Fashion

Intervista ad Alexis Giannotti: Omogene, le metamorfosi del menswear contemporaneo

Martina D'Amelio
12 ottobre 2015

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La moda come cambiamento, ricerca, trasformazione continua. Alexis Giannotti, designer e fondatore di Omogene, racconta a Luuk Magazine la sua personale interpretazione del menswear: una metamorfosi di stile dal touch contemporaneo.

Nato a Montecarlo nel 1986, Alexis Giannotti è uno di quei designer emergenti che hanno saputo ritagliarsi un posto al sole nel complesso mondo del fashion system. Come? Essenzialmente tirandosene fuori. Giannotti vanta una laurea in Architettura e una laurea in Fashion Marketing, entrambe conseguite a Firenze. Nessuna esperienza presso aziende di settore, “solo” la partecipazione all’edizione 2015 del progetto di fashion scouting Who is on Next?: punto di forza della sua moda è il proprio peculiare punto di vista, riassunto in una parola, Omogene, che è anche il nome del suo marchio di menswear.

Una label che preferisce seguire stilemi letterari, appunti di viaggio e oggetti comuni rispetto alle mode del momento, pur non perdendo di vista la contemporaneità. Esemplare è la collezione dedicata all’autunno-inverno 2015/2016 (una selezione è acquistabile online), che si ispira a uno dei racconti più famosi di inizio Novecento e mixa dettagli hi-tech e tessuti d’avanguardia con tagli sartoriali e produzioni Made in Italy: Alexis Giannotti ce la racconta (e si racconta) in quest’intervista.

Come nasce Omogene? Perché proprio questo nome?
Omogene è nato ufficialmente il 17 giugno del 2014, anche se in realtà è sempre stato presente in me. Cercavo un termine che potesse raggruppare tante “cose”, che potesse simboleggiare la società. Un’ attitudine che potesse essere espressione di cambiamento e da qui Omogene: un caos omogeneo e contemporaneo.

Nato a Montecarlo, hai studiato a Firenze e a soli 29 anni puoi vantare la partecipazione al concorso Who’s On Next? e un brand tutto tuo. Qual è il tuo segreto? Hai un consiglio da dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la tua stessa strada?
Non ho segreti. La cosa più importante è conoscere se stessi, avere consapevolezza della propria personalità e prendersi il proprio tempo. Tutto quello che fai decidi di renderlo pubblico solo una volta che l’hai maturato e profondamente capito. Ai giovani dico: “Se non hai passione vera, lascia perdere. Devi viverla e sentirla in te in modo viscerale. Il mondo della moda è impegno costante, fatica”. A me non interessano lo star system, le paillettes e gli strass; io amo il processo e il pensiero che stanno dietro all’abito e desidero che il mio lavoro sia riconosciuto per questo.

La tua moda è dedicata all’uomo. Come mai ti sei concentrato sul menswear? Hai mai pensato di disegnare una collezione donna?
Il menswear rappresenta per me una sfida, perchè è un settore molto difficile dove poter esprimere la propria creatività con il giusto equilibrio di sartorialità, innovazione ed interpretazione personale, il tutto nel rispetto della qualità e funzionalità dei capi. Il mio desiderio è quello di proporre una collezione maschile rivisitata con un touch estremamente contemporaneo.
Mi piacerebbe comunque un domani sperimentare anche sulla donna.

La collezione Omogene per l’autunno-inverno 2015/2016 si ispira a “La Metamorfosi” di Kafka, la storia di un uomo che si trasforma in insetto… in che cosa si trasforma la tua moda per questa stagione?
Per l’autunno-inverno 2015/2016 il tema della collezione è proprio il celebre racconto di Kafka. L’aspetto cocoon e organico è stato declinato nei volumi e nei dettagli dei capi: le tasche rotonde e le particolari impunture sui capospalla sono i dettagli che maggiormente esprimono la mia personale interpretazione della trasformazione intesa come cambiamento.

A cosa ti sei ispirato nella creazione della collezione per la prossima stagione calda?
Per la collezione primavera-estate 2016 la fonte di ispirazione sono stati i truck che nei miei viaggi di lavoro incontravo lungo il tragitto. Sono stato attratto dalla forma, dai dettagli geometrici, dalla griglia, dal sedile e tutti questi elementi marcati e freddi dei camion si sono arricchiti di poesia una volta vestiti dei colori romantici che regala incondizionatamente il viaggio stesso. Quindi la mia immaginazione è volata verso questo truck romantico e nostalgico che si lascia travolgere dai paesaggi al tramonto, dalla terra rossa dell’Arizona così come dalle sfumature color ocra.

A chi è dedicata la proposta Omogene?  
Non ho un riferimento specifico. Diciamo che per adesso i miei capi sono pensati per la persona che sa apprezzare le mie collezioni.

Cosa c’è nel futuro del brand?
Al momento il mio pensiero è rivolto a fare bene il presente senza  dimenticare il passato, perché ho ancora tanto da esprimere.

Tre parole con le quali defineresti la tua moda?
Trasformazione, contemporaneità e poeticità.


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