Il Blog del Direttore: e voi che Italia volete?

Negli ultimi giorni sono rimasto particolarmente colpito dalla campagna pubblicitaria di un noto brand automobilistico. Vengono evocate le due Italie conosciute nel mondo: una amata, l’altra bistrattata, una stimata, l’altra guardata con sufficienza, se non con disprezzo. Ecco che lo spot centra un problema, un problema serio e sentito. Quello dell’Italia bifronte. Una fatta di stereotipi alla “pizza, spaghetti e mandolino”, tristemente nota per il flagello che è la mafia, per i capitani codardi, per i premier buffoni. E l’altra, speciale, feconda, ingegnosa, non solo riconosciuta, ma soprattutto apprezzata a livello internazionale.
Quando sono in giro per il mondo, mi capita spesso di notare come il nostro Bel Paese sia un argomento di conversazione frequente, se non abusato. E rimango colpito dall’immagine bifronte, appunto, che si ha dell’Italia.
Ricordo ancora una lunga chiacchierata nel ristorante del MoMA di New York avuta con una coppia di bostoniani doc: descrivevano un’Italia meravigliosa, ammiravano i nostri primati artistici, i nostri paesaggi suggestivi, il calore della gente; erano però altrettanto consapevoli di quell’altra Italia, quella in cui la ricerca non viene finanziata, in cui i giovani sono senza lavoro e i servizi pubblici rimangono inesorabilmente carenti. Si sono poi illuminati quando ho detto di essere milanese. La loro attenzione si è improvvisamente rivolta alla moda, al design, alla finanza. Insomma, alle eccellenze tutte italiane che il mondo ci invidia.
Ricordo poi un altro incontro. Ero ad Helsinki, con la mia amica Lara e la mia più stretta collaboratrice, Virginia; seduti in un locale della capitale finlandese la nostra attenzione è stata catturata dai discorsi di stampo leghista di un giovane imprenditore. Esistono due Italie, diceva, una produttiva e al pari dei paesi europei più evoluti e una seconda Italia descritta come il Terzo Mondo. Una visione semplicistica, un po’ ignorante, ma con fondi di verità.
In un periodo drammatico per la nostra economia come quello che stiamo vivendo, tutti dobbiamo comprendere quanto il nostro ruolo sia fondamentale. Il ruolo di ognuno di noi. Dobbiamo essere noi stessi, in prima persona, ad impegnarci per rialzare la testa e aiutare l’Italia a mantenere le posizioni acquisite nella competizione globale. Niente scuse, niente scarica barile, ma valore, grinta, presa di responsabilità.
Solo grazie al nostro impegno quotidiano sarà quindi possibile invertire la spirale negativa che sembra essersi impossessata della nostra economia e ricominciare ad offrire al mondo i frutti della nostra indiscussa creatività.
Sono in primo luogo i giovani a doversi impegnare, a mettere a disposizione della collettività il loro talento, l’entusiasmo, la tenacia. E a lanciare progetti imprenditoriali.
Poeti, santi e navigatori, dice il proverbio. Imprenditori dico io.
Ci si lamenta spesso – e nella maggior parte dei casi a ragione – delle poche opportunità che hanno in Italia le giovani generazioni; ma i dati ci mostrano anche il considerevole numero di under 30 che non studiano e non lavorano. Ma sono proprio loro che potrebbero e dovrebbero dedicare il loro tempo alla rinascita del nostro Paese.
“Noi possiamo scegliere quale Italia essere. E’ il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare. Questo momento è quello di ripartire, ripartire nell’unico modo che conosciamo, con il nostro lavoro e mettendoci alla prova. Perché in Italia ogni giorno c’è qualcuno che si sveglia e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività. Ma soprattutto la voglia di costruire una cosa ben fatta. Questa è l’Italia che piace.” E di cui io personalmente vado orgoglioso nel mondo.
Luca Micheletto




3 Responses to Il Blog del Direttore: e voi che Italia volete?
l’italia e’ purtroppo davvero divisa in due. l’importante e’ stare dalla parte giusta ,mantenendo il sorriso e non smettendo di cercare di farla diventare un tuttuno. Non posso pero’ biasimare alcuni stranieri che giustamente criticano il nostro sistema ,la nostra scarsa educazione e a volte il nostro atteggiamento. Manca davvero il senso civico. Chi fa bene lo farebbe comunque ed ovunque e spesso lo fa per se stesso o al massimo per i propri figli.Invece dovremmo pensare di creare una societa’ omogenea in cui tutti fanno bene perche’ hanno ricevuto insegnamenti istruzioni precise e regole e sanno di non poterle trasgredire. insegnare alla gente a pensare a domani. ai nostri figli il sacrificio e il senso del dovere. In un italia cicala di indubbio caos spiccano pero’ delle realta’ incredibili e ci sono persone che fanno in maniera eccellente e illuminata il proprio mestiere guardando al futuro e anche con senso etico.Questi eletti sono anche coloro che hanno gioia di vivere che spesso invece manca agli stranieri che ci criticano. per cui si’ ahime’ capisco le critiche ma vedo questi raggi di luce e da italiana non smetto mai di pensare che prima o poi ce la faremo a trovare il nostro equilibrio di paese evoluto
Caro Luca, leggo il tuo pezzo e purtroppo e ripeto purtroppo ne convengo che in questo particolare momento la nostra Italia sia divisa in due. Da parte mia pero’ credo anche che il nostro paese sia un grande paese e che questo momento dove tutto e’ negativo noi tutti sapremo venirne fuori a testa alta.
Mi rifaccio pero’ alle conversazioni che tu hai avuto o ascoltato nei tui giri all’estero e mi chiedo:- ma nel loro paese tutto e’ così perfetto?tutto procede alla perfezione? – no , caro Luca pure io con il mio lavoro spesso sono all’estero e in alcuni stati ormai ho dei cari amici e non mi raccontano sempre cose splendide e vie lisce come l’olio.
Io penso che la nostra Italia ,vada piu’ amata e meno bistrattata . Ciao a presto Tullio
Caro direttore, le parole non sono il mio forte, io vivo e mi esprimo con le immagini da sempre e mio padre idem….
figlio d’arte, io vedo un’Italia governata dalla paura in questo paese esiste una democrazia e libertà di parola FALSA, io sulla mia pelle sto pagando il fatto che essere se stessi ti porta ad essere isolato e taggato magari come Pazzo o etc etc…. vini scansato e derubato di tutto le tue idee schiacciate insomma un vero apartheid …..nota bene
ne link trovi un’applicazione UNICA AL MONDO tutta italiana, dedicata all’editoria del futuro E sono ormai 10 mesi che mi sbattono le porte in faccia!!!!!!
un’Italia senza visione non andrà da nessuna parte.
DOTTI ALESSANDRO