Interviste Musica

Intervista a Petra Conti, 24enne prima ballerina alla Scala

Emanuela Beretta
26 novembre 2012

Petra Conti è prima ballerina al Teatro alla Scala a soli 24 anni. Dopo il diploma all’Accademia Nazionale di Danza di Roma nel 2006, si perfeziona al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e, nel 2009, entra a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. Una mamma Polacca che amava la danza, tanti riconoscimenti internazionali che potrebbero suggerire una velata supponenza. Ma Petra, che porta il nome del nonno che non ha mai conosciuto, è una ragazza semplice, umile e caparbia. Occhi limpidi e profondi che esprimono la gioia interiore; essere prima ballerina alla Scala di Milano, alla sua età potrebbe far “paura”, ma per lei tutto questo è impegno, stimolo, consapevolezza di un ruolo e di un simbolo. Per Petra è la gioia.

Che bambina era Petra?
Ero una bambina molto tranquilla. Portavo una lunga treccia e la frangetta, mi piaceva studiare. Ballicchiavo per casa sulle note di Chopin. Amavo giocare all’aria aperta, perché amo la natura. Il regalo preferito erano i libri; leggevo tanto, sia in polacco che in italiano, sognavo quei personaggi, li imitavo improvvisando teatri di marionette. Adoravo disegnare, mi chiudevo in camera e mi sfogavo urlando le canzoni di Czesław Niemen, uno dei maggiori esponenti polacchi della musica rock.

Come è nata la passione per la danza?
La mia mamma era una ballerina classica. La passione per la danza è cresciuta lentamente dentro di me. Piano piano, quasi senza accorgermene, la danza è diventata la mia vita. È stata come una vocazione. Non sono stata io a decidere, la danza mi ha scelta.

Che cosa significa danza per lei?
L’espressione di emozioni troppo intime e profonde per poterle esprimere con la parola. Uno sfogo totale dell’anima, di energia interiore, disciplinato e scandito da un linguaggio perfetto che si sviluppa ed esprime le più piccole sensazioni.

Che cosa significa essere prima ballerina alla Scala a 24 anni?
Essere prima ballerina alla mia età in un Teatro così prestigioso è una responsabilità enorme, un  onore immenso. Lo stress quotidiano che devo sopportare è commisurato al peso del ruolo che ricopro. Un impegno forte e costante per rappresentare al meglio il Teatro alla Scala a Milano, durante le recite della stagione e nel corso delle tournée; quando mi viene assegnato l’impegno di inaugurare le rappresentazioni. Come è capitato al Bolshoi, alla prima recita di Excelsior, in quel teatro così importante, dove siamo stati la prima compagnia ospite ad essere invitata dopo la riapertura. Oppure durante la tournée in Brasile con Giselle.

Come ha modificato la sua vita essere una prima ballerina alla sua età?
Vedo tutto in un’ottica e da una prospettiva differente. Io sono sempre Petra, ma ora posso finalmente dedicarmi totalmente al personaggio, perfezionare ed affinare interamente i ruoli principali che mi vengono di volta in volta affidati. Non mi sento “arrivata” – ho appena cominciato…, il cammino è lungo, ora è tutta una conquista.

Quale è il suo stato d’animo prima di entrare in scena?
La tensione è sempre forte, ma varia a seconda dello spettacolo, del ruolo che devo interpretare e da come sento rispondere il mio fisico quel giorno. In generale non vedo l’ora di entrare in scena per dare libero sfogo a quella inquietudine che è anche ansia e profonda emozione.

Che cosa prova quando è in scena?
E’ impossibile descrivere quante emozioni provo ogni volta che mi presento sul palco. Però, in scena, quasi sempre, mi sento come un pesce che nuota in acque tranquille, serena, rilassata, ma sempre profondamente concentrata.

E quando arriva l’applauso?
Una gioia unica, totale, un’emozione immensa, una enorme soddisfazione personale, la ricompensa dopo tanto lavoro, tanto impegno, tanto dolore e una enorme fatica.

Com’è la vita di una ballerina? La moda, la discoteca sono elementi che vengono contemplati?
La vita di un ballerino si svolge in teatro. Le molte ore di prove, lo stress pre-spettacolo, i dolori alle articolazioni dopo un’intera giornata in sala prove e, la sera, il desiderio è uno solo, tornare a casa, rilassarsi, tranquilla, finalmente sul divano. Sono rari i momenti di svago. Ma ogni tanto servono… e ricaricano!

Quali sono le sue passioni oltre la danza?
La danza è arte e l’arte è in generale la mia grande passione. Sono curiosa, adoro viaggiare, girare il mondo, entrare in contatto con nuove culture, ma la danza è un amore.

Che cosa ha significato provenire da un’altra scuola che non fosse quella del Teatro alla Scala?
Mi sono diplomata all’Accademia di Nazionale di Danza di Roma, poi per un anno mi sono perfezionata al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Entrare alla Scala è stata la realizzazione di un sogno. Nel Corpo di Ballo di questo Teatro è iniziata la mia crescita anche dal punto di vista professionale, sono iniziati i miei progressi e l’acquisizione di una maturità che si sta evolvendo a seconda dei ruoli che sono chiamata ad interpretare.

Ultimamente la danza ha acquistato nuovamente un posto di prestigio. Che cosa si dovrebbe fare, a suo parere, per avvicinare ulteriormente la danza al pubblico?
Il nostro direttore Makhar Vaziev sta dando a tanti giovani artisti, italiani e non, la possibilità di mostrarsi al grande pubblico. Solo in questo modo un artista può crescere. Io ritengo che sarebbe interessante che gli artisti in generale entrassero più in contatto con il pubblico, e non solo quello che abitualmente frequenta il teatro. Per tutti noi che lavoriamo in teatro sarebbe più stimolante se le televisioni, i media venissero nel backstage per scoprire l’impegno, il sudore, la fatica del lavoro quotidiano di una compagnia, e la magia di tutti quelli che, dietro le quinte, con serietà e dedizione consentono la realizzazione perfetta di uno spettacolo.

E per quanto riguarda i giovani?
La Scala dedica degli spettacoli agli Under 30. Il teatro è sempre esaurito, segno tangibile che anche i giovani nutrono uno spiccato interesse verso il repertorio anche classico. Inoltre, io ho degli appuntamenti ricorrenti dedicati alle community di twitter e facebook. Questi social network possono incentivare “gli under” al contatto con il nostro mondo, misterioso e fantastico, perché quando avviene l’incontro con questa realtà, difficilmente l’abbandoni; vieni contaminato dalla musica, dal fascino del balletto, dalla seduzione del nostro Teatro. Una crescita personale, l’educazione alla perfezione e al bello, un insieme di emozioni rare, uniche, assolutamente impagabili.

Intervista a cura di Emanuela Beretta


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