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IO vs NOI

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8 marzo 2012

Le donne e gli uomini da sempre si fronteggiano su schieramenti opposti. Si incontrano. E spesso scontrano. Spesso si amano, ancora più spesso di odiano. Si tradiscono. Mentono e nascondono. Molti cuori si spezzano e ricomporli pare arduo, difficile, a volte impossibile. Tutte le delusioni sentimentali cedono il posto alla filologica volontà di porre se stessi al centro del proprio mondo, dando spazio solo alle esigenze dell’io e ai sogni dell’io. Lasciando tutto e tutti al di fuori. Perché anche il vicino che ci siede accanto in metropolitana potrebbe farci innamorare e quindi potrebbe nuovamente far vacillare le nostre convinzioni personali, facendoci risprofondare nel baratro dell’ “amore finito male”.
Questa doverosa premessa, piena zeppa di stereotipi di ogni genere, è propedeutica per ciò che sto per dirvi perché – anche se cambiano le città, cambiano i luoghi, cambiano le situazioni e le età – l’unica cosa che resta certa è che l’amore, malgrado sia il sentimento più puro e nobile che ci sia stato concesso, entra nelle nostre vite a volte in modo complesso. Per mail, per messaggi. Prende un treno o un aereo. Arriva per posta o si presenta bussando alla nostra porta in un normale lunedì pomeriggio.
Fatto sta che l’incontro con lui ci fa sprofondare in stati d’animo variabili. Passiamo dal dormire abbracciate al telefono, aspettando che lui chiami, all’immaginare cosa l’altro stia facendo, ipotizzando e congetturano le più disparate – e improbabili – situazioni. Passiamo da un normale tono di voce, all’utilizzo di un’ inflessione smielata che non sapevamo di possedere per rivolgerci a lui a tavola, durante una cena con amici. Passiamo dal volerlo ogni notte accanto a noi, al non voler correre troppo. Passiamo dal volerlo sempre al nostro fianco, all’imporci di non chiamarlo per aspettare che lui si “ingegni” e faccia qualcosa che ci stupisca. Noi donne siamo così.
Mediamente ci dividiamo in due grandi categorie. Quelle  meno pazienti, più pragmatiche, che non avrebbero mai la necessaria dose di sopportazione per aspettare che il soggetto maschile chiami, e quindi, per sfinimento, alzano la cornetta e lo fanno loro, magari invitandolo a cena; e quelle, decisamente più predisposte all’attesa, che non chiamano ma vivono, in tempo d’accoppiamento, come se il telefono fosse un’appendice naturale del loro corpo, controllando compulsivamente, ogni secondo, se l’altro abbia dato in qualche modo segni di vita e quindi d’interessamento. Avere a che fare con entrambe le categorie non è semplice per nulla. In più si deve aggiungere che all’uomo è generalmente richiesta un’indispensabile dose di interpretazione. Sì, perché le espressioni femminili non vanno prese alla lettera, ma vanno analizzate in ogni sfumatura, anche in quelle più insignificanti. Perché, malgrado la donna cerchi di apparire il più naturale possibile in ogni comportamento, in realtà mette in atto una serie di azioni che sono il risultato della propria innata dose di femminilità, unita ad una serie di tecniche che destabilizzino l’uomo, per sorprenderlo, affascinarlo ed ammaliarlo.
Ovviamente i banali escamotage del “come apparire seducenti”, scompaiono di fronte ad una inaspettata complicità di sguardi. Scompaiono di fronte alle battute stupide che l’altro fa e che noi consideriamo paradossalmente adorabili. L’amore si ha quando i difetti dell’altro a noi appaiono semplici argomenti su cui giocare, prendendolo in giro. L’amore si ha quando si capisce che l’altro, lontano dal nostro mondo, in realtà ci è indispensabile per completarlo. Quando i suoi sguardi ci imbarazzano e la sua mano sulla nostra, ci rassicura.
Noi donne, VANESIE per natura, siamo le perfette interpreti del gioco della seduzione. Non importa chi sia il vincitore e il vinto, non importa chi abbia la meglio, perché tutti – comunque – accettiamo di diventare le pedine di una partita nella quale non esistono regole. Nella quale le strategie servono solo a complicare il gioco e nella quale non si saprà mai se la vittoria in palio ci renderà amati o amanti.
Ad ogni modo, tutti prima o poi accettiamo di scendere in campo perchè l’amore è necessario alla sopravvivenza. Che si abbia accanto il marito giusto, l’amante fedifrago o il fidanzato imperfetto, noi donne non rinunciamo mai all’idea di poter amare qualcuno, perché malgrado il singolare sia in eterna lotta con il plurale, a noi piace ancora l’idea che il nostro IO ne incontri un altro, altrettanto degno.

 

St.efania