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Inter e Milan, crisi prima di cominciare

Riccardo Signori
1 agosto 2016
Roberto Mancini

Roberto Mancini

I punti fermi sono due Mancini e Montella. Iniziale per “M” come Milano. Ecco, appunto,la Milano del calcio per ora sono loro, il resto è confusa mediocrità unita a devastante impotenza. Vero che Roberto Mancini potrebbe lasciare la compagnia quanto prima, accontentando così una parte del pubblico nerazzurro che vorrebbe addebitargli perfino la colpa del pagamento delle bollette della luce, ma non è questo il punto.

La Milano del calcio si trova in uno stato di deprimente inutilità, esistono due squadre che dovrebbero essere grandi e ,invece, non riescono nemmeno ad uscire dal gruppo delle eterne imcompiute. Inter e Milan sono già in crisi prima ancora che cominci il campionato. Anzi, la crisi già in corso è peggiorata con il termine del campionato passato, che non è stato esaltante. Oggi l’Inter ha nuovi padroni, ma è come non ci fossero. Ed è costretta a sorbirsi un presidente, non più padrone, che vuol pervicacemente mantenere intatta la fama di “peggior presidente che la società abbia mai avuto”. Thoir emblema del business inutile del calcio, parla e farebbe meglio a tacere, dice e sai che spesso succede il contrario. Se c’è da fare un’accusa a Massimo Moratti è proprio questa: ha toppato brutalmente sul successore.

Ma ora, che anche l’anticiclone Thoir dovrebbe essere passato, Suning continua a mantenere in sede dirigenti con i quali era meglio salutarsi. I risultati di tanto assenteismo, e di una evanescente presenza della nuova proprietà, si vedono. Mancini con la valigia in mano, una squadra costruita su qualche certezza e qualche palafitta. L’Inter aveva bisogno di pochi ritocchi, ma di sostanza. Vada per Candreva, il meglio che l’Italia ha prodotto sulla fascia destra, invece sarà tutta da vedere per quanto riguarda Banega. Era meglio cedere Murillo, far cassa e riassettare il reparto difensivo (non certo con Ranocchia che pure contro il Bayern non si è smentito), acquistare un grande centrocampista. Il caso Icardi farà ridere, o solo sorridere, i vecchi suiveurs nerazzurri: quando mai un grande giocatore avrebbe preferito lasciar la Nerazzurra per pensare al Napoli? La fame di soldi(la famiglia si fa troppo numerosa?) e le bramosie delle mogli compiono miracoli. Ma qui si intuisce la ridotta dimensione dell’Inter che, quest’anno, doveva presentarsi come l’anti Juve. Vista La prepotente campagna acquisti bianconera, il compito sarebbe stato disperato, ma l’Inter ha, e aveva, il dovere di provarci.

Vincenzo Montella

Vincenzo Montella

Inutile raccontarsela, se la nostra Serie A non gode della forza delle squadre milanesi resta monca. Inter e Milan servono per spettacolo, tensioni, credibilità che altre formazioni non sanno regalare.

E il Milan sta perfino peggio dei cugini. Da una parte c’è un presidente che ha fatto danni, sul versante del Diavolo c’è un presidente che vuol (bisogna credere alle dichiarazioni) vendere e non vende. Anche qui misteri e intrighi cinesi, magari conditi da qualche furbata italiana.

Le ultime amichevoli hanno stordito sia Inter sia Milan, benchè la squadra di Vincenzo Montella abbia trovato, nella precedente partita con il Bayern Monaco, un pizzico di sollievo. Ma la confusione societaria incombe, gli eventuali nuovi padroni non tirano fuori un euro per la campagna acquisti, Berlusconi non vuole spendere e il Milan rischia di ritrovarsi ancora più distaccato e annacquato dell’anno passato rispetto alle avversarie. Qualcuno (Menez, Boateng, Mexes, Balotelli) ha tolto le tende, ma sono sempre troppo pochi quelli che partono e ancor meno quelli che arrivano.

Carlos Bacca doveva finanziare il mercato ma secondo intenzioni sue, non con le idee di Galliani. Alla squadra manca ancora uno stopper di valore, un centrocampista centrale con doti da leader e magari un attaccante di peso che non può essere Gianluca Lapadula. In tempi migliori Lapadula sarebbe stato il quinto, se non il sesto, attaccante.

L’argentino (con passaporto italiano) Mateo Musacchio, per la difesa, e il genoano Leonardo Pavoletti per l’attacco restano le ultime idee per un mercato di insuccesso. Galliani si era acordato per portare lo spagnolo Arbeloa a Milano, ma non è detto fosse una grande idea.

Nei che tempi che furono, l’estate era fatta per sognare.Poi, certo, bisognava anche segnare. Invece questa estate di Inter e Milan rasenta la tristezza, forse una delle più tristi, incartata nella confusione, la fine di un’era e non solo perché arrivano i cinesi. Non ci sono più certezze e nemmeno grandi squadre. Sembra crisi continua. La Milano del calcio deve lottare per lo scudetto, non per salvare la faccia.


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