Fashion

Intervista a Luca Gianmaria Catalano: Finaest, la bottega online del made in Italy

Martina D'Amelio
25 gennaio 2016

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Made in Italy, qualità, prezzo fair, difficoltà di reperibilità offline, prestigio. Se un brand non ha queste caratteristiche, non può essere su Finaest.com, l’e-commerce capitanato da Luca Gianmaria Catalano: un giovane imprenditore con la passione del bello e ben fatto, che ci racconta come ha realizzato il suo sogno.
Un amico, Andrea Viganò, la voglia di restare nonostante la crisi nel nostro Paese e un comune desiderio di creare qualcosa di innovativo, in grado di colmare il gap nell’offerta di prodotti artigianali nel settore lusso. Le premesse ci sono tutte, ma il sogno prende forma nel 2012, con la creazione di uno shop-online fuori dagli schemi. Finaest.com è molto diverso dagli e-commerce ai quali siamo abituati: qui la product description non è un semplice tasto (spesso nascosto), ma il necessario, dettagliato corredo per capi, accessori, oggetti che hanno una storia. Recente o di lungo corso, non importa: quello che davvero conta è la qualità made in Italy, insieme a una buona dose di coolness. I capispalla di Shibumi, i cappelli di Panizza 1879, gli occhiali dandy style di Kyme Sunglasses e Oliviero Toscani, i guanti in pelle di Mazzoleni Gloves 1958 e le sacche da golf di Grignola 1966 sono solo alcune delle “chicche” che potrete scovare qui. Ma se volete scoprire come ci sono arrivate, leggete quest’intervista.

Perché il nome Finaest?
Finaest deriva dalla combinazione di due parole, finest e aestethica eccellenza e bellezza – ed è esattamente questo: una boutique dove trovare prodotti unici e di alta qualità, dall’estetica eccellente e rigorosamente made in Italy, realizzati sia da rinomati marchi storici che da giovani designer emergenti.

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La creazione di un ombrello firmato Francesco Maglia 1854, in vendita su Finaest.com

Cosa differenzia Finaest dagli altri fashion e-commerce?
Finaest non si limita alla vendita del prodotto, ma si propone di trasmettere la storia e l’artigianalità di ciascun oggetto, fornendo gli elementi per poterne apprezzare le qualità che altrimenti passerebbero inosservate. La valorizzazione avviene attraverso diversi strumenti: dalle interviste agli artigiani e produttori, alle fotografie e ai video che guidano il cliente nella scoperta del processo di realizzazione del prodotto, fino alla vendita online.

Cosa ti ha spinto a puntare proprio sul made in Italy?
Credo che la moda, il cibo, la storia, la cultura e conseguentemente il turismo rappresentino i punti di forza del nostro Paese. Il made in Italy è riconosciuto in tutto il mondo in quanto sinonimo di qualità ed eccellenza, e questo sicuramente ci dà un notevole vantaggio competitivo su tutti gli altri.

Artigianalità del passato e attualità del web. Come avete conciliato questi due poli opposti?
Proprio grazie al made in Italy. Esso rappresenta una vera e propria eredità, pervenuta fino ad oggi grazie al lavoro svolto da artigiani italiani nel corso dei secoli che noi, in quanto eredi, abbiamo il diritto e il dovere di difendere e valorizzare. Le nuove tecnologie, e in particolare il web, ci consentono di fare proprio questo, promuovendo le nostre eccellenze in tutto il mondo. Basti pensare al fatto che oggi abbiamo la possibilità di offrire un servizio globale di consegna gratuito in tempi rapidissimi.

Le “coppole” di Cappellificio Biellese 1935, in vendita su Finaest.com

Le “coppole” di Cappellificio Biellese 1935, in vendita su Finaest.com

Cosa accomuna i brand che proponete sul vostro sito? Come li selezionate?
Lo scouting proviene da una ricerca e da una conoscenza maturate negli anni, ma è iniziato per puro piacere personale, essendo io stesso cliente da tempo di alcuni dei nostri brand. A oggi abbiamo un database molto ampio di brand, integrato negli anni grazie a partecipazioni a fashion fairs, insight da cool hunter e trend setter, collaborazioni con associazioni che promuovono l’artigianalità e/o designer e creativi emergenti e passaparola, spesso dai brand stessi presenti sulla piattaforma che ci mettono in contatto con altri marchi potenzialmente in linea con il nostro target. Sono tutti marchi che rispecchiano a pieno lo stile Finaest, ma soprattutto il mio gusto e carattere, in quanto ritengo che anche solo un accessorio o un abito che indossiamo dicano molto di noi stessi. I nostri prodotti raccontano molto di me e di quello che Finaest vuole valorizzare e portare nel mondo, quel “fatto a mano in Italia” che tanti artigiani, e noi insieme a loro, cerchiamo di preservare e di far conoscere.

Finaest spedisce anche all’estero. Da dove comprano i vostri clienti?
Spediamo in tutto il mondo e ad oggi abbiamo venduto in circa 100 Paesi. Il mercato di riferimento finora sono gli Stati Uniti, che rappresentano il 25% del fatturato, seguiti da Regno Unito, Francia, Germania e Australia. L’Italia vale per circa il 18% delle vendite.

 Mauro Lorenzi e un artigiano alle prese con la creazione di uno degli accessori Cedes Milano in vendita su Finaest.com

Mauro Lorenzi e un artigiano alle prese con la creazione di uno degli accessori Cedes Milano in vendita su Finaest.com

Ha mai pensato di aprire un negozio fisico?
Sì, sempre, sin dall’inizio. Ho sempre pensato, soprattutto per i nostri prodotti, che l’online non basta ma aiuta, con le giuste azioni, ad accelerare il processo di conoscenza del prodotto e del brand che va però supportato anche da azioni offline, attraverso le quali le persone possano toccare con mano e percepire direttamente la qualità e la storia del prodotto. Infatti, a febbraio inaugureremo il primo punto vendita a Torino, dove tutto ha avuto inizio due anni e mezzo fa, in Via della Rocca, e a seguire, tra poche settimane, inaugureremo anche il primo flagship store all’estero, negli Emirati Arabi.

Cosa significa per due giovani lanciare una startup in Italia nel bel mezzo della crisi?
Significa svegliarsi tutte le mattine positivi, determinati e “combattivi” cercando di farsi spazio tra mille difficoltà, senza mai però perdere di vista l’obiettivo finale.

 


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