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Intervista a Mario Boselli, presidente Camera della Moda

Emanuela Beretta
18 febbraio 2013

Con l’approssimarsi della settimana della moda milanese si rincorrono  polemiche, rumors e malumori. Così abbiamo intervistato Mario Boselli, Presidente della Camera Nazionale della Moda, che, con la sua proverbiale cortesia e disponibilità, ha risposto alle nostre domande.

Milano potrebbe migliorare il supporto al sistema la moda ed in particolare alle sue manifestazioni più importanti?
Assolutamente si. La moda italiana al momento è sotto attacco e i dati oggettivi testimoniano questa situazione che alla crisi attuale somma la nostra  situazione di incertezza a livello Paese  rafforzando così le  fashion week estere. Se considero il quadro nazionale, personalmente io riserverei a Milano oltre alle sfilate uomo e donna, le mostre di prêt-à-porter femminile per lasciare a Firenze le manifestazioni fieristiche Pitti Uomo e Pitti Bimbo.

Quali sono i rapporti tra Cameramoda e Comune?
I rapporti con l’amministrazione sono buoni la concessione di prestigiose location è una eccellente opportunità, ma  in un periodo critico come il nostro ritengo che, un mercato strategico come quello della moda in Italia, necessiterebbe di  una maggiore attenzione, progettualità, un maggiore impegno condiviso perché al momento attuale i “normali” buoni rapporti non sono sufficienti per superare un momento tanto delicato.

Che cosa  potrebbe  fare  il Comune di Milano per il settore  moda?
Affrontare in modo determinato il tema dell’accoglienza a Milano e dell’atmosfera che anima la città. E’ un problema che viene da lontano e si trascina da molti anni. A Milano, come sostengo da tempo, manca un disegno globale,  pianificare un impegno  con forza e determinazione,   il coinvolgimento di tutti gli attori e della  città in particolare così come accade nelle capitali estere.  Noi siamo in competizione con delle megalopoli come Parigi, Londra e New York e Milano che è una bomboniera,  necessita di assoluta eccellenza per reggere il confronto.  Il nostro rischio è quello di scadere nel provincialismo a scapito delle nostre manifestazioni, che sono una risorsa.

Di quali incentivi dovrebbe poter disporre Cameramoda?
Nuove e maggiori risorse finanziarie, che non possono derivare dalle sole quote associative, un piano  di  coesione con il Comune che porterebbe per prima cosa a rifinanziare il fashion incubator che ha dato tante soddisfazioni alla moda italiana ed ha aiutato molti dei nostri giovani talenti. Inoltre come Camera noi abbiamo suggerito al Comune dei punti di miglioramento per rendere Milano più appetibile e vivibile in termini di accoglienza e dal punto di vista turistico che è uno degli aspetti che la moda va ad alimentare.

C’è la possibilità, secondo Lei, che a Milano “scippino” le sfilate a favore di città  più generose e con maggiori attrattive?
Di questo sono certo, se continuiamo a non intervenire con caparbietà e determinazione sul settore moda che vale più di 2 miliardi di euro per Milano e Lombardia, cifra che rappresenta il 10% circa del settore moda a livello nazionale, Parigi e Londra attingeranno e approfitteranno delle nostre deficienze e…  recriminare poi non avrebbe  alcun senso.

Come vede la concorrenza con Roma?
La concorrenza con Roma non esiste e non è mai esistita. Le Collezioni di prêt-à-porter a Milano e quelle di alta moda a Roma sono due eventi complementari, un binomio che andrebbe ulteriormente sviluppato e noi, come Cameramoda, siamo certamente disponibili.

Il suo mandato è in scadenza La vedremo nuovamente sullo scranno di Cameramoda?
Da gennaio tre saggi stanno consultando gli associati parlo di: Giovanna Gentile Ferragamo (Salvatore Ferragamo) Massimo Ferretti (Aeffe) e Saverio Moschillo (John Richmond) e stanno sondando le intenzioni dei vari associati. Vedremo, ai suddetti colleghi su loro richiesta ho confermato la mia disponibilità a determinate condizioni ma, dopo quattro mandati, sarei lieto di passare la mano a un Presidente che continui a portare avanti il progetto strategico della Camera.

Mi auguro che non ci voglia abbandonare, ma quale potrebbe essere il Suo futuro dopo la Presidenza di Cameramoda?
Qualunque sia il risultato non è mia intenzione abbandonare Cameramoda. Potrei immaginare un ruolo diverso più aperto verso i mercati esteri, una delega per i rapporti con i Paesi stranieri, rapporti fondamentali che vanno ulteriormente ampliati  e concretizzati.

Quale strategia il nuovo Governo dovrebbe attuare per sviluppare e affermare con maggior forza il patrimonio moda nel mondo?
Per prima cosa la promozione sui mercati BRIC ed i mercati emergenti con ottime disponibilità finanziarie. Trattandosi di un periodo di contenimento delle spese dovremo chiedere aiuto a tutte le agenzie operanti sui mercati esteri ed attivare con nuove impostazioni e maggiore determinazione l’ICE, le Ambasciate, le Camere di Commercio Italiane all’Estero, la Sace tutte le realtà coinvolte sui mercati esterni.

Che cosa pensa della crisi e quali, secondo Lei, sono i mezzi da attuare per poterla affrontare con maggiore serenità?
Nel 2012 si è verificato un calo del 5% circa che ha annullato l’incremento di pari importo del 2011 quindi siamo ritornati al fatturato  di circa 60 miliardi di  euro pari al fatturato del 2010. Il 2013 sarà un anno a due velocità sino ad agosto non avremo risultati particolarmente brillanti, da settembre ci sarà una cauta ripresa. Molte piccole e medie imprese del settore tessile stanno soffrendo, ma quelle che puntano  su esportazione, innovazione, qualità ed il vero Made in Italy stanno riscuotendo  buoni consensi.

Che cosa pensa del Made in Italy? Quali sono i mezzi da attuare per poterlo tutelare?
Il Made In Italy è una risorsa fondamentale. Come accennavo le aziende che operano con rigore e producono il vero Made in Italy riescono ad ottenere dei risultati apprezzabili.
La legge a tutela del Made in Italy esiste. Deve solo esser applicata. Inoltre dobbiamo  premere sulla Comunità Europea affinché venga approvata la proposta, la cosiddetta opzione 2, che l’On. Muscardini sta caparbiamente portando avanti ovvero il Regolamento Europeo di etichettatura obbligatoria per l’indicazione della denominazione di origine dei prodotti Extra UE.  E’ necessario  riportare correttezza sul mercato,  fiducia e lavoro nell’impresa, difendere i cittadini e le aziende manifatturiere europee soprattutto in un periodo di crisi economica per contrastare con determinazione l’invasione di merci illegali e marchi contraffatti.

Emanuela Beretta


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