Fashion

Intervista a Mario Boselli: il Signore della Moda

Emanuela Beretta
9 maggio 2016

M-Boselli

Mario Boselli è il Signore della moda. Dopo essere stato Presidente di Federtessile, di Pitti Immagine, di Fiera Milano, di Centrobanca, Camera Nazionale della Moda Italiana – della quale attualmente è Presidente Onorario -, è oggi anche Presidente di Arab Fashion Council.
E dunque, chi meglio di lui può essere in grado di  illustrare quelle che sono le criticità dell’universo fashion e raccontarci gli sviluppi di nuovi progetti.

Data la Sua esperienza, che cosa  dovremmo porre in essere per promuovere il Made in Italy e aiutare i giovani talenti della moda?
A mio parere si tratta di un un problema generazionale. Il Made in Italy è diventato grande nel tempo grazie all’opera di quelli che sono considerati “i padri fondatori” della moda italiana: i nostri  stilisti bravi e capaci che da soli promuovono quello che ormai è diventato un brand prezioso, e il  successo di tutti loro lo testimonia.
Ma oggi esiste fortunatamente una nuova generazione di attori del Made in Italy. Questi giovani talenti hanno un’estrema difficoltà ad emergere: il mercato è cambiato, la concorrenza è spietata, ci sono troppi contendenti; per questo il nostro compito è quello di sostenerli nel processo di crescita, promuovendoli in Italia e aiutandoli ad esplorare i nuovi mercati esteri. Abbiamo bisogno di nuova linfa e di nuove energie che ci porteranno ad un vero rinnovamento a beneficio di tutto il Sistema Moda Italia.

1428668680_r-1280x628

Ad un anno dalla Sua uscita dalla Presidenza di Cameramoda quali sono le novità?
È continuata la grande attenzione al problema dei giovani stilisti e alle aziende emergenti. Ai tre precedenti progetti – NUDE (New Incoming Designers), Next Generation e Fashion Incubator – è  subentrato Vogue Talents, un incubatore di nuovi talenti la cui filosofia è quella di appoggiarsi ad un grande strumento di comunicazione come Vogue. Cambiano i tempi e cambiano gli strumenti. La Camera, con il nuovo Presidente Carlo Capasa, sta portando avanti un nuovo percorso di innovazione e comunicazione.

montenapo

Secondo lei qual è la vera capitale della moda nel mondo?
Le capitali della moda sono quattro – New York, Londra, Milano e Parigi -, ma Milano è senza dubbio la più accreditata per il prêt-à-porter d’alta gamma.
I motivi che la rendono tale sono diversi, ma in particolare Milano è la sede delle Maison dei principali stilisti, delle case del sistema tessile/abbigliamento/moda e delle imprese che costituiscono la base della moda italiana nel mondo. Inoltre è la capitale indiscussa della comunicazione: oltre il 90% delle case editrici e delle riviste hanno sede nel capoluogo e sempre qui si trovano gli uffici di pubbliche relazioni e gli uffici stampa più accreditati, gli studi fotografici e le agenzie di modelle. È poi la città di riferimento della distribuzione: sono oltre 800 gli showroom monomarca e multimarca concentrati sul territorio milanese. Milano è inoltre sede di importanti e prestigiose scuole di moda specialistiche che attraggono milioni di studenti stranieri ogni anno. Non va poi dimenticato che è una delle più importanti vetrine internazionali: il Quadrilatero della Moda (via Montenapoleone, Via Manzoni, Via della Spiga, Via Sant’Andrea) e il centro storico rappresentano le strade più famose al mondo per lo shopping.
Infine Milano è di fatto il baricentro dei distretti tessili e, mentre le produzioni si svolgono altrove, è divenuta la realtà post-industriale dove vengono prese gran parte delle decisioni per l’intero settore.

mario-boselli672x351

Quali secondo Lei sono gli incentivi che il Governo, le banche, le Istituzioni dovrebbero porre in essere per promuovere la moda nel mondo?
Come già accennato in precedenza, il focus deve essere quello di aiutare le piccole-medie imprese e  i giovani stilisti, situazioni che spesso coincidono, a spiccare il volo verso il mondo e verso i mercati esteri, dando quindi concrete possibilità attraverso finanziamenti, la partecipazione a fiere internazionali al fine di implementare, divulgare e far crescere i loro brand e nel contempo promuovere il Made in Italy.

Che cosa ne pensa del tanto chiacchierato fenomeno see now buy now?
Il fenomeno definito “see now buy now” nasce durante la settimana della moda di New York e consente la vendita diretta al consumatore finale a conclusione della sfilata.
Questo fenomeno ha da subito scatenato un dibattito che ha visto le quattro capitali della moda dividersi, a mio avviso giustamente, in due gruppi distinti: da un lato New York e Londra orientate in maniera positiva verso un simile cambiamento, dall’altro Parigi e Milano che hanno espresso delle forti riserve. Tale separazione è dovuta ad un fatto strutturale: la scelta infatti potrebbe penalizzare la creatività che è alla base del successo delle realtà italiane e francesi. Questo fenomeno condizionerebbe e penalizzerebbe, infatti, le aziende più piccole che sono tuttavia fondamentali all’interno dell’economia del fashion system italiano e francese. Da qui si torna all’importante riflessione sulla tutela e sulla valorizzazione del Made in Italy che io condivido pienamente.

Arab-Fashion-Council-Mario-Boselli

Vedremo nuovamente in passerella un China fashion day a Milano?
Io lo spero vivamente. Secondo me dovremmo puntare sull’internazionalizzazione dell’offerta che  Milano è in grado di proporre.
Insieme a Carlo Capasa, stiamo muovendo in questa direzione con un’operazione a cui tengo molto: creare un contenitore che abbia come base il fashion Hub di Piazza Gae Aulenti e che sia a metà strada tra la classica sfilata in passerella e la presentazione statica. Un connubio innovativo che possa cambiare il modo di presentare la Moda oggi in modo originale, anche più economico, e che sia adatto soprattutto agli stilisti stranieri, non solo cinesi.

Attualmente Lei è Presidente dell’Arab Fashion Council: quali sono gli sviluppi di questo progetto?
Il progetto è giovane e deve essere ancora sviluppato. Le collezioni presentate erano molto buone, ma l’iniziativa soffre – per così dire – di qualche vizio di gioventù, soprattutto nell’ambito organizzativo; dunque lavoreremo al fine di strutturare meglio la manifestazione.

Cosa ne pensa di Altaroma?
Altaroma è un incubatore dedicato a chi esce dalle scuole specializzate in Fashion: un luogo formativo, per costruire e fare esperienza con la possibilità di muoversi in un ambito più libero rispetto a quello meneghino. I giovani creativi  in un luogo competitivo come Milano verrebbero penalizzati, invece, grazie ai forti finanziamenti governativi che le Istituzioni locali destinano ad Altaroma, hanno la possibilità di crescere prima di spiccare il volo verso Milano.


Potrebbe interessarti anche