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Intrigante o tabù, sicuramente estremo: oggi parliamo di bondage

Lara Bottelli
11 dicembre 2013

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Il bondage è un insieme di pratiche sessuali e voyeuristiche basate su costrizioni fisiche realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli, o più in generale sull’impedimento consenziente della libertà fisica del movimento e delle percezioni.
Le legature possono riguardare solo le mani e/o i piedi (light bondage) oppure in forma completa tutto il corpo, fino a pratiche che impediscono qualsiasi movimento (mummification)  o addirittura ogni contatto con il terreno (suspension).
A dispetto delle apparenze, il bondage affonda le sue radici in tempi antichi e la realizzazione di alcune tecniche necessita di una buona competenza; in particolare sono noti numerosi ed elaborati procedimenti per la realizzazione dei complessi bondage con corde e nodi, che richiedono tempo ed esperienza: una delle più affascinanti fra queste tecniche è quella del karada (termine giapponese che significa “corpo”). L’esecuzione del karada prevede una totale immobilizzazione del busto e delle braccia, mediante una sequenza molto accurata di passaggi di corda e di nodi, effettuati soprattutto lungo l’asse anteriore e posteriore del corpo.
Ma come mai legare o farsi legare può piacere ed eccitare? Ne abbiamo parlato con la sessuologa e psicoterapeuta Barbara Florenzano.

“La pratica del bondage implica, in primis, un contesto specifico in cui l’incontro sessuale avviene tra adulti consenzienti che ricoprono due ruoli distinti e complementari: dominante e sottomessa/o. Ovvio che il bondage, in questo senso, rappresenta uno strumento ideale nella ricerca del piacere. Chi lega ha il potere sulle sensazioni fisiche e sulle emozioni dell’altro e il potere – altrui e proprio – di ogni genere, si sa, può spaventare fino alla paralisi quanto eccitare fino all’euforia. Per chi si affida, il sottomesso, l’alternanza giocosa di leggera ansia e lieve dolore enfatizzano, per contrasto, le sensazioni di piacere. Fondamentali nella pratica del bondage sono fiducia, responsabilità, condivisione di regole, buonsenso.”

A quali bisogni psicologici questa pratica può rispondere?
L’eccitazione del dominatore affonda le sue radici nella sovranità che quel contesto specifico gli consente: la consapevolezza di poter indurre nell’altro sensazioni ed emozioni forti a sua scelta, che alternano ansia, paura, piacere, dolore, moltiplicano l’eccitazione. Ovviamente il dominatore ha oneri ed onori essendo responsabile della sicurezza e del benessere psico-fisico di chi si lascia sottomettere: in buona sostanza potere e responsabilità sono nelle sue mani e questa condizione lo inebria. Di contro nel partner subordinato la sensazione di essere arreso ed inerme, alla mercé del padrone lo rende, “vittima innocente” rispetto a quello specifico modo di vivere la sessualità imposto dal dominatore. L’unica scelta che compie è di consegnarsi e quest’azione diventa il suo passaporto per oltrepassare tabù e convenzioni, per sperimentare la trasgressione a cuor leggero.”

Cosa può aggiungere di positivo in una coppia?
“Il presupposto fondamentale, anche in una coppia già formata, è che entrambi siano d’accordo e curiosi. Oltre al gioco, che al sesso fa sempre bene, nel caso del bondage può essere divertente immergersi alternativamente (in rapporti sessuali diversi) nel ruolo di dominatore e subordinato e scoprire com’è detenere il potere, com’è affidarsi completamente. Nelle coppie cosiddette complementari c’è sempre uno dei due che dirige, guida, decide e l’altro che segue, compiace, asseconda, ma non è detto che tra le lenzuola le parti non possano sorprendentemente invertirsi… La piacevolezza dell’esperienza, se tale, rafforzerà di certo fiducia e complicità.”

Lara Bottelli


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