Cultura

Intervista a Massimiliano Volpini: dal Corpo di Ballo della Scala a Il Giardino degli Amanti

Emanuela Beretta
15 aprile 2016

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Massimiliano Volpini per 23 anni fa parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala ma la passione per la coreografia lo porta nel 1995 a creare Buster dedicato al comico Buster Keaton. Da quel momento la sua carriera è in continua ascesa e porta le sue opere nel mondo. Nel 2001 inizia la sua collaborazione con Roberto Bolle per il quale crea passi a due e assoli: Notte di Duelli e di Magia per RaiUno, Antonio e Cleopatra, il celeberrimo e multimediale Prototype rappresentato a New York, Londra, Shanghai e Mosca, il Concerto di Capodanno del 2015 e 2016 al Teatro la Fenice di Venezia. Oggi debutta il suo Il Giardino degli amanti, fino al 19 aprile in scena al Teatro alla Scala di Milano.

Come nasce l’idea de Il Giardino degli Amanti?
L’idea nasce un poco alla volta, sono partito dalle musiche scegliendo tra le composizioni da camera quelle che già al primo ascolto mi suggerivano sensazioni,coreografie, situazioni, idee.
Poi ho pensato ad un’ ambientazione dove far vivere delle microstorie: la scelta del giardino è stata abbastanza facile, poi il giardino si è trasformato in labirinto, con tutte le evocazioni che si porta dietro. A quel punto mi servivano dei personaggi da mettere nel labirinto e per questo mi è venuto in aiuto proprio Mozart, con i tanti caratteri presenti nelle sue opere. Alla fine ho dovuto mettere un po’ d’ordine tra gli elementi ed è nata una nuova storia.

Giardino degli amanti - Nicoletta Manni, Roberto Bolle e Marta Romagna foto Brescia Amisano

Giardino degli amanti – Nicoletta Manni, Roberto Bolle e Marta Romagna foto Brescia Amisano

Perché la scelta della musica di Mozart?
Lo spettacolo rientra nel progetto di balletti con musica da camera voluto dal sovrintendente Pereira. Makhar Vaziev, l’ex direttore del corpo di ballo che mi ha commissionato il lavoro, mi propose i quartetti per flauto di Mozart, io accettai la sua proposta con grande entusiasmo, aggiungendo poi altre tipologie di quartetto – per oboe, clarinetto, quartetto d’archi – per avere timbri ed atmosfere diverse all’interno dello spettacolo.
Mozart per me è un’ispirazione continua, è ricco di suggerimenti e colori che danno alla coreografia molti spunti.

 …e il titolo Il giardino degli amanti?
Il titolo è una delle tante citazioni mozartiane presenti nel balletto. Il compositore austriaco, estimatore delle audaci opere di  Molière, si ispira al sottotitolo dell’opera Così fan tutte, che è La scuola degli amanti. I giochi amorosi, gli inganni e i tradimenti tipici delle opere di Mozart sono tutte contemplate  nel mio balletto.

Giardino degli amanti - Roberto Bolle foto Brescia Amisano

Giardino degli amanti – Roberto Bolle foto Brescia Amisano

Qual è il contributo di Roberto Bolle nella preparazione dello spettacolo?
Roberto si è lanciato in questo progetto con grande partecipazione ed entusiasmo. Mi ha affiancato in questo percorso da amico, oltre che da grande artista  instancabile qual è, dandomi tranquillità e sicurezza. È stato molto presente e propositivo con tutti i danzatori, un traino e un riferimento per tutti quanti. Posso confermare che si è anche divertito molto nelle scene in cui interagisce con gli altri personaggi.

Quanto sono importanti la scenografia e i costumi in questo balletto?
Scenografie, costumi e luci hanno dato un contributo fondamentale allo spettacolo. La fantasia dei costumi, i colori scelti, le citazioni stilizzate del ‘700 hanno aggiunto gioia e leggerezza, ricreando lo spirito brillante e giocoso delle musiche.
Le scene poi, insieme alle luci, hanno contribuito a creare la magia necessaria: si tratta di un luogo incantato dove nulla è reale, già dal primo colpo d’occhio ci doveva essere poesia e mistero e devo dire che Erika Carretta e Marco Filibeck hanno centrato perfettamente l’obiettivo.

Giardino degli amanti - Nicoletta Manni e Roberto Bolle foto Brescia Amisano

Giardino degli amanti – Nicoletta Manni e Roberto Bolle foto Brescia Amisano

Qual è la differenza tra dirigere degli ex colleghi con i quali si è condiviso un percorso o lavorare con una nuova compagnia?
Ritornare in Scala da coreografo è stata un’esperienza strana e insolita: mi sentivo a casa mia, ma tutto era nuovo. Però non è stato difficile, i ballerini  hanno collaborato con grande entusiasmo e anche un incredibile affetto. Probabilmente era la situazione ideale, il giusto equilibrio tra una situazione familiare e una di rispetto, c’era partecipazione ma il gioco dei ruoli – fondamentale in teatro – è stato mantenuto.

Quali sono i suoi impegni futuri?
Sto lavorando a due progetti: Pirandello Suite per il Teatro Regio di Torino, ispirato ai romanzi di Pirandello su musiche di Alfredo Casella, e la Sagra della Primavera per il Balletto di Roma. Due nuove sfide che accolgo con l’entusiasmo di sempre.


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