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Intervista a Matilde Gioli: nuovi talenti al cinema

Virginia Francesca Grassi
10 gennaio 2014

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Milanese, 24 anni ed uno sguardo che di certo non dimenticherete facilmente: ecco Matilde Gioli, il nuovo volto scoperto da Paolo Virzì.
Non si tratta di un’attrice professionista, ma di talento ne ha da vendere: oggi al cinema è Serena, la giovane protagonista de Il capitale umano, che ha interpretato accanto ad attori del calibro di Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Fabrizio Bentivoglio e Valeria Bruni Tedeschi.
Lei si definisce «curiosa, tormentata, orgogliosa», noi aggiungiamo promettente e autoironica. Della vita sul set infatti racconta: «Non ho frequentato delle scuole di recitazione e dunque ci sono stati diversi momenti in cui certe battute proprio non mi riuscivano: mi ricordo che se da un lato ridevo come una matta per le continue papere, dall’altra ero mortificata per tutta la troupe che rimaneva in attesa che io azzeccassi le parole!».

Come è cominciata questa grande avventura con Paolo Virzì?
L’avventura con Paolo è iniziata più di un anno fa, quando feci per caso un provino a Milano. Cercavano ragazzi intorno ai vent’anni con accento lombardo. Pensavo fosse per comparse, invece mi hanno richiamata per fare il provino direttamente con il regista. E lì è iniziato tutto!

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Non sei un’attrice professionista, come è stato dunque il primo impatto con il set?
Il primo impatto col set è stato molto interessante, dopo un panico iniziale ovviamente. È incredibile quanti reparti debbano collaborare per la costruzione di un film e lavorare in gruppo. Mi ha ricordato molto la mia esperienza in una squadra di nuoto sincronizzato: stesso obiettivo da raggiungere, l’unione fa la forza, ma soprattutto rispetto per il lavoro degli altri. Insomma, una bella palestra di vita.

Sei un’appassionata di cinema?
Non ero particolarmente appassionata ma per una questione di ignoranza. Mi sono sempre dedicata più alla musica o allo sport. Questa esperienza mi ha invece aperto gli occhi su un altro mondo: davvero eccitante da un punto di vista artistico-culturale ma anche emotivo-personale.

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Cosa vuole dire per una “ragazza della porta accanto” vedersi catapultata in un mondo fatto di interviste, shooting fotografici, première e visibilità mediatica?
Penso che dipenda dal carattere di ciascuno. Personalmente sto vivendo situazioni davvero surreali!
Non realizzo granché di tutto ciò perché è totalmente lontano dal mio stile di vita. Di queste cose ho sempre sentito parlare in televisione o suo giornali… Viverle è molto più emozionante!

Il capitale umano vuole essere uno spaccato – amaro, molto amaro – sull’Italia di oggi. Pensi che rispecchi effettivamente la realtà dell’Italia contemporanea?
Credo che Paolo abbia colto perfettamente ciò che sta accadendo all’Italia in generale, ma nello specifico anche nelle famiglie, nei rapporti di lavoro, nelle amicizie e nelle relazioni amorose.
La crisi e l’ansia economica influiscono negativamente su queste cose ed è ancora più difficile viverle per la nostra generazione. Mi riferisco soprattutto ai personaggi giovani, tra cui il mio.

In che modo ti sei rapportata con il personaggio di Serena?
Ho cercato di immaginarmi la sua vita e di farla mia. Non avendo grandi strumenti, dato che non ho mai studiato recitazione né mai recitato in vita mia, l’unico modo è stato quello della classica immedesimazione. Esperienza divertente ma anche difficile: doversi far carico delle sofferenze del proprio personaggio ha in qualche modo turbato il mio animo. Ovviamente durante il periodo di riprese, ora sto benissimo!

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Ahimè, fai parte di una delle categorie di studenti più sottovalutate e sminuite d’Italia: sei laureata in Filosofia. Secondo te quali sono le prospettive per i giovani che decidono di rimanere in Italia?
Le prospettive sono tendenzialmente magre e sconfortanti. Si sa, se ne parla tanto, ma credo che ci sia ancora una speranza accesa per chi ha voglia di fare tanti sacrifici e di portare avanti la propria passione. Percorso durissimo, ma non per forza impossibile.

Ho letto che vorresti proseguire la carriera universitaria occupandoti di neuroscienze, d’altra parte però Il capitale umano ti ha spalancato le porte per un futuro nel cinema: non ti senti come se ci fossero due Matilde?
Meno male sono ancora una Matilde sola! E sento di essere la stessa di prima e non una nuova versione post-cinema. Di certo l’esperienza del film ha arricchito il mio bagaglio in maniera consistente, quindi da parte mia rimane un’ampia apertura anche per questo tipo di percorso professionale, oltre che per quello universitario.

Intervista a cura di Virginia Grassi

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