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Intervista doppia: Lorenza Bozzoli e Rick Tegelaar, due volti per MOOOI

Davide Chiesa
24 maggio 2016

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Abbiamo incontrato Lorenza Bozzoli e Rick Tegelaar in occasione della presentazione di Moooi in via Tortona e abbiamo voluto scambiare qualche battuta con loro su alcuni temi che sono sempre interessanti per i designer quando affrontano nuovi progetti e nuove sfide.

Parliamo del progetto che hai sviluppato con MOOOI quest’anno: da cosa nasce il concept, l’ispirazione e come hai affrontato le varie sfide progettuali.
L.:
Amami è un progetto di imbottito di grande contrasto. Mi piacciono i divani con le frange e volevo realizzare per Moooi un progetto simile ad un racconto. In un romanzo letterario la frangia è la parte più fantasiosa del racconto e anche in questo caso è la parte più fantasiosa del divano; ho voluto proporre un modello di divano volutamente elegante, classico, molto bon ton e mi piaceva l’idea della frangia trattata quasi a spray, come un elemento punk, per niente in ordine, era il graffio che ci voleva. Da lontano inoltre sembra che il divano lieviti, stia volando e sia molto leggero, le frange di solito appesantiscono lo stile e le linee, qui invece sono leggere e divertenti.
R.: Abbiamo iniziato a progettare la lampada Filigree dal cuore, da una potente luce a LED all’interno del corpo della lampada e abbiamo immaginato come questa energia potesse essere diffusa verso l’ambiente. Volevamo capire come creare un oggetto bello ed accattivante per interni, utilizzando pochi elementi ma molto forti. Uno degli elementi principali è lo schermo ad ombrello, tenuto in tensione da una struttura di tiranti d’acciaio e dallo screen semitrasparente, che fa si che il 50% della luce passi attraverso lo schermo e l’altra metà invece si rifletta, in modo che la luce venga distribuita in maniera controllata. La struttura assolutamente minimale può essere abbassata e alzata a piacere, inoltre ruota e direziona lo schermo a 360°. Trovo interessante pensare alla luce in questa maniera perché si può controllare l’illuminazione in ogni dettaglio.

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Raccontami come è stato lavorare con quest’azienda, che tipo di esperienza è stata per te come designer.
L.:
Nonostante il mio percorso sia diverso dal classico percorso del designer, con gli studi a Brera e tante collaborazioni progettuali tra moda e arte, Moooi è un’azienda che mi è sempre piaciuta, mi sento molto legata da una grande affinità di progetto. Marcel (Wanders) innanzitutto è un grande amico, che io stimo profondamente, quindi per me è stato molto facile lavorare a stretto contatto con l’anima del mondo Moooi, lui è una persona che mi piace per la sua coerenza, le scelte coraggiose, lo spessore, l’intelligenza.
R.: Avevo già realizzato lampade, ma solo in autonomia nel nostro studio. È stata un’ottima esperienza per me lavorare con esperti che ti forniscono tutte le informazioni necessarie in maniera tecnica in ogni campo, dall’ingegneria alla fotografia alla realizzazione dei prototipi. Quando lavori come designer nel tuo studio sei abituato ad affrontare tutte le sfide in maniera autonoma, ogni giorno sei qualcosa di diverso, cosa che a me piace molto, ma lavorare con un esperto in ogni campo ti solleva dalle problematiche tecniche e ti permette di focalizzarti di più sul progetto. Questo fa sì che la qualità generale dell’oggetto sia altissima; la lampada è cosi minimalista che la qualità diventa subito visibile, nei materiali, nei dettagli, nella presentazione generale.

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Mi diresti quali sono le principali fonti di ispirazione del tuo lavoro?
L.:
ASSOLUTAMENTE TUTTE!! Tutte davvero, sono onnivora, quello che mi piace è la mancanza di pregiudizio culturale ed io non ne ho, parto da una base di estrema accettazione del panorama che ho di fronte: mi piacciono quei luoghi insoliti che magari sono considerati da tutti dei luoghi persi ma dove si possono trovare delle vicinanze insospettabili in ogni altro ambiente. Mi piace tutto, sono curiosa a 360 gradi e mantengo una predisposizione naturale a vedere la vita in maniera positiva, riuscendo a trovare tesori anche nei posti più impensati.
R.: Parto sempre con qualcosa di veramente semplice, un materiale semplice come un cavo elettrico, un elemento LED o un elemento meccanico, e da un contesto differente cerco di portarlo in un contesto più ampio, mi chiedo cosa significhi quel materiale in quel nuovo contesto e come possono essere mostrate le sue nuove qualità. Questo processo mi porta a lavorare in maniera sperimentale, facendo molte prove e molti modelli, che mi aiutano a capire come evolve l’oggetto che sto realizzando.

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Quali sono i materiali con cui preferisci lavorare?
L.:
Sono molto versatile da questo punto di vista, l’ispirazione può arrivare da ogni parte e suggerirmi il materiale migliore da utilizzare. In questo momento prediligo poco la plastica, non mi affascina più, nel senso che ha avuto un momento in cui esprimeva molto bene il periodo mentre adesso faccio fatica a considerarla come una materia utile, trovo che sarebbe meglio non usarla e quindi non mi avvicino idealmente a quel mondo.
R.: Acciaio o metallo, sono i miei ispiratori maggiori e cerco di trovare sempre nuovi modi per utilizzarli, ma nel caso in cui dovessi usare del legno, che per me è un materiale opposto al metallo, sono sicuro che andrei ad analizzare ed esaltare il modo di crescere un albero. Ecco come lavoro, scavo in profondità e imparo nuove cose da questo tipo di sperimentazione ogni volta che la affronto.

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Che tipo di artista o designer sei? Riesci a descriverti con tre parole?
L.:
Sono senz’altro un artista legata alla componete concettuale, non in senso contemporaneo, ma più legato ai movimenti storici; il futurismo mi ha veramente rapito l’attenzione ed ispirato molte volte. Trovo che il periodo culturale dell’inizio del novecento sia uno tra i più stimolanti in assoluto.
R.: In tre parole è molto difficile (ride), mi piacerebbe moltissimo descrivermi con tre sole parole. Mi definirei un designer strutturale, mi piace molto guardare i prodotti e vedere come sono realizzati, è molto importante la connessione tra come sono fatti e come appaiono, il look, lo stile. Quando comincio a disegnare, non sono molto sicuro di come sarà fatto l’oggetto dal punto di vista formale, il risultato sarà quello di un processo dove molte proposte arrivano insieme e si fondono, io seguo il percorso e vedo dove mi porta.


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