Interviste

Roberto Bolle si racconta

Emanuela Beretta
5 giugno 2015
© Luciano Romano

© Luciano Romano

La bellezza e la perfezione di un dio greco racchiusi in un cuore attento e generoso. Questa la definizione che più si addice a Roberto Bolle.
Inizia a 11 anni la sua passione per la danza, che la mamma alimenta accompagnandolo alla scuola del Teatro alla Scala. A soli 20 anni diventa primo ballerino, il resto è una carriera in perenne ascesa che non finisce mai di stupire.
Questa è la storia di un uomo grande, di uno splendido ballerino che, nonostante il successo, è rimasto semplice e umile nel cuore. Un esempio forte, un modello per tutti.

Come è diventato Roberto Bolle e quando si è detto “ce l’ho fatta”? 
È un pensiero che non mi appartiene, non fa parte della mia indole e, a dire il vero, non appartiene a nessun ballerino professionista. Noi inseguiamo la perfezione del gesto che, essendo irraggiungibile, ci porta  per formazione ad essere protesi in avanti verso la ricerca estrema. Ogni traguardo è una partenza, come nella vita.

Che cos’è la danza per lei?
Passione, amore, dolore, sacrificio, rinuncia: tutte queste cose insieme. Riassumendo, potrei dire: la mia vita.

© Fabrizio Ferri

© Fabrizio Ferri

Qual è il senso del vivere il gesto nella danza? 
Il gesto è la chiave di lettura della danza, è ciò che differenzia un movimento classico da uno barocco, moderno o contemporaneo. La perfezione del gesto è sinonimo di qualità, per questo è richiesta tanta ricerca e tanta dedizione per raggiungere anche la perfezione di un singolo dettaglio.

La sua vita si dipana tra aerei e sala prove, che cosa le manca? Qual è il prezzo del successo? 
Le rinunce sono molte, soprattutto manca il tempo libero da dedicare a me stesso e alle persone che amo. Tanti sacrifici, ma tutti ripagati da questo meraviglioso sogno che sto vivendo, un sogno da vivere rigorosamente ad gli occhi aperti.

Siamo nell’era dell’apparire, Lei incarna la perfezione, ma quali sono secondo Lei i valori veri?
La mia immagine è il frutto di un percorso, l’insieme di tanta fatica e duro lavoro per raggiungerla. Credo che il lavoro, la dedizione, il coraggio e la disciplina per raggiungere i propri obiettivi, siano dei valori positivi nella vita, soprattutto oggi dove il primo pensiero sembra sempre quello di trovare delle scorciatoie.

© Fabrizio Ferri

© Fabrizio Ferri

Dopo i suoi spettacoli i suoi fan – uomini, donne, bambini – l’aspettano e lei ha una parola, un sorriso per tutti. Questo fa parte  del suo carattere o è un segno di riconoscenza?
Entrambe le cose. Di certo la gentilezza e la disponibilità sono tratti della mia personalità, ma c’è anche tanta voglia di ringraziare tutte le persone che seguono il mio percorso artistico con tanto entusiasmo e che, ad ogni spettacolo, mi dimostrano un incredibile affetto e ammirazione.

Il successo è un valore o un mezzo? 
Il successo può essere un mezzo di valore, per lanciare dei modelli e dei messaggi positivi e universali.

In occasione del suo compleanno è uscito, per Rizzoli, il suo nuovo libro…
Sì, Viaggio nella bellezza vuole promuovere la danza e l’Italia. Realizzato per Rizzoli, con le foto di Fabrizio Ferri e Luciano Romano, è un omaggio alla bellezza del nostro Paese e vuole essere nello stesso tempo un monito, uno sprone: dobbiamo ripartire dalla bellezza del nostro Paese, dal nostro meraviglioso ed immenso patrimonio artistico, dobbiamo  prendercene cura e valorizzarlo. Pompei è centrale nel libro perché è da sempre simbolo della forza e al tempo stesso della fragilità di questa nostra Italia.

© Luciano Romano

© Luciano Romano

Lei danza nei più grandi teatri del mondo, in spazi tecnologici e in teatri che hanno visto celebrare attori Greci e Romani; qual è la differenza?
Amo portare la danza ovunque, perché la danza può parlare a tutti e fare sua l’energia di ogni luogo. Certo, esibirsi all’aperto per un ballerino è sempre un rischio, le condizioni non sono mai perfette, ma fondersi con le meraviglie del luogo che ti circonda, dà alla danza un qualcosa in più. È arte, vita, energia nella sua massima essenza.

È riuscito a costruire rapporti con le più grandi ballerine di questo periodo non solo sulla scena, ma anche nello scambio di storie di vita?
Certo. La danza riempie talmente tante ore della nostra vita che è quasi impossibile non creare dei legami che vadano oltre. Ho diversi amici nell’ambiente ovviamente. Quest’anno mi accade una cosa curiosa: ben tre mie partner mi hanno chiesto di accompagnarle al loro addio alle scene, Aurelie Dupont dell’ Opéra di Parigi, Paloma Herrera e Julie Kent dell’American Ballet di New York. È un grande onore e insieme un’enorme tristezza perdere partner di questo livello. Saranno momenti emotivamente indimenticabili.

Quali sono i suoi contributi più importanti nella preparazione e nello studio di una nuova produzione,  di un classico?
Cerco di dare ad ognuno dei miei personaggi una profondità e una verità di emozioni che prima non ero in grado di dare. In questo momento della mia vita ho un bagaglio di passioni, di gioie e di dolori, di esperienze di vita  che mi permettono di disegnare i singoli ruoli con una ricchezza emotiva prima impensabile.

Come si rapporta con i new media e con l’universo digital?
Viviamo in una società molto mediatica e sempre più interconnessa. Amo  condividere parte del mio mondo con i miei fans. Io ho un account Twitter che mi permette di avere un rapporto diretto con chi mi segue e un account Instagram che è una finestra sul mio mondo: faccio entrare nel backstage i miei followers e li porto un po’ in giro per il mondo, nelle mie tournée.

© Luciano Romano

© Luciano Romano

Che rapporto ha con il mondo della moda?
Molto positivo direi, siamo entrambi innamorati dell’eleganza. Però non mi definirei un modaiolo.

Che rapporto ha con il cibo e la buona cucina? Nell’anno dell’Expo danza, sentimenti, musica e cibo come interagiscono?
Ho un ottimo rapporto con il cibo e la cucina, un rapporto da atleta direi. So cosa fa bene al mio corpo e cosa lo intossica. Mangio sano e abbondante. Cerco di mantenere la mia macchina/fisico sempre in perfette condizioni, ma non rinuncio ogni tanto a qualche golosità. Credo che mettere sotto i riflettori il tema dell’alimentazione sia positivo, molte persone hanno un’educazione alimentare pessima ed è importante che abbiano i giusti strumenti per migliorare il benessere e dunque la qualità della loro vita.

Quali sono i consigli che darebbe oggi a un giovane che si immedesima nel personaggio Bolle ?
Direi di scegliere una buona scuola e di essere pienamente consapevole che la danza è un’arte unica, totale, ma possessiva, che richiede lavoro costante, sacrificio sempre, dolore. Ma prima di tutto è una passione della quale non si può fare a meno.

Quanto incide il suo prediligere un compositore o un coreografo nella buona riuscita di uno spettacolo?
Incide molto: la coreografia e la musica sono la mia ispirazione. Se mi sento coinvolto e stimolato di certo lo spettacolo avrà una riuscita ottimale.

Quali sono i suoi autori preferiti? Ama le storie dai sentimenti profondi o preferisce spettacoli dove la ricerca della perfezione non è legata ad una storia, ad una vicenda, a dei valori universali?
I miei personaggi preferiti sono i classici: Romeo, Armand, Des Grieux e Onegin; tutti ruoli che richiedono uno studio introspettivo e grande trasporto emotivo. Far vivere questi personaggi, provare sul mio corpo e sulla mia anima le loro emozioni e trasmetterle poi al pubblico, è per me l’essenza vera della danza.

È soddisfatto del suo percorso? E come immagina il suo futuro?
Soddisfatto del mio percorso? Sarei un ingrato se non lo fossi, la realtà ha superato ogni aspettativa, ogni sogno che avevo  da bambino.
Anche per il futuro non posso immaginarmi lontano dalla danza: è la mia vita.

 

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