Introduzione all’UrBan-esimo

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Più che una tendenza è una tendezialità.
UrBano intende aprire un rapporto con l’urbanità e soprattutto con l’Urbanesimo che è un agire nello spazio quotidiano: quell’-esimo sta come suffisso ad una aggettivazione numerica, come constatazione delle plurime e diverse tipologie di intervento che similmente a una miriade di epifanie avvengono nella dimensione estetica dello “spazio urbano”.
Uso la definizione di UrBano per identificare quella che è l’espressività del futuro. Uso il suffisso -ur perché è futurista e futuribile, in quanto si riferisce ad un azione che ci si accinge a fare, ovviamente c’è in più l’urbs latina; aggiungo bano che nella sua forma illira è un signore, un dominatore, ma c’è da considerare anche il latino anus che definisce l’appartenenza: UrBano.
Prima di comprendere la visione di genere di tale tendenziosa maniera di questi tempi, trovo doveroso un’introduzione al panorama estetico entro cui tale fenomeno prende forma. Viviamo nell’epoca della simultaneità diffusa, della connettività, vive ora l’ultima generazione del XX secolo, quelli che si sono trovati nell’età giusta per abbracciare a pieno il nuovo millennio e scrollarsi di dosso il peso ideologico del vecchio secolo. Il comunismo si è frantumato sotto le macerie del muro abbattuto a Berlino, ma siamo consapevoli che il modello vincente della globalizzazione nonostante tutti gli sforzi è anch’esso fallito tramutandosi in una “crisi finanziaria perenne”. Con la caduta delle ideologie le generazioni hanno dovuto trovare altri valori attorno ai quali riconoscersi come comunità. La città automaticamente si è rivelata come luogo necessario in cui spostare i termini di un “agire in conflitto”. Quella stessa città contemporanea, sospesa tra le necessità commerciali di chi vi costruisce e vi agisce economicamente, e le frustrazioni di chi si trova invece ad abitarla, a subirne le regole.
Nonostante tutto, proprio nella città si vive a pieno l’odierna dimensione estetica, varia, dinamica, dove la logica è diventata non sequenziale, una comunicabilità per immagini, dove la visualità dilaga in ogni aspetto della società e della socializzazione. Dunque una reazione alla società non poteva che avvenire attraverso l’arte, il potere delle immagini, spesso ironiche, che si diffondono sul tessuto urbano. Ma che poi, in linea al contemporaneo vengono fotografate e riprodotte sui social network facendo di un’azione reale un’esperienza condivisa.

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Se volessimo affrontare il problema storico della nascita dell’Urbanesimo, è imprescindibile non considerare il periodo in cui esso sta avvenendo e i due fondamenti su cui si basa: Politica ed Estetica. L’Urbanesimo è avvenuto oggi proprio perché soltanto oggi possiamo iniziare a considerare veramente attuato il presupposto futurista dell’arte-vita: l’estetica è diventata essa stessa politica e quindi siamo appunto nel tempo dell’arte-vita. Non siamo qui per stilare un trattato storico sull’Urbanesimo, ma è difficile non considerarlo come sintesi dinamica di tutte quelle tecniche espressive che si sono conchiuse nell’Urbanesimo stesso: tazebao, graffiti, sit-in, manifestazioni, site-specific, artisti di strada, danza urbana, etc… Proprio per questo l’Urbanesimo è una visione non solo dell”arte ma della vita in genere: la riappropriazione dello spazio urbano.
Ultimamente ciò è avvenuto in ambito antagonista e militante con l’occupazione delle piazze (Spagna, Algeria, Tunisia, Grecia, Ucraina) e di spazi urbani (Occupy Wall Street, Occupy MoMa, Occupy Atene, etc…); in ambito pubblicitario c’è sempre più la tendenza ad una fuoriuscita dai canali ufficiali per entrare nel marketing non convenzionale, che proprio sullo spazio urbano si concentra.
Tutto questo dilaga nelle nuove forme/esperienze artistiche all’interno del contesto urbano: siamo giunti così ad una nuova forma espressiva che sta contagiando anche le così dette arti convenzionali: l’UrBano.
Le opere sono pensate come elemento di partecipazione e godimento collettivo. Contengono intenzionalità ricreative e analisi della realtà.
Il campo d’indagine si esplica entro lo spazio urbano, ma non ha più limiti né ideologici, né linguistici, né stilistici.

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Esistono due grandi categorie:
1) ci sono azioni che vengono pensate direttamente per concretizzarsi nello spazio urbano. Esse agiscono nella fenomenologia architettonica della città restituendola in maniera nuova.
In questa categoria rientrano sia dinamiche di guerrilla-art intraprese individualmente dagli artisti senza alcun “consenso legale” come Banksy, Bros, JR, PAO, Ericailcane, Blu, Levalet, etc.
Altri esempi sono: il Graffiti park di Miami; il VU Wall (village undergound wall project) di Londra; il Parco graffiti di Baronissi (SA); la Metropolitana di Napoli; Le Tour Paris 13; la Tirana di Rama (Albania). Tutti questi casi si concentrano su una prospettiva progettuale “consensuale” di modificazione dei luoghi della città.
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2) ci sono azioni, invece, che mirano agli uomini che sono in uno dei luoghi della città. Queste azioni, per mirare al senso collettivo dello spettatore occasionale, si rendono evidenti proprio impiegando quel contesto urbano; la loro fenomenologia è essenzialmente comunicativa e provocatoria, ovvero si tratta di azioni che si compiono in un tempo prestabilito e sono sostanzialmente effimere.
Esempi ne sono: Be your self movement, Armando Lulaj, Ignazio De Luca, Livect di Londra, Rossotrevi, CorpoComune, etc.
Tutte le esperienze di quella che significativamente CorpoComune ha definito la metafisica dell’attuale danno significanza ha quello che definisco UrBano.

Marcello Francolini

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