Is it the end of the American Dream?

Lavinia Fuksas
21 febbraio 2017

Quando si pensa a New York le prime cose che mi vengono in mente sono dinamicità, multietnicità e soprattutto glamour. Peccato che in questi giorni di glamour se ne sia visto ben poco, salvo qualche piccola eccezione.

Abituata ad un calendario pieno durante la settimana della moda milanese mi sono ritrovata in una New York innevata, scenograficamente meravigliosa, ma purtroppo poco pratica. Tante le sfilate annullate per il mal tempo ed ancor di più quelle annullate senza motivo apparente. C’è chi pensa che Il sogno americano sia finito e chi invece – come Tommy Hilfigher – si sposta a Los Angeles.

Rodarte, Vera Wang, Opening Ceremony, Proenza Schouler ed Hood By Air defezionano all’ultimo. Che sia una rivolta all’elezione del neopresidente Trump? Forse, se si pensa che alla sfilata di Philipp Plein nessuno si è seduto accanto a Tiffany Trump.

Nonostante le intemperie, mi reco alla sfilata di Desigual. Una sorpresa piacevolissima: ecco in passerella calze a rete a maglia larga sovrapposte che mi ricordano un David Bowie nel pieno dei rumorosi anni ’80, riportando in auge lo stile punk rock tra scarpe brogue e cappelli gendarme, gonne midi a ruota e leggere trasparenze.

Multiculturalità, innovazione, arte e glamour: tutto questo è Fendi, che presenta il suo nuovo progetto digital “F is for...” tra arte, musica e cultura. Ispirata ai giovani e per i giovani, un’idea davvero smart per diffondere il DNA della Maison nel mondo e con un party che tra archi neon e video ricrea l’atmosfera del Palazzo Della Civiltà Italiana a Roma.

Estasiata dagli ottimi Martini e da alcuni dei miei Dj preferiti – come Peggy Gue, Jamie Jones e il mio amico Bohan Phoenix – non ho potuto far altro che rimanere fino a tarda notte adagiata tra le piume del mio abito…cosa che non ha assolutamente aiutato il giorno successivo! All’evento si incontrano tra i tanti, Bella Hadid, Sienna Miller, Kendal Jenner e Joan Smalls.

Vale la pena spendere alcune parole per Plein: coraggioso, il designer ha abbandonato Milano alla volta dell’America, portando con sé un po’ di Europa con i ragazzi del Circoloco di Ibiza che hanno suonato all’after party.

La sfilata si tiene presso l’iconica biblioteca di Bryant Park, location alquanto classica rispetto agli allestimenti del Teatro Vetra di Milano o all’ex Fiera, di certo più moderni ed industriali. Tutto – of course – a tema USA: statue della libertà ad accompagnarti all’interno, nuovi Elvis e il famoso “Naked Cowboy” di Time Square. In passerella, stivali in cincillà, micro dress, biker in coccodrillo e fiammeggianti abiti da sera impreziositi da borchie. Il mio look preferito? Un capospalla in piumino lucido a tre-quarti e dai volumi asimmetrici. In passerella personaggi iconici come Jeremy Meeks, il carcerato più bello al mondo, e in front row, tra i tanti, anche Madonna.

Una chicca da tenere d’occhio: il brand emergente Yali Made in China, prodotto interamente da artigiani cinesi con sete, velluti e lini pregiatissimi, è tra i preferiti di Leandra Medine, autrice del popolarissimo blog “Man Repeller”.

Pochi ma buoni, come si suol dire, senza dimenticare il numero inquantificabile di telefoni e persone smarrite seguito agli after party di questa settimana.