo stesso effetto del vedere un’anatra zoppa. Non solo loro hanno azzoppato l’Inter, ma è vero che Mancini non riesce a guarirla. Questa Inter è figlia di una rivoluzione, completamente rinnovata e l’allenatore ha avuto il coraggio del cambiamento. Ora servirebbero un po’ di stabilità, nervi saldi e la testa fredda di Mancini. Dopo aver buttato l’occasione di lottare per lo scudetto, c’è rischio di restar fuori dalla zona Champions. In quel caso la rivoluzione sarebbe fallita, e i conti in rosso di Erick Thoir continuerebbero ad aumentare.


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