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Intervista a Claudio Marenzi

Emanuela Beretta
13 aprile 2014

Claudio Marenzi-Presidente Herno

Nel 1948 Giuseppe Marenzi, fonda a Lesa, sul Lago Maggiore, l’impresa di famiglia focalizzata sulla produzione di impermeabili. Il nome Herno proviene dal fiume che divide Lesa, a questo viene aggiunta una H iniziale per dare un tono più internazionale all’azienda. Nel 2007, il figlio Claudio, assume le redini dell’azienda e, nel 2013, viene eletto Presidente di SMI, Sistema Moda Italia, l’associazione che rappresenta gli industriali del tessile e della moda. Incontriamo Claudio Marenzi imprenditore entusiasta, illuminato e determinato.

L’entrare nell’azienda di famiglia è stata una scelta, perché?
Sì, una scelta naturale. Non ho mai pensato di fare altro. Ho iniziato a lavorare a 15 anni, durante le vacanze estive. Nessuno mi ha obbligato  a seguire questo percorso, ma da sempre, ho amato ogni aspetto di questo lavoro, la sfera produttiva, commerciale e strategica.
Una scelta di cuore e per  questo mi ritengo molto fortunato.

HERNO - azienda

Qual è il segreto del successo di Herno?
Penso che aver coniugato  un forte legame con la nostra tradizione e l’innovazione dei processi prodottivi, siano il segreto del nostro successo. Questo si somma ad uno stile forte, un prodotto moderno ed innovativo che ha saputo cogliere le esigenze del mercato, con un quid tecnologico che fa la differenza.

Perché tante medie aziende decidono di non affrontare questo momento delicato e decidono di chiudere?
Nella maggior parte dei casi, è una scelta obbligata, dovuta alla mancanza di risorse economiche, di sbocchi commerciali, ma troppo spesso mancano determinazione e  spirito imprenditoriale. Io sono alla seconda generazione, mi sento profondamente imprenditore,  mi assumo tutti i rischi  che questo impegno comporta. Non tutti gli imprenditori però nutrono lo spirito di sacrificio necessario, forse pochi amano  questo lavoro.

HERNO - interno azienda 1

Quali sono le sue proposte per superare questa crisi?
Dobbiamo passare dalle enunciazioni ai fatti. Le azioni fondamentali: il governo deve aiutare le aziende con incentivi concreti, una fattiva semplificazione della burocrazia e spingere concretamente sul certificato di origine delle merci a livello europeo, tutti gli altri interventi  sono una  conseguenza.

Come imprenditore  di che cosa è particolarmente orgoglioso?
In azienda lavorano 150 persone con un indotto che supera le 500.
Io mi sento responsabile per i miei dipendenti, i collaboratori e le loro famiglie quindi, come imprenditore, il fatto che la mia azienda abbia dei buoni risultati mi riempie di orgoglio.

Quali sono i mercati esteri dove siete maggiormente presenti?
Il 75% del nostro fatturato è rivolto verso l’export spalmato su grandi mercati dove primeggiano Russia, Germania, Giappone e Korea. Abbiamo richieste dalla Cina, ma stiamo valutando le collaborazioni.

HERNO-interno azienda

Perché un imprenditore di successo decide di impegnarsi in una attività istituzionale come la presidenza di SMI?
Io lavoro con grande entusiasmo e passione. Quando mi è stato chiesto di assumere la presidenza di SMI ho accettato. Il settore tessile mi ha dato tanto, mi è sembrato naturale  mettere a disposizione della mia categoria il frutto  della mia esperienza e poterla  condividere con i miei colleghi.

Come sarà la sua SMI, quali gli obiettivi e quali i progetti?
Vedo un’associazione più radicata sul territorio e più aperta al dialogo. Voglio parlare con gli imprenditori di tutta la filiera. Mi piacerebbe che le aziende  con marchi consolidati, le cosiddette aziende a monte della filiera, possano intervenire nei confronti delle aziende a valle, quelle piccole e medie. Queste aziende contribuiscono concretamente con i loro filati ed i loro tessuti al prodotto di eccellenza che noi produciamo, sfortunatamente  tranne gli addetti ai lavori, nessuno conosce queste realtà. Quindi vorrei  intervenire ed aiutare queste aziende nei momenti critici. Portare l’esperienza concreta dei grandi in aiuto dei più piccoli.

Herno

Come pensa di gestire i rapporti  con la politica? 
Io non cerco i politici, ma devo riconoscere che il Viceministro Carlo Calenda sta lavorando fattivamente per garantire fondi per la promozione delle nostre aziende all’estero, è un pragmatico, ma per il resto preferisco non pronunciarmi.

Il Made in Italy è sempre un obiettivo da perseguire?
Il Made in Italy è la filosofia di un prodotto, una certificazione di qualità. Più che Made in Italy parlerei di “Made in” perchè sono certo che il made in Italy non lo otterremo mai. Noi dobbiamo puntare sulla tracciabilità del prodotto a salvaguardia e a garanzia della nostra filiera, delle  nostre maestranze e della nostra creatività. Noi puntiamo su una etichettatura che riporti  la tracciabilità vera del nostro prodotto.Questa è la prima garanzia a tutela  della  qualità nei confronti del consumatore.

Che cosa potrebbero fare i grandi della Moda per aiutare il nostro sistema tessile?

La Camera Nazionale della Moda ha iniziato un percorso virtuoso di sinergia ed aggregazione con associazioni e organizzazioni fieristiche e mi auguro che il “fare sistema” dia dei vantaggi effettivi a beneficio di tutto il settore.

Per Expo come SMI che cosa pensate di fare?
I tempi  delle enunciazioni  sono prematuri, stiamo comunque parlando con Cameramoda. Dobbiamo spingere le istituzioni affinché  comprendano che il settore moda è uno dei settori trainanti per il nostro paese così come dovrebbe essere quello del turismo. Penso che, durante Expo,  potrebbe  essere  interessante  organizzare delle visite alle aziende italiane di riferimento un atteggiamento efficace per far “vivere” l’eccellenza e qualità dei nostri prodotti.

Intervista a cura di Emanuela Beretta


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